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Se il deal scoppia

Chi resta e chi lascia in Iran se Trump fa tornare le sanzioni. Total (francese) e iraniani nei guai

8 Maggio 2018 alle 06:00

Se il deal scoppia

Donald Trump (Foto LaPresse)

Roma. Ieri il prezzo del petrolio è salito oltre i settanta dollari al barile come non succedeva dal novembre 2014 perché ci si aspetta una decisione imminente dell’Amministrazione Trump sul rinnovo del deal atomico con l’Iran. La scadenza dell’ultimatum è venerdì, ma Trump ha twittato ieri sera che annuncerà la sua decisione già oggi. Ieri un’agenzia azera privata specializzata nel campo dell’energia – l’Azerbaigian confina con l’Iran ed è molto interessato ai movimenti nel settore dell’energia della regione – ha pubblicato un’analisi a pagamento per spiegare quali imprese internazionali resteranno in Iran in caso di sanzioni americane. La riportiamo qui. In breve: se l’America decidesse di non rinnovare il deal atomico e decidesse di imporre di nuovo sanzioni internazionali sarebbe una mossa distruttiva contro i progetti esistenti e futuri delle aziende straniere in Iran. Le uniche imprese che, secondo le previsioni, continuerebbero le loro operazioni commerciali sono quelle di Russia, Cina e India, ma in quel caso potrebbero essere colpite da sanzioni per quanto riguarda le loro attività in America e in Europa.

 

Le conseguenze saranno molto dure nel campo del greggio e del gas. Anche se le aziende russe, cinesi e indiane continuassero a operare in Iran le attività di estrazione e produzione sarebbero inevitabilmente colpite perché la maggior parte della tecnologia è occidentale e quindi ci si aspetta un taglio brutale della produzione e dell’export iraniano. “Le capacità della francese Total, dell’italiana Eni e della multinazionale Shell sono molto migliori e di qualità più alta di quelle che possono essere messe in campo dai cinesi e dagli indiani. La produzione si abbasserà”, dice un consulente sentito per il report. Inoltre le banche americane ed europee potrebbero non concedere più finanziamenti e anche questo frenerà il settore. Il ministero del Petrolio iraniano sperava di toccare quota settecentomila barili al giorno di produzione nel marzo 2019, ma adesso potrebbe dover rivedere al ribasso la stima di cinquecentomila barili al giorno. Un’enormità. E pensare che senza sanzioni aveva raddoppiato la produzione di greggio.

 

La Russia, secondo l’analisi, resterà in Iran soprattutto per ragioni di politica estera, quindi per non abbandonare il partner iraniano con cui condivide il peso dell’intervento nella guerra civile in Siria a fianco del presidente Bashar el Assad.

 

I contratti già firmati con le compagnie occidentali e le loro quote in caso di sanzioni saranno ceduti ad altre compagnie. Il caso più importante è quello di Total, che aveva firmato un contratto in cui prometteva investimenti in Iran da un miliardo di dollari per sviluppare il giacimento di gas South Pars e che dovrebbe cedere la sua quota ai cinesi, dopo avere già speso novanta milioni di dollari che contava di recuperare soltanto con l’inizio delle attività. Il capo di Total, Patrick Puoyanné, aveva già detto a marzo che in caso di ritorno delle sanzioni americane avrebbe chiesto all’Amministrazione americana un’esenzione per continuare a sviluppare il suo progetto. Ieri il governo francese ha detto che continuerà ad aderire al deal atomico, ma non si sa quanto senso avrebbe perché il governo dell’Iran ha già fatto sapere che se l’America si ritira allora si considererà sciolto dall’accordo.

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    08 Maggio 2018 - 12:12

    Si capisce anche che nell'opposizione a Trump il cosiddetto "deep state" c'entra solo in piccola parte.. c'entra invece la lobby Obama-Clinton-Pelosi e gli affari di un po' di bella gente... niente niente i Kennedy?

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    08 Maggio 2018 - 07:07

    Si comincia a capire l'origine vera dell'anti Trumpismo: egoismi su scala industriale, Europei e Russi. E si comincia a intuire le vera misura, enorme, della nefasta eredità Obamiana, a traino Francese e Europeo: aver osato sottoscrivere un "Deal" (!) sulle buone intenzioni. Solo un idiota poteva illudere un mondo di idioti che la promessa dell'Iran di ritirarsi dalla Siria in cambio del patto sarebbe stata mantenuta. Solo un idiota poteva ritirare le truppe dal fronte a guerra mezza vinta (Iraq). Così come non si doveva credere alle promesse, non si sarebbe dovuto credere, e cedere, nemmeno alle minaccce del cane ringhioso (Iran) che prometteva altrimenti una guerra mondiale che non avrebbe potuto fare, sicuramente non vincere - certo non prima del deal, che gli ha portato i miliardi di dollari di rifornimenti necessari. Come se gli Alleati avessero abbandonato la Sicilia appena invasa e offerto a Hitler un patto per il rilancio dell'industria di cannoni, dietro la promessa ....

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