Mogherini difende il deal nucleare. Le proteste? Non sono un problema dell’Ue

L'Alto rappresentante Ue cerca lo status quo e sogna di fare l’erede di Obama. “Se non ci fosse, i dittatori vorrebbero inventarla”

12 Gennaio 2018 alle 06:16

Mogherini difende il deal  nucleare. Le proteste? Non sono un problema dell’Ue

Javad Zarif con Federica Mogherini (foto LaPresse)

 

Bruxelles. L’accordo sul nucleare iraniano non va sacrificato sull’altare di 22 iraniani morti mentre protestavano, di altri 4 deceduti in carcere e di oltre 3 mila arrestati nelle ultime settimane. Questo è il messaggio emerso ieri quando Federica Mogherini, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, ha fatto una dichiarazione dopo un incontro con il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif. Da un momento all’altro Donald Trump potrebbe decidere di reintrodurre le sanzioni contro la Repubblica islamica facendo saltare il patto sul nucleare firmato nel 2015. “L’accordo sta funzionando”, ha risposto Mogherini: “E’ un elemento chiave dell’architettura della non proliferazione globale ed è cruciale per la sicurezza della regione, ma anche dell’Europa”. L’Ue è impegnata “a dare attuazione piena ed effettiva dell’accordo” e intende assicurare “un impatto positivo sulle relazioni commerciali ed economiche con l’Iran”. Nessuna condanna della repressione. “Ovviamente abbiamo anche discusso brevemente dei recenti eventi interni in Iran”, è stata l’unica frase a bassa voce. Il team Mogherini nega la portata delle proteste. Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto affari internazionali ma soprattutto consigliere molto ascoltato di Mogherini, ha pubblicato un tweet inequivocabile: “Appena tornata da un viaggio in Iran. Inquietante discrepanza tra la copertura internazionale e la situazione sul terreno nelle ultime settimane sulle proteste in Iran”. Mogherini e i suoi temono che le eventuali sanzioni di Trump forniscano ai falchi del regime un alibi per abbandonare l’accordo e riprendere il programma atomico, infliggendo un colpo mortale al presidente Hassan Rohani, che l’Ue considera un moderato pragmatico da proteggere.

  

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L’argomento è condiviso dai 28: “Nessuno ha prodotto un’alternativa migliore” all’accordo, ha detto il britannico Boris Johnson. Ma, a differenza di Mogherini, Johnson ha sottolineato che anche l’Iran ha delle responsabilità per “costruire sostegno mondiale per questo accordo”, dimostrando di essere “un buon vicino nella regione” e di voler “aiutare a risolvere” le crisi che alimenta in Siria, Yemen e altrove. Mogherini invece mostra una deferenza che a molti osservatori appare ingiustificata e controproducente. “E’ come se Mogherini credesse che i manifestanti iraniani stiano arrestando e silenziando membri della milizia Basij”, ha scritto Eli Lake, commentatore di Bloomberg View: “La diplomazia è uno strumento per realizzare un obiettivo specifico nelle relazioni internazionali. L’unico esito che Mogherini sembra ricercare è la preservazione dello status quo”. Con l’Iran, la dottrina Mogherini è pericolosa perché l’Ue rischia di commettere lo stesso errore del 2011: non vedere e dunque subire la primavera araba e i suoi seguiti. Dalibor Rohac, ricercatore dell’American Enterprise Institute, parla di “cecità”. Che “non è limitata all’Iran e al medio oriente”; si estende a Cuba e Russia.

 

A Bruxelles alcuni sostengono che Mogherini voglia diventare l’anti Trump e l’erede di Obama nella diplomazia globale. In un recente discorso all’Avana, dove non ha incontrato dissidenti o militanti dei diritti umani limitandosi al regime, Mogherini ha detto di essere consapevole “che in questo momento alcuni stanno cercando di isolare Cuba. Noi europei vogliamo dimostrare che vi siamo più vicini che mai”. Le sue parole hanno provocato una dura reazione dell’ex presidente estone, Toomas Hendrik Ilves: “Lei non sta parlando per noi europei, Madame Alta rappresentante. Lei parla sulla base di convinzioni ideologiche che gran parte d’Europa rigettò nel 1989-91”. Secondo Rohac, Mogherini dovrebbe ricordarsi che “la vera minaccia all’Ue non è costituita da Washington, ma da regimi autocratici che includono la Russia, l’Iran e per certi aspetti la Cina”. Per Lake, “se Mogherini non esistesse, gli autocrati del mondo cercherebbero di inventarla”.

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