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Il futuro del negoziato

Ecco il piano per fermare, volendo, gli orologi della Brexit

L’Ue non riapre il negoziato, ma è disposta a concedere tempo e a risolvere i problemi di un prolungamento dell’articolo 50. I preparativi per il no deal

13 Dicembre 2018 alle 20:14

Ecco il piano per fermare, volendo, gli orologi della Brexit

Foto LaPresse

Bruxelles. Di fronte al caos a Westminster, fermare l’orologio della Brexit è possibile, perfino auspicabile, forse indispensabile, se si vuole evitare il disastro di un’uscita caotica del Regno Unito e danni per l’Unione europea. E’ questo il messaggio che alcuni leader hanno indirizzato durante il Vertice europeo a Theresa May, quando il premier britannico ha cercato di avviare un nuovo negoziato che potrebbe durare settimane sulle assicurazioni sul backstop in Irlanda. “Non mi attendo una svolta immediata, ma spero che potremo iniziare a lavorare il più rapidamente possibile sulle assicurazioni necessarie”, ha detto May. Le assicurazioni che chiede May sono un testo legalmente vincolante dell’Ue che certifichi che il backstop irlandese non sarà a tempo indeterminato (perché il Regno Unito resterebbe nell’unione doganale, costretto a seguire le regole di Bruxelles in diversi settori). L’Ue è pronta a ribadire quel che è già chiaro nell’accordo Brexit: l’obiettivo è non avere un backstop, o averlo per un breve periodo, ma non è escluso che il periodo breve si trasformi in infinito. Ma è improbabile che un’altra concessione dell’Ue possa cambiare l’aritmetica contraria all’accordo Brexit alla Camera dei Comuni. Così a chiedere per la prima volta in pubblico di fermare l’orologio della Brexit è stato il Taoiseach (premier, ndr) irlandese, Leo Varadkar: “E’ un fatto che il Regno Unito può ritirare la minaccia di un no deal. La minaccia di un no deal è una minaccia al Regno Unito e alla sua economia, una minaccia all’Irlanda e all’Ue. Questa minaccia può essere ritirata in qualsiasi momento dal Regno Unito se dovesse scegliere di revocare l’articolo 50 o, se questo è troppo, di chiedere di prolungare i negoziati”, ha detto Varadkar.

 

La revoca della Brexit, anche se la Corte di giustizia europea lunedì ha stabilito che il Regno Unito può farlo unilateralmente fino alle 23 del 29 marzo 2019, in questa fase appare irrealistica. Ma il governo britannico ha un “obbligo particolare” di fronte agli europei, ha detto Varadkar: “Tutte queste difficoltà che l’Europa ha di fronte sono causate dalla decisione di uscire dall’Ue. Questa è l’origine di tutti i nostri problemi”. Alla Camera dei Comuni “c’è una maggioranza a favore di evitare un no deal, ma non c’è maggioranza su un accordo particolare”, ha detto Varadkar. Un prolungamento dei negoziati permette di “avere più tempo per il Parlamento britannico per decidere cosa vuole davvero”. Questo accordo non piace, ma non va dimenticato che è il risultato delle “linee rosse” di May, ha ricordato il premier olandese, Mark Rutte: stop alla libera circolazione dei lavoratori, uscita dall’unione doganale e nessuna frontiera per le merci tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna. “Odio la Brexit”, ma “dobbiamo ballare con Theresa”, ha spiegato Rutte.

 

L’Ue è pronta ad accettare una richiesta di rinvio della Brexit, ma ad alcune condizioni.

 

La prima: il Regno Unito non deve illudersi di poter rinegoziare l’attuale accordo ai danni degli europei. Se invece May, o più probabilmente un altro primo ministro, fosse disponibile a discutere di “Norvegia plus” – cioè la permanenza nel mercato interno, compresa la libera circolazione dei lavoratori europei – l’accordo Brexit potrebbe essere riaperto, anche se limitatamente alla dichiarazione politica sulle relazioni future.

 

Seconda condizione dei 27 per ritardare la Brexit, l’estensione dell’articolo 50 – che richiede l’unanimità dei 27 – può essere concessa per pochi mesi, perché sarebbe legalmente e politicamente difficile eleggere in maggio dei britannici al Parlamento europeo nel momento in cui sono già con un piede di fuori. Nell’autunno 2019, poi, l’Ue deve decidere all’unanimità il suo bilancio 2021-2027 e non si può rischiare che il Regno Unito usi il suo diritto di veto come moneta di scambio sulla Brexit. Il limite massimo per l’uscita – dice al Foglio un diplomatico Ue – è la prima settimana di seduta del Parlamento europeo in luglio. Fermare gli orologi Brexit permetterebbe la tenuta di elezioni o di un secondo referendum (agli occhi dell’Ue, meglio se per restare). Ma rinviare la Brexit alla fine potrebbe diventare una necessità in caso di no deal: né il Regno Unito né l’Ue sono pronti a un’uscita caotica e disordinata, con aerei a terra, merci bloccate nei porti, autostrade trasformate in parcheggi e penurie di medicinali e cibo. Un paio di mesi in più serviranno ad attutire la catastrofe.

David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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