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Rovesciare tutto

Trump s’agita per cambiare il paradigma delle relazioni globali. È il “lato oscuro dell’eccezionalismo”

11 Maggio 2018 alle 06:00

Rovesciare tutto

Donald Trump accoglie negli Stati Uniti i tre cittadini americani liberati dalla Corea del nord dove si trovavano prigionieri (foto LaPresse)

New York. Sfilarsi dall’accordo nucleare con l’Iran, riportare in patria tre ostaggi dalla Corea del nord per propiziare l’incontro con Kim Jong-un, fissato per il 12 giugno a Singapore, creare (o approfondire) una frattura politica con l’Europa, stringere l’abbraccio con Israele, dove lunedì avverrà lo storico spostamento della capitale a Gerusalemme, sono manovre inscrivibili in un disegno comune: rovesciare il tavolo delle relazioni globali. In materia di politica estera lo scopo di Donald Trump, la missione che gli è stata affidata dagli elettori, è di cambiare il paradigma dei rapporti internazionali, sorprendendo e mettendo in fuorigioco tanto gli alleati quanto gli avversari. John Bolton lo ha scritto in un editoriale che si sforza di illustrare una strategia che tiene insieme i vari pezzi che si muovono furiosamente sullo scacchiere: “Trump ha voluto prendere decisioni non convenzionali per girare il vento dalla parte dell’America”. Il disprezzo per le convenzioni e la scelta di percorsi inediti sono il centro del ragionamento di un presidente che si vanta della sua imprevedibilità e giudica una virtù suprema il fatto che, quando si siede al tavolo con un altro leader, nemmeno i più stretti consiglieri sanno cosa dirà.

 

Sull’Atlantic, l’analista Peter Beinart ha riassunto l’atteggiamento con una formula felice: Trump crede nel “lato oscuro dell’eccezionalismo americano”, quello per cui l’America ha il diritto di muoversi come crede ma non ha alcuna responsabilità internazionale: “Gli Stati Uniti, in virtù della loro eccezionalità, possono godere dell’eccezionale libertà di comportarsi come gli pare”. E’ questa la fluida filosofia che governa l’iperattivismo trumpiano in politica estera, messa in pratica dai falchi Bolton e Mike Pompeo.

 

Lo scopo finale di queste manovre sembra essere quello che Edward Luce del Financial Times ha chiamato un “regime change globale”, una grande inversione dell’ordine globale senza però una visione di quello che verrà. Jacob Heilbrunn, direttore del National Interest, dice al Foglio che l’Amministrazione ha alcuni obiettivi concreti che persegue con una strategia tutto sommato coerente: “L’eventuale accordo con la Corea, ad esempio, servirà a mettere pressione sull’Iran: se Trump porta a casa una vittoria diplomatica con il regime più isolato del mondo, questo aumenterà credibilità e forza negoziale nei confronti di Teheran”. E la pressione, dice Heilbrunn, sarà probabilmente esercitata “anche con una campagna di bombardamenti”. Nella ricerca, matta e disperatissima, di una dottrina Trump, ci si è perso un dato che in questo momento riemerge: “Trump in fondo è un falco, non un isolazionista come è stato a lungo descritto durante la campagna elettorale. Guidato dall’interesse nazionale vuole fare dell’America il bullo del mondo. Bolton è la rappresentazione perfetta della filosofia trumpiana: un militarista che predilige azioni unilaterali”.

 

Fra gli attacchi, diretti e indiretti, contro le truppe iraniane in Siria, l’alleanza con i paesi del Golfo e il patto di ferro con Benjamin Netanyahu l’Amministrazione “si sta mettendo su una strada pericolosa per la stabilità del medio oriente. La volatilità politica naturale della regione accoppiata all’aumento del prezzo del petrolio porrà dei problemi serissimi all’America. Trump ha abbandonato completamente la retorica idealista e il vocabolario dei valori e della democratizzazione di George W. Bush, ma al pari di Bush la sua Amministrazione sta lavorando per ridisegnare il medio oriente, e da lì tutti i rapporti globali”. Il lato oscuro dell’eccezionalismo americano, appunto. E la rottura del deal atomico con l’Iran, decisa a dispetto dell’opinione contraria degli alleati europei, testimonia che l’America di Trump è pronta a rovesciare il tavolo in perfetta solitudine. Per Heilbrunn la rottura con gli alleati è una “sveglia per l’Europa, una chiamata a emanciparsi dalla protezione degli Stati Uniti. Il tentativo guidato da Emmanuel Macron di convincere Trump sull’Iran era una fantasia basata sull’illusione che l’America fosse un alleato amichevole dell’Europa. E’ tempo di rendersi conto che non è così. Questa Amministrazione non è un soggetto affidabile, e non mi stupirei se presto qualche paese europeo iniziasse a considerare l’America come una specie di stato canaglia”.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    11 Maggio 2018 - 08:08

