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Il vero bivio europeo post Brexit

Per dotarsi di un budget da XXI secolo, l’Ue deve rivedere tutti i suoi tabù

23 Febbraio 2018 alle 20:39

Il vero bivio europeo post Brexit

Sebastian Kurz, Xavier Bettel e Angela Merkel al vertice del 23 febbraio (Foto LaPresse)

I leader dell’Unione europea sono divisi su quello che dovrà essere il bilancio pluriennale dopo il 2020. Di fronte a un buco da 12-14 miliardi di euro all’anno a causa dell’uscita del Regno Unito, i 27 si trovano di fronte a un bivio: preservare l’impostazione del bilancio attuale che assegna due terzi delle risorse europee ad agricoltura e coesione, oppure stanziare molte più risorse per le politiche del presente e del futuro come immigrazione, sicurezza, innovazione e ricerca. Al vertice informale di oggi si sono cristallizzati tre blocchi. I paesi dell’est sono gli “ambiziosi scrocconi” (così li definisce un ambasciatore), che vogliono aumentare il bilancio perché sono beneficiari netti, in particolare grazie ai fondi della politica di coesione per le regioni più povere dell’Ue. I nordici come Olanda, Austria e Svezia sono gli “avari”, che temono di dover mettere ulteriormente mano al portafoglio. In mezzo ci sono Germania e Francia, che predicano una via di mezzo, ma mettendo delle condizioni – sul rispetto del Patto di stabilità, l’attuazione delle riforme, l’accoglienza di rifugiati da altri paesi, l’osservanza dello stato di diritto – per ottenere i fondi.

    

Il dibattito tra i leader sembra una replica di quello del 2005, quando Tony Blair chiedeva un “bilancio per il futuro” e il resto del blocco confermò le decine di miliardi per le mucche. Il rischio che vada a finire allo stesso modo è alto. “Il meccanismo richiede un’approvazione all’unanimità”, ha spiegato Paolo Gentiloni: “Ogni paese ha una grandissima influenza”. Per l’Italia “la priorità della questione migratoria deve diventare una parte fondamentale” del bilancio post 2020, così come gli altri “beni pubblici europei”: sicurezza, ricerca, politica estera, difesa, Erasmus. Ma “le politiche tradizionali” (agricoltura e coesione) “non possono essere cancellate”, ha detto Gentiloni. In realtà, se l’Ue vuole evitare la sua “onusianizzazione”, deve avere un bilancio da XXI secolo. Per arrivarci occorre rimettere in discussione tutti i tabù: l’agricoltura per la Francia, i fondi strutturali per l’Italia, un contributo più alto per il nord, la condizionalità per l’est. Con i leader incapaci di mettersi d’accordo perfino sulla scadenza – prima o dopo le elezioni europee del 2019 – il negoziato è iniziato in salita.

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