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Un ragionamento freddo su Assad

La guerra totale non funziona con il popolo che dovrai governare

20 Febbraio 2018 alle 21:03

Un ragionamento freddo su Assad

Bashar el Assad

Cerchiamo di fare un ragionamento freddo sulla Siria. In questi giorni il governo di Bashar el Assad sta dando l’assalto all’enclave ribelle della Ghouta alla periferia della capitale Damasco. Per piegarla, gli aerei stanno sottoponendo i suoi abitanti a un bombardamento durissimo, che in un giorno ha fatto cento morti. La Ghouta resiste a queste offensive dall’inizio della guerra e in questi anni ha sopportato anche l’uso di armi chimiche che nell’agosto 2013 hanno ucciso 1.400 civili e il blocco a intermittenza dei viveri. La Ghouta contiene gruppi islamisti locali, ma non è infestata dallo Stato islamico e da gruppi simili. Quand’anche le forze di terra del governo prendessero la Ghouta, avranno soltanto un controllo nominale. I superstiti dell’assedio NON diventeranno cittadini modello della nuova Siria di nuovo “assadista”.

 

Ora, il ragionamento freddo è questo: come facciamo a credere che il presidente sarà lo stabilizzatore della Siria? Sette anni di bombardamenti, assedi, armi chimiche, e a questo punto dovremmo credere che un non meglio definito “piano di riconciliazione nazionale” farà dimenticare questi fatti a chi li ha vissuti? Ora che i maniaci sadici dello Stato islamico sono stati spazzati via (perlopiù dalle bombe americane) la verità resta la stessa: una parte importante dei siriani non fa parte di nessun gruppo terroristico, aveva un conto da saldare con il suo governo nel 2011 e ora ne ha uno ancora più grande. Dopo quarant’anni al potere la dinastia Assad continua a rifiutare qualsiasi ipotesi di cambiamento e quindi continua a essere un fattore di instabilità per il suo paese.

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