    Le ultime quattro righe dell'articolo sono perfette e ci devono indurre fortemente a cominciare a pensare di fare a meno dell'America (in tutto politica, economia, acquisti quotidiani, viaggi). È il momento in cui le strade si separano (per sempre? vedremo) e noi europei dobbiamo essere in grado di costruire la nostra (primo esempio che senso ha mantenere le sanzioni alla Russia?).

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    • Carlo A. Rossi

      11 Maggio 2018 - 11:11

      Carissimo Branzanti, Lei mi sembra sempre più davvero un amante tradito: la Sua acredine è patologica, e lo scrivo sul serio. Ma Lei prima dormiva o viveva in una dimensione parallela? Quando mai l'America o una qualunque nazione ha fatto gli interessi delle altre? Se così fosse, l'Italia non avrebbe iniziato due guerre mondiali partendo su un fronte e finendolo molto opportunisticamente sull'altro. Stesso discorso per la Francia o la Germania, che tentano di ricostruirsi una verginità da settant'anni almeno. Per quelli come Lei, dev'essere una cosa terribile scoprire una verità tanto banale, altrimenti non comprendo proprio lo stupore e il livore. Infine, per costruire un'alternativa alla dipendenza dall'America, bisognerebbe avere un progetto politico e una cultura politica che, ahimé, manca all'Europa. Germania e Francia, malgrado le manifestazioni di amicizia, cercano di fregarsi l'una l'altra e non parliamo della Francia di Macron con l'Italia. Si svegli, ché è ora.

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      • adebenedetti

        11 Maggio 2018 - 18:06

        Mi scuso ma non posso non intervenire. Lei perde tempo il signore in questione non ha mai dormito . Se dormiva dormiva nel letto antiamericano. Piu` che un amante tradito e` un perdente RANCOROSO.

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        • Carlo A. Rossi

          11 Maggio 2018 - 23:11

          Carissimo De Benedetti, da un lato ha ragione. Dall'altro, però, Le confesso di essere stanco di leggere certe prese di posizione e di non replicare mai nulla. Non voglio nemmeno passare per un lacché dell'America né per un difensore strenuo di Trump (nemmeno ne ha bisogno): ma non è possibile vedere nelle sue politiche soltanto difetti e difendere l'Europa fno allo spasmo. L'Europa non ha nulla da insegnare a nessuno: la Germania e la Francia fanno i propri affari, e nessuno replica (si veda l'amore senile e ridicolo di Ferrara per Macron, che è un Trump dai modi più garbati, null'altro: vedasi anche alla voce Fincantieri). L'America non ha rescisso l'accordo con l'Iran soltanto per ragioni umanitarie: anche per i propri interessi economici. Ma dove sta scritto che l'America debba tutelare gli interessi della Germania (che si agita solo e soltanto per i contratti, mica per i diritti umani dei persiani, sia mai)? Comunque, sono d'accordo con Lei sul perdente rancoroso. Cordiali saluti.

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        • branzanti

          11 Maggio 2018 - 20:08

          Mi limito a dirle gentile amico un po' corrosivo che non puo ' sapere quanto sia lontano dal vero.

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      • branzanti

        11 Maggio 2018 - 11:11

        Sulla mannanza di cultura e progetto politico dell'Europa sottoscrivo in pieno le sue parole. Ed è un grosso problema perché ognuno ha sempre difeso i suoi interessi (ci mancherebbe!) e ci sono stati altri momenti di frizione fra le due sponde atlantiche, ma c'erano interessi ed anche strategie comuni e questa è la prima volta in cui veniamo non solo dileggiati, ma apertamente combattuti (ci sono stati altri dazi, ma erano poca cosa) sul piano economico e siamo obbligati a scelte impreviste, che fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato necessarie. Tutto qui. Che poi avessi riversato qualche fiducia di troppo su qualcuno è purtroppo vero e, come Lei mi invita a fare, mi sono svegliato.

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        • Skybolt

          11 Maggio 2018 - 14:02

          Parafrasando Churchill, gli Stati Uniti d'America come potenza egemone (l'egemon di Schmitt) sono la peggiore, a parte tutte le altre....

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