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Con l’appoggio di Trump, Orbán rovescia il federalismo europeo

La costruzione di un’alternativa all’Ue franco-tedesca passa per l’offensiva del premier ungherese nel Partito popolare europeo

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

20 Giugno 2018 alle 06:22

Con l’appoggio di Trump, Orbán rovescia il federalismo europeo

Viktor Orban (foto LaPresse)

Milano. La costruzione di un’Europa alternativa, un’alt-Europa di muri e di rifiuti, passa dalle pressioni su Angela Merkel, la cancelliera tedesca che custodisce valori e spirito dell’Europa come l’abbiamo conosciuta finora. Donald Trump colpisce da lontano, dall’altra parte dell’Atlantico, laddove fa male, sulla politica di apertura – “se non hai confini, non hai una nazione!” – e fa ruotare la sua strategia sull’ennesima accusa non circostanziata contro la Germania: l’Europa approfitta della generosità commerciale degli Stati Uniti, tiene le porte aperte lasciando che la sicurezza interna si indebolisca e poi viene a chiedere agli Stati Uniti aiuto e sostegno per la propria difesa. La politica dei dazi, la chiusura sull’immigrazione, il prossimo showdown a luglio al vertice della Nato sulle spese da sostenere per mantenere viva e vigile l’Alleanza: questa è la strategia di Trump, e al centro del bersaglio c’è la Germania, c’è Angela Merkel.

 

Trump è un sostenitore esterno dell’alt-Europa, assieme a Vladimir Putin che è un po’ meno specifico, anche perché ha meno consessi internazionali in cui far valere il proprio peso: per il capo del Cremlino va comunque bene ogni genere di destabilizzazione. Ma l’alt-Europa non starebbe prendendo forma senza un motore interno, che è scaldato dall’Ungheria di Viktor Orbán, il premier-ideologo che fornisce, ogni volta che parla, argomenti ai suoi alleati per portare avanti la protesta contro l’Europa liberale, e per costruire un’alternativa. L’ultima campagna di Orbán è speculare a quella del francese Emmanuel Macron e va dritta alle elezioni europee, quando le due anime del continente si scontreranno e si conteranno: bisogna soltanto capire come organizzare le truppe.

 

Parigi vuole esportare il modello En Marche! in Europa, costituendo una formazione politica che attiri i moderati e i liberali indipendentemente dalla famiglia politica di appartenenza; Orbán vuole invece creare un polo nazional-sovranista che rappresenti l’alt-Europa. A differenza di Macron però il premier ungherese non punta a costruire una compagine nuova e anzi, in un discorso che ha tenuto domenica, ha spiegato perché “un fronte del popolo anti populista” è un errore: la battaglia dei conservatori va fatta all’interno del Partito popolare europeo. Di più: per Orbán, il Ppe c’est moi. “Noi siamo senza dubbio la Csu del Ppe – ha detto Orbán, facendo riferimento ai cristiano-sociali tedeschi guidati da Horst Seehofer, che non a caso oggi è il primo a fare pressioni sulla Merkel, a lanciarle ultimatum sull’immigrazione – Siamo l’ala destra, la piattaforma cristiano-democratica del Ppe. Siamo convinti che è arrivato il momento della rinascita democratica e cristiana. Al contrario dei liberali, la politica cristiana è in grado di proteggere le persone, le nostre nazioni, le nostre famiglie, la nostra cultura che affonda le sue radici nella cristianità, nell’uguaglianza tra uomini e donne: in altre parole, il nostro stile di vita europeo”. In questa alt-Europa l’immigrazione non è un problema per il semplice fatto che “se difendiamo i nostri confini, il dibattito sulla distribuzione dei migranti diventa inutile, visto che non ci saranno migranti da redistribuire”. Resterebbe il problema dell’integrazione, ma anche quello è presto risolto: chi è già entrato “non dovrebbe essere distribuito” tra i paesi membri, “andrebbe rimandato a casa” – e l’Ungheria si offre volontaria per dare “assistenza nell’organizzare il trasporto dei migranti” a casa loro. Voi europei ci parlate tanto di tolleranza, dice Orbán, e noi tolleriamo che la vostra politica di apertura abbia cambiato la conformazione culturale e sociale del continente: voi siate tolleranti con noi, che vogliamo restaurare la nostra identità. Difesa, budget, procedure arriveranno di conseguenza: l’alt-Europa esclude ogni forma di federalismo, ogni abbraccio più stretto tra paesi europei. Prima gli interessi nazionali, chi resta incastrato nell’ingranaggio dell’alt-Europa al limite soccomberà.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    20 Giugno 2018 - 19:07

    Gentile signora, quando Lei scrive Europa liberale, parlando di quella che vuole imporre a un popolo come quello ungherese che ha subìto secoli di dominazione islamica di aprire i suoi confini a masse di maomettani, è certa di non intendere Europa liberal? I due concetti, infatti, hanno dimostrato una sempre più profonda divergenza. Divergenza che non potrebbe essere sfuggita, ad esempio, a chi avesse messo piede di recente in una delle Ivy Leagues, anche se non avesse voluto prendere per oro colato le considerazioni sul neo liberalismo di Scruton o Selbourne. Mi perdoni se mi permetto di chiederLe questa precisazione, ma sono molto vecchio, e quindi petulante, e non sono ancora riuscito a capire bene bene come ha fatto il liberalismo originale del XIXmo secolo a diventare quello che è oggi, anche se passando, è vero, attraverso il parteggiare in Spagna per il soave comunismo sovietico contro il feroce fascismo, facoltà divinatorie circa l'hitlerismo dei forni a parte.

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  • mojito

    20 Giugno 2018 - 10:10

    Mitica Paolina!!

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  • carlo.trinchi

    20 Giugno 2018 - 09:09

    Possibile che deve venire dall’Ungheria un senso di appartenenzae non di sfascio? Perché si continua con ingressi di migranti senza una logica, senza un lavoro e che vagano nelle città chiedendo elemosina e portando degrado ovunque? Se non si inverte questa tendanza addio Europa altro che distinguo e pensieri socialistoidi che trovano il tempo che trovano. Se Salvini aumenta nei sondaggi chiedetevi perché e al popolo non importa come andrà a finire perché nel caos chi vince è il caos del peggio di così non si può andare. Se anche Macron non lo capisce farà una brutta fine e giocare all’attendismo non lo aiuta. Se vogliono veramente l’Europa devono cambiare posizione sui migranti e fare fronte comune e incalzare Orban e similari sul populismo, riportandolo nei cancelli della logica migratoria. Il bisogno europeo apre ai migranti non il contrario. Per i migranti aiutiamo la divisione di Trump in Europa e stiamo ributtando l’est europeo nelle braccia di Putin.

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    • Skybolt

      20 Giugno 2018 - 12:12

      La divisione dell'Europa è una scelta precisa della Germania, pensa di cedere spazio a Est per guadagnare tempo. Il problema è che non sa cosa farsene poi del tempo. Vivacchia. Dimenticando che ormai senza gli USA a Berlino arriverebbero in sei ore non i carri russi, ma quelli polacchi. Ma almeno la Germania è coerente, il ridicolo è Macron. Ora avrebbe la possibilità di rifare seriamente (nel senso di stavolta farla sul serio) la Piccola Intesa e prendersi l'Est e i Balcani. Ma un finanziere ha senso geopolitico? Bella domanda.

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