Nella "no man's land" del Messico, dove cittadini armati combattono i narcos

Più di un decennio dopo l'annunciato giro di vite contro il crimine organizzato e il traffico di droga, la violenza nello stato di Guerrero e in tutto il paese ha continuato a crescere. Il 2017 è stato l'anno più micidiale

29 Marzo 2018 alle 17:15

Guerrero si trova a sud di Città del Messico e comprende località balneari molto famose come Acapulco e un impoverito entroterra montuoso che comprende alcune delle regioni più depresse del paese. Molte delle persone che non sono in grado di sbarcare il lunario, vengono coinvolte dai gruppi criminali, in grado di garantire loro un reddito. Le violenze nello stato messicano – dove gruppi armati stanno combattendo per il controllo dell'industria dell'eroina – hanno svuotato interi villaggi, fatto chiudere scuole e compagnie di trasporti. Pochi mesi fa, il Guardian raccontava che persino alcuni obitori hanno dovuto interrompere il loro servizio, a causa del sovraffollamento di cadaveri che arrivavano nelle morgue di uno degli stati più violenti al mondo: il fetore di centinaia di corpi in decomposizione era diventato insopportabile. Nella capitale dello stato Chilpancingo, 200 chilometri a sud di Città del Messico, almeno 600 corpi vengono immagazzinati in uno spazio progettato per accoglierne 200, secondo il quotidiano Reforma. Più di un decennio dopo che il Messico ha lanciato un giro di vite contro il crimine organizzato, la violenza ha continuato a crescere in tutto il paese e il 2017 sembra essere stato l'anno più micidiale da quando il governo ha iniziato a compilare queste statistiche per la prima volta nel 1997.

    

Nelle montagne di Guerrero, nonostante le continue operazioni dell'esercito messicano per sradicare le piantagioni illegali, continua a crescere la coltivazione del papavero da oppio. Si stanno intensificando i conflitti tra i piccoli cartelli della droga che controllano le aree di produzione. In questa "terra di nessuno", nelle quali la presenza della forza pubblica è scarsa, è apparsa un'autoproclamata "polizia di comunità", che a seconda delle circostanze si occupa di proteggere le comunità contadine e affrontare o negoziare con i gruppi della criminalità organizzata. Le autorità messicane hanno detto di simpatizzare con il gruppo di autodifesa, secondo l'Universal, ma "dovrebbero ricordare che stanno operando fuori dalla legge". In alcuni casi, le operazioni di questi vigilantes possono essere ambigue: a gennaio, in una sparatoria che ha coinvolto dei residenti di Acapulco, sono morte 11 persone.

 

Gli analisti dicono che la crescente violenza nello stato meridionale del Messico, deriva da vari fattori, tra cui l'aumento della coltivazione di papavero per soddisfare la domanda degli Stati Uniti e la legalizzazione della marijuana in alcuni stati americani, che ha fatto crollare i profitti dei cartelli e ha spinto i gruppi criminali a diversificarsi in reati come rapimento ed estorsione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi