Così la mafia cinese se la intende con la camorra 

Dal caso Zhang rivelato da Panorama, al ruolo dei “pesci di acqua profonda” fino al business di contraffazione e smaltimento dei rifiuti. Parla De Bonis (Geocrime)

16 Aprile 2018 alle 14:34

Così la mafia cinese se la intende con la camorra 

Foto LaPresse

Con l’ultima storia di copertina “In gita col boss” il settimanale Panorama ha rivelato il caso di Zhang Naizhong. Ovvero come il capo dei capi della mafia cinese in Italia e in Europa, arrestato il 18 gennaio, due mesi prima della detenzione aveva accompagnato un sottosegretario del governo di Pechino in visita di stato a Roma, per un giro turistico nella Capitale. “Un corto circuito diplomatico-istituzionale. Sul quale la Farnesina ancora tace”, dice Panorama. La rivelazione è dirompente soprattutto perché sottolinea come il fenomeno mafioso cinese in Italia non sia nuovo. 

 

“Non c'è niente da stupirsi perchè in realtà le Triadi cinesi sono in stretto contatto con il Guoambu, il ministero per la Sicurezza dello stato che rappresenta in pratica il Kgb di Pechino”, dice al Foglio Antonio De Bonis, che si definisce “criminalista” ed è presidente di Geocrime, una organizzazione di ricerca, analisi e formazione nel campo dei fenomeni criminali a carattere nazionale, internazionale e transnazionale, che ha fondato dopo un'importante esperienza investigativa nei Carabinieri. 

 

Il Foglio l’ha incontrato al convegno “La collusione tra criminalità organizzata e potere politico: una minaccia alla sicurezza nazionale, una sfida per l’intelligence”, organizzato dall’Istituto Gino Germani di scienze sociali e studi strategici. De Bonis dice che “il Guoambu fu creato il 6 giugno del 1983 apposta per accompagnare la liberalizzazione politica ed economica con un'attività di penetrazione all'estero e controspionaggio. Il salto di qualità fu che mentre nella tradizione cinese il resto del mondo costituiva 'barbari' di cui non era interessante occuparsi, la Cina di oggi ha iniziato allora una strategia consapevole di conquista del pianeta attraverso il soft power. Nella colorita terminologia cinese gli uomini delle Triadi sono per il Guoambu 'i pesci di acqua profonda': antenne sensibilissime con cui percepire ciò che accade nelle società in cui si sono inserite. Sono  agenti operativi illegali immersi nelle comunità cinesi d’oltremare, nonché studenti e imprenditori”.

 

Non sono le sole espressioni pittoresche che questa strategia di espansione cinese utilizza. “Nuova via della seta”, “One Belt One Road Initiative”, “Filo di Perle” sono alcuni dei termini con cui Pechino parla della rete di trasporti terrestri e navali che sta cercando di costruire per irradiare la propria influenza. “E infatti Napoli è un punto di snodo centrale di queste reti”, dice De Bonis. “Per questo c'è un rapporto stretto tra la Triade e la Camorra. Addirittura, venticinque anni fa la Triade fece venire in Cina alcuni camorristi perché insegnassero ai locali tutto il loro know-how criminale. Dall'arte di taroccare le merci all'organizzazione. Tuttora i rapporti tra Camorra e Triade sono intensi. Di recente, sono stati loro assieme a organizzare il traffico di residui plastici tossici da smaltire di industrie del Nord Italia che invece di venire smaltiti venivano portati in Cina praticamente a costo zero. Si va oltre la Terra dei Fuochi. La plastica tossica viene riutilizzata dalle fabbriche cinesi come materia prima per fabbricare altri oggetti di plastica”. 

 

La chiave di lettura di De Bonis è che “le diaspore sono fondamentali per la penetrazione delle mafie, da sempre. E la capacità di infiltrazione nel tessuto economico e commerciale esercitata con l’avvio di diversificate attività imprenditoriali è stata la caratteristica della mafia cinese. E’ una cosa che sappiamo bene perché lo vediamo nei nostri quartieri. Poi c'è stata un'evoluzione. All'inizio vedevano gli esercizi commerciali e ristorazione, l'import-export di prodotti provenienti dalla madrepatria, i parrucchieri, gli estetisti, i centri massaggi. Adesso la seconda generazione di cinesi in Italia inizia anche a gestire case di prostituzione per non cinesi, e questo in termini di intelligence è un importante campanello di allarme. Da sempre uno degli approcci dell'intelligence è quello di sfruttare il mondo sessuale”.

 

Non è la prostituzione il solo settore di presenza illegale della Triade. De Bonis ci fa una lista che inizia con la “contraffazione di marchi e prodotti di abbigliamento, medicali, alimentari e giocattoli.  Il porto di Napoli è appunto il punto di approdo più importante dei traffici gestiti dai cinesi in cooperazione con la criminalità campana. Poi c'è il traffico di esseri umani e immigrazione clandestina finalizzata allo sfruttamento sessuale e lavorativo di connazionali. C'è il traffico di stupefacenti, soprattutto di tipo sintetico. C'è il riciclaggio di  capitali illeciti non oggetto di rimesse, attraverso l'acquisto di immobili, esercizi commerciali e imprese. Sopratutto, in un'economia mondiale sempre più finanziarizzata le mafie rappresentano oggi la principale fonte di denari cash: un denaro che viaggia soprattutto attraverso i container”.

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