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Il problema non sono i russi, sei tu

Idea interessante: la disinformazione funziona perché siamo scemi

28 Novembre 2017 alle 06:17

Il problema non sono i russi, sei tu

Foto Hrag Vartanian via Flickr

Roma. Di recente il New York Times ha pubblicato un op-ed dal titolo molto eloquente: “We’re With Stupid”. Ricordate quelle magliette con sopra scritto “Sono assieme a uno scemo”? Ecco il senso è quello, ma meno scherzoso. Il pezzo del New York Times sostiene che il problema delle fake news, della disinformazione e della distorsione della democrazia è che viviamo assieme a gente scema. “Sarebbe più facile dormire di notte se potessimo credere che siamo finiti in questo disastro della disinformazione soltanto perché agenti russi hanno disseminato messaggi provocatori che hanno raggiunto 126 milioni di persone su Facebook”. Invece, continua l’autore Timothy Egan, il problema non sono i russi: siamo noi. Ci facciamo ingannare perché molti americani non riescono proprio a svolgere le mansioni base che gli sono richieste come cittadini, scrive: una percentuale enorme della popolazione non riesce a distinguere i fatti dalla finzione. E una percentuale altrettanto enorme non ha la minima idea delle leggi base della propria nazione, quasi un americano su tre non sa nominare nemmeno un singolo settore del governo. Un americano su tre inoltre non riuscirebbe a passare il test con domande semplici sulla storia, la geografia e i valori americani che la legge americana richiede agli immigrati. Contiene domande come “Cosa è successo l’11 settembre 2001?” e il 97 per cento degli immigrati lo passa.

 

Quello che vale per l’America potrebbe tranquillamente valere anche da noi, dove tanto per fare un esempio l’impennata dell’antivaccinismo (che è una dottrina totalmente basata su una bufala già smentita) ha fatto scendere la percentuale italiana dei vaccinati contro il morbillo sotto a quella dell’India. La sensazione è che la disinformazione ci trova anche qui molto vulnerabili e assai desiderosi di farci abbindolare. Siamo il paese in cui è successo che dopo la puntata di “Gomorra” in cui Malammore ammazza una bambina la gente ha aggredito l’attore che lo impersonava: “Disgraziato! Che hai fatto?” (o era una fake news? Speriamo). Figurarsi il potere che avrebbe una deliberata campagna di disinformazione. Ma qui il tema, enorme, sta già diventando una pagliacciata nella sfida tra renziani e antirenziani. Come scrive il New York Times: “Se lo scopo della campagna russa, appoggiata qui da noi dai media della destra, era di far pensare alla gente che non esiste una verità conoscibile, allora i cattivi già hanno vinto”.

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Commenti all'articolo

  • Beresina

    Beresina

    28 Novembre 2017 - 17:05

    Se la vittoria dei "cattivi", come conclude l'articolo, sarebbe quella di convincere la gente che non esiste una verità conoscibile, devo dire che è una vittoria facile facile, a cui ha preparato comodamente il terreno tutta la cultura dominante, quella in cui si riconosce l'élite che con più vigore denuncia le fake news (ma perché non parlare di notizie false?) è basata sull'assunto che la verità non esiste: chi è causa del suo mal...

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  • Zamax

    28 Novembre 2017 - 13:01

    L'autonominatasi società civile ha scoperto le "fake news". Quelle che una volta andavano sotto il classico nome di propaganda. L'origine della "scoperta" delle "fake news" è questa: la sinistra liberal-progressista ex-comunista o ex-filocomunista, soprattutto nell'era di internet, che è una piazza mediatica, pensava di avere ormai il pieno monopolio della propaganda, in quanto l'okkupazione delle piazze a scopo intimidatorio è la specialità della sinistra. Ma fatalmente gli avversari si sono riorganizzati - accidenti alla democrazia! - e hanno cominciato a rispondere a tono. Per cui le "fake news" non sono altro che la denominazione con la quale la propaganda politicamente corretta denuncia la propaganda politicamente scorretta. In breve, una fake news.

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  • ANIWAY75

    28 Novembre 2017 - 13:01

    Sono perfettamente d'accordo. D'altronde abbiamo tutti gli strumenti per verificare se una notizia è vera o falsa, per approfondire, per riflettere, per analizzare meglio l'informazione. Ma siamo anche terribilmente pigri e purtroppo, molto spesso, anche superficiali (oltre che settari). La colpa è sempre e solo nostra.

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  • guido.valota

    28 Novembre 2017 - 13:01

    Sì, noi siamo pieni di scemi, ma soprattutto non godiamo del vantaggio competitivo di poter far tacere gli scemi o gli oppositori. Provate a pubblicare in Russia e nei siti M5SS scemenze uguali e contrarie a quelle che diffondono loro.

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