Con le accuse al candidato Roy Moore, la caccia all'orco sbarca in politica

La reazione a catena nel processo al molestatore. Il giudice dell’Alabama e candidato repubblicano al Senato bersagliato dalle accuse di avere agito in modo inappropriate verso ragazze minorenni quando aveva 30 anni

14 Novembre 2017 alle 06:00

Con le accuse al candidato Roy Moore, la caccia all'orco sbarca in politica

New York. Con una conferenza stampa a New York accanto a una nuova accusatrice di Roy Moore, la regina delle avvocatesse dei diritti delle donne, Gloria Allred, ha indicato la politica come nuovo ambito privilegiato del grande processo al maschio molestatore. Il mondo dello spettacolo tira fuori ogni giorno un nuovo orco da processare sui giornali, le liste non più tanto riservate degli shitty media man promettono nuovo materiale sui professionisti dell’informazione, per l’assalto alla Silicon Valley è solo questione di tempo (un’inchiesta del New Yorker, sempre in prima linea, lancia l’allarme sulla discriminazione di genere), mentre la politica aveva bisogno di un orco esemplare per aprire il vaso di Pandora. Sono stati i cronisti del Washington Post a finire quasi per caso sulla vicenda di Moore, giudice dell’Alabama e candidato repubblicano al Senato bersagliato dalle accuse di avere agito in modo inappropriate verso ragazze minorenni quando lui era sulla trentina (oggi di anni ne ha settanta). I racconti non parlano di violenza, ma di corteggiamenti, avance, appuntamenti e comportamenti sconvenienti verso ragazze più giovani, alcune delle quali non avevano raggiunto l’età del consenso. Soltanto una delle accusatrici, Leigh Corfman, dice che i rapporti con l’allora assistente del procuratore distrettuale sono andati oltre i baci, ma nella dinamica delle accuse estratte dagli armadi del passato sembra inevitabile che le vittime del mostro si moltiplichino e allarghino il raggio delle rimostranze. L’arrivo di Allred sulla scena testimonia un salto di qualità.

 

Nel caso di Moore la dinamica accusatrici-molestatore è complicata dalla questione politica. Moore è l’uomo scelto da Steve Bannon e della corrente più nazionalista della destra per iniziare una purga interna dell’establishment che dovrebbe culminare con la resa dei conti alle elezioni di midterm del prossimo anno. Moore si è imposto a suon di preferenze contro il volere dei leader del partito e perfino contro quello di Donald Trump, che ha sostenuto il più convenzionale Luther Strange ed è entrato in rotta di collisione con il suo ex stratega, che dice di voler sostenere l’agenda Trump dall’esterno, ora che è uscito dalla swamp, la palude che circonda il palazzo. Così mentre Breitbart si dedicava alla campagna per screditare le testimonianze contro Moore (la moglie del candidato distribuisce volantini in cui si sostiene che le accusatrici sono state pagate dal Washington Post) i repubblicani si sono divisi in due gruppi, quelli che prendono le distanze dal candidato e quelli che chiedono il suo ritiro immediato dalla corsa per l’elezione suplettiva del 12 dicembre. Ieri il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell, si è unito alla seconda corrente, dichiarando che “crede alle donne” che testimoniano contro Moore e chiedendo all’interessato – che nega ogni accusa – l’immediato abbandono della corsa. Non è sfuggita a nessuno la potenziale strumentalizzazione della vicenda. McConnell è incarnazione dell’establishment e l’idolo polemico dei nazionalisti, non passa giorno senza che Bannon chieda le sue dimissioni, e l’affermazione di Moore alle primarie è stato un colpo pesantissimo per la sua leadership. Non gli dev’essere sembrato vero vedere il candidato minaccioso scivolare nell’inesorabile tritacarne mediatico delle molestie sessuali, e dopo qualche giorno di pianificazione strategica ha deciso di schierarsi da quella che, con ogni evidenza, è la parte dei vincitori, il lato giusto della storia. L’Alabama è uno stato di strettissima osservanza conservatrice, ma le flessioni nei sondaggi dicono che anche lì la posizione di Moore è intenibile. E poi c’è la questione dell’argine che si rompe. Il caso Weinstein ha mostrato la forza della reazione a catena che la caduta di un potente è in grado di generare, e l’accerchiamento di Moore ha istantaneamente prodotto un effetto analogo in ambito politico. Dalla California alla Florida, fino all’Illinois e al Kentucky, una cascata di accuse sta piovendo su legislatori locali colpevoli di avere discriminato, sfruttato, intimidito e usato in modo malevolo loro potere per estorcere favori sessuali a colleghe e sottoposte.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    14 Novembre 2017 - 18:06

    Non so se e` per distrazione ma non mi pare che lei abbia mai scritto che il Senatore Democratico Menedez e` attualmente sotto processo per corruzione e corruzione fiscale ed e` anche accusato di aver avuto rapporti con una prostituta minorenne nella Repubblica Domenicana. In questo caso perche` si ha un diverso senso della moralita`? Forse perche` il Senatore Menedez e` democratico? Sarebbe interessante avere una sua opinione.

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  • adebenedetti

    14 Novembre 2017 - 15:03

    Ricordo che Gloria Alred e` la mamma di Lisa Bloom pure lei avvocato che per Weinstein disse che si era trattato di un Workplace MISSCONDUCT. Nel 2012 Gloria patrocinava l`accusatrice del candidato repubblicano alle primarie il conservatore e afro-americano Herman Cain che stava avendo un momento di grande notorieta`e poteva essere un potenziale problema per Obama,Sputtanato Cain e missione compiuta Gloria non fece piu` niente, La missione era compiuta. Dopo il passo falso della figlia Lisa,Gloria e` ritornata in Servizio Permanente Effettivo Io non so se le accuse su fatti di 40 anni fa siano vere o false noto solo che a pochissime settimane dal voto queste accuse vengono rivolte non a uno sconosciuto ma ad una persona che da decenni era in primo piano nell`Alabama e che aveva partecipato a ben 7 0 8 elezioni. Che poi l`establishment repubblicano si allei con i democratici questa non e` una sorpresa.

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  • branzanti

    14 Novembre 2017 - 09:09

    Penso che ci siano ottimi motivi per auspicare che Moore non sia eletto, legati alle sue posizioni dichiaratamente razziste e fanaticamente oscurantiste. Peraltro la figura del moralista ultra religioso in pubblico, che in privato si comporta assai diversamente, dispone di una vasta e consolidata casistica. Un ultimo appunto sull'ulteriore dimostrazione del profondo travaglio che attraversa il GOP che subisce spinte verso la trasformazione (in parte già avvenuta) in un partito di estrema destra con forti connotazioni illiberali e soprattutto razziste.

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