Chi è Jiri Drahos, il candidato in Repubblica ceca che potrebbe spezzare Visegrad

Europeista e atlantista, è riuscito a strappare il ballottaggio alle elezioni al favorito Milos Zeman. Se vincesse, cambierebbero molte cose in Europa dell’est

15 Gennaio 2018 alle 18:43

Chi è Jiri Drahos, il candidato in Repubblica ceca che potrebbe spezzare Visegrad

Foto LaPresse

Europeista, scienziato ed entusiasta. Jiri Drahos è il chimico che sogna di diventare il futuro presidente della Repubblica ceca. Ex presidente dell’Accademia delle Scienze, ha sempre partecipato alla politica del suo paese osservandola da lontano. Già i comunisti lo avevano corteggiato, chiedendogli di entrare nel partito, ma Drahos ha sempre declinato. “Per le persone della mia generazione – ha spiegato il chimico in diverse interviste – la parola ‘strana’, partito, ha sempre avuto un significato negativo”. Lo stesso atteggiamento ha dimostrato nei confronti della Rivoluzione di velluto nel 1989, quando fu deposto il regime comunista: l’ha osservata senza mai prenderne parte. A 68 anni, Jiri Drahos ha deciso che era il momento di entrare in politica e si è candidato alla presidenza della Repubblica ceca. Arrivato al ballottaggio contro lo sfidante Milos Zeman, la sua vittoria potrebbe dare a Praga un ruolo di rottura all’interno del gruppo di Visegrad.

 
Zeman è il presidente in carica, ex primo ministro nel 1998. Nazionalista, anti europeista e filo russo, ha già promesso un referendum in stile Brexit e il riavvicinamento a Mosca, ma nonostante il vantaggio su Drahos, la sua vittoria non è scontata. Zeman ha ottenuto il 38,9 per cento dei voti, meno delle aspettative. I sondaggi, la scorsa settimana, davano il presidente in carica al 50 per cento. L’ex presidente dell’Accademia delle Scienze è passato al ballottaggio con il 26,3 per cento dei suffragi e ora può contare sull’appoggio dei candidati esclusi che già hanno fatto sapere che voteranno per Drahos e complessivamente hanno ottenuto circa il 31 per cento.

 
Jiri Drahos si presenta al suo elettorato come un outsider della politica, la sua candidatura è stata una sorpresa per tutti e lui ha deciso di correre senza l’appoggio di un partito, contrariamente a Zeman che, per quanto si professi, come si direbbe in Italia, “un anti casta”, ha continuato a riciclarsi in vari gruppi politici, fino ad approdare nel 2009 nella Spo, il Partito dei diritti civili. La sua lotta contro “la café society di Praga”, come ha definito la sua missione anti establishment durante un'intervista al Financial Times, potrebbe trovare un duro rivale proprio in Drahos, il candidato senza partito.

 
“Io sono uno abituato a lottare”, ha detto il chimico durante la conferenza stampa post elettorale. “Per i miei due mandati all’Accademia delle Scienze ho dovuto spesso combattere contro i governi perché ci imponevano dei tagli di budget, e ho sempre vinto”. Anche nei confronti dell’Europa il suo atteggiamento potrebbe essere simile. Drahos è un europeista sui generis, o meglio, un europeista dell’est. Ha già detto di voler fare di tutto per preservare l’identità boema, per evitare alla propria nazione i problemi che i paesi occidentali del blocco stanno cercando di fronteggiare, in primo luogo crisi migratoria e terrorismo, però ha anche riferito di voler rafforzare i rapporti con la Nato e di essere favorevole all’entrata della Repubblica ceca nell’Eurozona.

 
Questo potrebbe portarlo in contrasto con il premier eletto lo scorso novembre, Andrej Babis, che quando era ancora ministro delle Finanze del governo Sobotka aveva detto: “Praga non ha bisogno dell’Eurozona”. Non è solo l’euro a dividere i due: “Se diventerò presidente non permetterò a Babis di governare, è inaccettabile avere un primo ministro accusato di aver utilizzato 2 milioni di euro di sussidi europei per scopi personali”, ha detto Drahos.

 
Il nome del futuro inquilino del castello di Praga avrà anche un ruolo nella costruzione del futuro governo, che dopo le elezioni parlamentari di novembre non è ancora riuscito ad avere una composizione risolutiva. Zeman, nonostante tutte le accuse, ha dato il suo sostegno a Babis e Babis lo ha ricambiato, consigliandogli però di smentire che la Repubblica ceca guarda più a oriente che a occidente: “Dovrebbe spiegare che i suoi rapporti con i russi e i cinesi servono solo a costruire buone relazioni tra i paesi per aiutare i nostri imprenditori a fare affari”, ha detto Babis durante una delle sue ultime interviste televisive. La coppia Zeman - Babis prolungherebbe il periodo di incertezza economica e politica incontro alla quale sta andando Praga. La corona ceca, una delle monete più forti dell’est Europa, quest’anno sta mostrando grande instabilità.

 
Jiri Drahos è stato definito da Zeman “una costruzione artificiale dei media”, “un topo senza opinioni”, altri invece hanno visto in lui un secondo Havel. Se davvero i voti degli altri candidati esclusi dal ballottaggio andassero al chimico, la Repubblica ceca potrebbe davvero avere l‘intenzione di guardare un po’ più a Bruxelles e meno a Visegrad.

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