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Come si riforma in Francia la legge del 1905 sulla laicité? Ecco le idee su cui lavora Macron

L’Opinion racconta che a inizio del 2019 dovrebbe essere annunciato il nuovo progetto per prevenire le derive estremiste e i finanziamenti stranieri

10 Novembre 2018 alle 06:00

Come si riforma in Francia la legge del 1905 sulla laicité? Ecco le idee su cui lavora Macron

Fedeli musulmani entrano alla Grande moschea di Parigi durante le celebrazioni dell'Eid al Fitr (foto LaPresse)

Parigi. La legge del 1905 sulla separazione fra chiesa e stato è il testo fondatore della laicità à la française, un pilastro della République, un santuario che nessun presidente ha mai voluto riformare in profondità. Nessuno fino a Emmanuel Macron, che, da quando è salito all’Eliseo, ha un’idea fissa: emendare la legge del 1905, per adattarla alle sfide degli anni Duemila e rispondere con fermezza alle derive dell’islam radicale. Il quotidiano parigino L’Opinion ha rivelato in esclusiva i contorni di quello che si preannuncia come uno dei dossier più caldi del quinquennio, ossia la riscrittura di un terzo della legge promulgata il 9 dicembre di centotredici anni fa, che da sempre suscita grandi dibattiti per l’importanza del ruolo che ricopre nella società e nel dibattito delle idee francesi. “Questa legge è un falso totem, è già stata riformata una quindicina di volte”, minimizzano i fedelissimi del presidente, ma Macron è il primo inquilino dell’Eliseo ad affrontare direttamente il tema dell’aggiornamento di una legge che inizia ad avere troppa polvere.

   

Gli articoli 1 e 2, che garantiscono la libertà di culto e vietano allo stato di essere una fonte di finanziamento, non verranno messi in discussione: rappresentano le fondamenta del testo legislativo, garantendo la coesistenza pacifica tra stato, credenti e non credenti, e possiedono una forza simbolica che non può essere scalfita. “Ciò che il governo vuole riverniciare si estende tra gli articoli 18 e 36, ossia un terzo della legge: il regime dei culti”, scrive l’Opinion, citando una fonte dell’Eliseo che specifica i tre obiettivi principali: “Responsabilizzare i gestori dei luoghi di culto, prevenire le derive e ridurre l’influenza straniera”. Una delle misure più significative indicate dal progetto preliminare è la possibile introduzione dell’etichetta “qualità cultuale”, che lo stato assegnerà soltanto alle associazioni religiose che rispetteranno una serie di procedure “obbligatorie e preliminari”. Tra gli obblighi di base, il divieto di “disturbare la quiete pubblica” e di “promuovere attività contrarie ai diritti e alle libertà garantiti dalla Costituzione”.

  

Il label, rilasciato dal prefetto, avrà una durata di cinque anni, e potrà essere ritirato nel caso in cui l’associazione si mostrasse inadempiente. Contro l’aumento inquietante dei predicatori radicali nelle moschee e l’intervento di stati musulmani stranieri nel finanziamento dei luoghi di culto, la bozza della riforma prevede politiche per incoraggiare l’autonomia finanziaria dei culti, nuove protezioni giuridiche per le associazioni cultuali e un inasprimento delle sanzioni verso il proselitismo islamista.

 

Le donazioni provenienti dai paesi stranieri che superano i diecimila euro, stando a quanto riportato dall’Opinion, potrebbero essere sottomesse a una dichiarazione preventiva. “Deve esserci trasparenza nei finanziamenti”, ha dichiarato la scorsa settimana il ministro dell’Interno Christophe Castaner. Un messaggio indirizzato all’Algeria, al Marocco, alla Turchia, ma soprattutto ai paesi del Golfo, principali finanziatori delle moschee francesi (l’Arabia Saudita ha mandato 800mila euro per contribuire alla costruzione della Grande moschea di Saint-Denis, la città con il più alto numero di radicalizzati di Francia, e 900mila per quella di Strasburgo).

 

Tra le idee avanzate dal progetto, inoltre, vi è la possibilità per le associazioni religiose di “possedere o amministrare degli immobili”, per trarne redditi da locazione: un modo per favorire la loro autonomia finanziaria. L’idea, come ricorda il quotidiano parigino, era già stata promossa a gennaio dal ministro dell’Azione e dei conti pubblici Gérald Darmanin, ma era stata bocciata, anche a causa delle reticenze di alcuni deputati della République en marche (Lrem).

 

Infine, per impedire alle strutture religiose di cadere in mani “ostili”, secondo le parole utilizzate dall’esecutivo, potrebbe essere creata una disposizione “antiputsch”: uno strumento giuridico per ostacolare l’infiltrazione di “predicatori radicali”, fenomeno in crescita negli ultimi anni. Lo scoop dell’Opinion è stato firmato da Ivanne Trippenbach, una delle giornaliste che hanno partecipato all’inchiesta sull’islamizzazione del Seine-Saint-Denis, “Inch’Allah” (Fayard), e che ha assistito da vicino a quelle derive integraliste contro cui il capo dello stato vuole combattere. Il progetto definitivo, secondo il calendario previsto dalla macronia, dovrebbe essere annunciato a inizio 2019.

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    11 Novembre 2018 - 10:10

    Che la religione abbia un rapporto stretto con lo stato sociale non è una scoperta né una grande novità. Che lo Stato abbia una posizione di equidistanza dalle religioni è a mio avviso una esigenza da rispettare per garantire un vivere civile e di pace. E che lo Stato non sorvoli su fenomeni di radicalismo ,da qualunque origine provengano, è un obbligo a cui tutti i governanti devono prendere coscienza , perché i radicalismi finiscono per sovvertire le istituzioni democratiche e repubblicane. Fa bene quindi Macron a mettere mano su tali aspetti per contenere eccessi di islamizzazione che non mi sembrano molto in linea con la nostra cultura occidentale.

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