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Vince Bolsonaro. Anche il Brasile ha il suo Trump

Con il 55 per cento il candidato della destra populista supera al ballottaggio Fernando Haddad: sarà il nuovo presidente. E a Salvini promette l'estradizione di Cesare Battisti

29 Ottobre 2018 alle 09:12

Vince Bolsonaro. Anche il Brasile ha il suo Trump

Jair Bolsonaro (foto LaPresse)

57.797.416 voti per Jair Bolsonaro, il 55,13 per cento; 47.040.380 voti per Fernando Haddad, il 44,87 per cento. È così Jair Bolsonaro è diventato il 38esimo presidente del Brasile. Il nono della Terza Repubblica, il quinto eletto a suffragio popolare diretto da quando fu reintrodotto; il secondo di origine italiana dopo Emílio Garrastazu Médici. Il suo bisnonno arrivò in Brasile a 10 anni nel 1888 da Anguillara Veneta, provincia di Padova. Si chiamava in realtà Bolzonaro, ma al momento dello sbarco lo trascrissero in base alla pronuncia veneta con cui i funzionari lo avevano ascoltato.

  

I 10 punti di distacco tra Bolsonaro e Haddad, alla fine, sono stati molto meno del massimale di 18 punti a cui erano arrivati a un certo momento i sondadggi. Ma abbastanza da indurre il Tribunale Supremo Elettorale a proclamarlo vincitore già quando era stato scrutato solo il 94 per cento dei voti. Haddad ha tentato disperatamente di recuperare facendo appelli al rischio per la democrazia, e paventando il rischio che il suo rivale possa scatenare una guerra col Venezuela. Ha ottenuto a sorpresa l’appoggio dell’ex-presidente del Supremo Tribunale Federale Joaquin Barbosa e dell’ ex-Procuratore Generale Rodrigo Janot: assieme a Sérgio Moro due dei magistrati che più hanno massacrato i vertici del Pt per l’ondata di scandali che alla fine ha portato lo stesso Lula in galera, e anche due dei possibili candidati cui più era stato chiesto di scendere in campo, da parte dello stesso tipo di elettorato che ha alla fine trascinato Bolsonaro alla presidenza. Una mossa per bilanciare l’annuncio di Bolsonaro su una nomina di Moro al Stf, ma probabilmente venuta troppo tardi. Haddad non è riuscito in compenso a ottenere l’appoggio di Ciro Gomes; l’altro candidato di sinistra, arrivato terzo. È evidente che Gomes punta ormai apertamente a una crisi del Pt dopo la sconfitta e con il suo leader Lula destinato ormai a restare in carcere, per diventare lui il leader della sinistra.

  

Haddad è riuscito solo a rimontare metà del distacco, e anche a far rettificare a Bolsonaro alcune delle sue posizioni più estreme. Per la verità, qualcuna l’aveva già aggiustata. Così, dopo aver detto nel 2011 in una intervista a Playboy che se avesse avuto un figlio gay avrebbe preferito vedere morire in un incidente, ha ora detto che non ha niente contro gli omosessuali, e si è fatto anche un selfie con una simpatizzante lesbica. Dopo aver pure detto che non avrebbe mai voluto i suoi figli sposati con negre ha esibito l’elezione di un deputato nero del suo partito ed ha respinto via Twitter l’endorsement di un suprematista Usa. Dopo aver detto a una deputata “che non meritava di venire stuprata” e che dopo quattro figli maschi aveva avuto una femmina “in un momento di debolezza” ha fatto un video con questa stessa figlia, iniziando a lodare il ruolo delle donne nella vita. E dopo il primo turno ha firmato un documento in cui si impegna a rispettare la Costituzione. Nell’ultimissima conferenza stampa prima del voto ha ribadito rispetto per i gay, ha promesso che non ci saranno né guerra in Venezuela né corsa al riarmo, e si è soprattutto impegnato sul fronte ambientalista. Niente ritiro del Brasile dall’Accordo di Parigi; rispetto per Amazzonia e terre indigene; rinuncia all’accorpamento tra i ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura. 

   

 

Bolsonaro è più a destra di qualsiasi altro presidente latinoamericano, nonostante abbiano scelto leader più conservatori anche gli elettori di Argentina, Cile, Perù, Paraguay e Colombia. "Non riesco a pensare ad un leader più estremista nella storia delle elezioni democratiche in America Latina", ha detto al New York Times Scott Mainwaring , professore alla Kennedy School of Government dell'Università di Harvard, specializzata in Brasile. Il nuovo leader brasiliano ha subito incassato, infatti, gli auguri di Matteo Salvini, che ha ribadito su Twitter che uno dei primi atti che l'Italia intende fare nei confronti del Brasile sarà quello di richiedere l'immediata estradizione dell'ex leader dei Proletari armati per il comunismo Cesare Battisti, condannato a diversi ergastoli in Italia. Bolsonaro in un video ha risposto alla lettera di appoggio inviata dal vicepremier italiano: "Grazie, se vinco vi faccio un regalo, vi rimando Battisti".

   

 

Significativamente, il suo primo discorso dopo la vittoria lo ha fatto con dietro un enorme simpatizzante di colore, e al fianco una “interprete” che traduceva in linguaggio dei segni per non udenti. Come a dire, un presidente anche per neri e disabili. “Saremo un governo decente, dedito al paese e al nostro popolo”, ha detto. "Credo nella capacità del popolo brasiliano che lavora in forma onesta di costruire assieme un futuro migliore”. Ma ha soprattutto promesso di tagliare la burocrazia. “Le persone vivono nei municipi, dunque le risorse andranno direttamente agli stati e ai municipi”. “Abbiamo bisogno di più Brasile e meno Brasilia”. Insomma, ha parlato più da Reagan che da Trump brasiliano.

   

Resta la denuncia di Laura Chinchilla, ex-presidente del Costa Rica e capo della missione dell’Organizzazione degli Stati Americani. Secondo lei, in queste elezioni grazie a WhatsApp la diffusione di fake news ha raggiunto un livello che non si era mi visto in una democrazia. “C’era stato il precedente degli Stati Uniti, ma lì si erano usate reti pubbliche che fino a un certo punto possono essere sottoposte a controlli impossibili in reti private come WhatsApp”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Ottobre 2018 - 19:31

    "Resta la denuncia di Laura ChLinchilla, ex-presidente del Costa Rica e capo della missione dell’Organizzazione degli Stati Americani. Secondo lei, in queste elezioni grazie a WhatsApp la diffusione di fake news ha raggiunto un livello che non si era mi visto in una democrazia." E allora? Ha parlato Zarathustra?L'accesso a WhatsApp era a libera disposizione anche di Haddad e di tutta la sinistra di Lula. Madame Laura ChLinchilla ne fa un problema, di pubblico e privato, in sintonia con la fissa sinistroide e di Maduro dell'infamia del privato. Sono rimasti non avendo altri santi da pregare, alla lotta di classe che avrebbe spazzato via dalla faccia della terra Borghesia e Capitalismo. La più immensa truffaldina fake news nella storia dell'umanità. Il delinquente Battisti? Lula e compagnia di giro hanno sempre impedito che venisse estradato. Qualsiasi fosse il colore politico del governo italiano. Attenzione non scappi in Venezuela.

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