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Destra ammaccata

Cosa sta succedendo ai Républicains francesi? I timori liberali, i populisti e l’altro contagio europeo

14 Ottobre 2018 alle 06:01

Destra ammaccata

Foto LaPresse

Parigi. “Dove va la destra?”. Se lo chiede nel suo ultimo libro, “La tentation populiste”, Maël de Calan, giovane in ascesa della corrente liberale dei Républicains (Lr) e vicepresidente del movimento Libres!, osservando la sua destra che scivola sempre più verso gli estremi, verso quel populismo che definisce una “malattia della democrazia”. Ma non è il solo a Parigi a chiedersi quale direzione prenderà la droite erede del gollismo e dell’orleanismo, se seguirà o no la tendenza orbánian-salviniana che contagia le altre destre europee, o se invece saprà riposizionarsi per riaffermare il suo attaccamento all’Europa e al liberalismo. Di certo, ci troviamo di fronte a due destre irreconciliabili, a una divisione profonda dal punto di vista ideologico, culminata nel voto all’Europarlamento sulle sanzioni all’Ungheria di Viktor Orbán, con l’ala identitaria, incarnata dall’attuale presidente di Lr Laurent Wauquiez, che ha votato contro, e l’ala liberale che ha votato a favore. “La domanda che pone Maël de Calan è molto complessa, perché stiamo assistendo a un’atomizzazione inedita della destra francese – dice al Foglio Frédéric Saint-Clair, politologo ed ex collaboratore di Dominique de Villepin. Una parte di essa si riconosce nelle politiche di Emmanuel Macron, e al governo, non va dimenticato, ci sono tre ministri di peso che vengono da quella famiglia politica: il premier Edouard Philippe, il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, e il ministro dell’Azione e dei conti pubblici Gérald Darmanin. C’è poi una destra, incarnata dalla presidente della regione Ile-de-France Valérie Pécresse, che è liberale, europeista e condivide alcune riforme di Macron, ma vuole ritrovare la sua autonomia, affrancarsi dalle accuse di essere una stampella del governo. Infine, c’è la destra di Wauquiez, conservatrice e identitaria, che flirta continuamente con l’elettorato del Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen, anche se i sondaggi mostrano che non è la giusta strategia”, spiega Saint-Clair.

  

Le ultime rilevazioni mostrano che Rn è ampiamente davanti ai Républicains in vista delle elezioni europee: il partito lepenista è accreditato al 21 per cento, la formazione politica che fu di Sarkozy è al 14. “Se questa distanza sarà confermata dallo scrutinio del maggio 2019, ci sarà una deflagrazione nella destra francese e una conseguente ricomposizione. Marine Le Pen spera di assorbire quella parte di Lr che oggi segue il discorso euroscettico di Wauquiez, costringendo i liberali a creare un nuovo polo”, dice Saint-Clair.

  

Alexis Vintray, caporedattore del giornale online Contrepoints, culla dei liberali francesi, non nasconde la sua preoccupazione in merito all’aria populista che si respira in Europa. “Per combattere i populisti, bisogna anzitutto tornare a riappropriarsi di quei temi centrali di cui ora hanno il monopolio: la questione della sicurezza e la questione migratoria”, dice al Foglio Vintray, prima di aggiungere: “I liberali devono parlare di immigrazione e di sicurezza tanto quanto parlano di economia e di mercati, devono riuscire a trovare buone risposte a quelle che sono le principali preoccupazioni delle persone. La maggioranza degli elettori, oggi, ha l’impressione di non essere ascoltata su queste inquietudini, che sono assolutamente legittime”. Sulla situazione della destra in Francia, Vintray dice che il senso di smarrimento degli elettori è lo stesso degli osservatori politici. “La destra francese non ha un progetto definito, non sa in che direzione vuole orientare il paese e soprattutto non ha una chiara colonna vertebrale ideologica. Dinanzi a questa incertezza, sia l’elettorato sia gli osservatori sono smarriti”, spiega Vintray. “La mia idea è che la République en marche possa diventare la principale opzione per i liberali che vogliono opporsi a Rn e alla deriva identitaria di Lr sotto la guida Wauquiez. La strategia di quest’ultimo, come dimostrano gli ultimi sondaggi, è catastrofica, è sconfessata dagli elettori e favorisce soltanto la Le Pen e le sue politiche nazionaliste”.

  

Ne è convinto anche Saint-Clair, secondo il quale “la classe politica e la classe mediatica non si stanno rendendo pienamente conto di ciò che sta accadendo in Europa in questo momento con l’avanzata di Salvini e Orbán e quale sia la posta in gioco. Non hanno misurato l’altezza dell’onda nazionalista che si sta abbattendo sul continente e non hanno una chiara percezione dell’infatuazione dei popoli europei per il populismo”. 

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