House of Vidal

Vite parallele di Spacey e dello scrittore americano (che avrebbe molto riso su tutta la vicenda)

9 Novembre 2017 alle 20:39

House of Vidal

A sinistra Gore Vidal, foto via Wikimedia commons

Roma. Che risate si sarebbe fatto Gore Vidal. Chissà che avrebbe detto del suo biopic bloccato per amoralità del protagonista. Come è noto il colosso Netflix ha congelato “Gore”, il film sul celebre scrittore statunitense morto nel 2012, a causa delle presunte molestie d’epoca e delle scorribande nautiche recenti di Kevin Spacey che lo avrebbe dovuto impersonare (e lo ha impersonato nelle molte riprese già filmate tra Roma e la Costiera).

 

Vidal era arrivato a Roma per la prima volta nel 1958 per sceneggiare Ben Hur; era quella fase in cui Roma invece della monnezza era una capitale del cinema, della letteratura, e anche di una certa allegrezza, e “i prostituti maschi costavano poco”, scrisse nelle sue memorie.

 

Era la Roma narrata da Pasolini e Arbasino, dei pischelli che si tuffavano nel Tevere dalla piattaforma del Ciriola, dei militari seduti sulla scalinata di piazza di Spagna, dei sospiri di Sandro Penna. Vidal abitava in un attico gigante a piazza Argentina guardando le rovine e i gatti e scrivendo capolavori tra cui il romanzo più camp e allegramente porno del Novecento, Myra Breckinridge, storia di un self made man o woman molto transessuale, con una celebre scena di una visita medica in cui nulla viene risparmiato a un rude maschione in rappresentanza della macho culture americana dell’epoca (era il 1968, ma a Vidal interessava certamente più il 69).

 

Myra divenne un successo colossale che finì direttamente nel canone occidentale di Harold Bloom, in un blockbuster planetario con Raquel Welch, e Vidal sostenne sempre che era la sua opera preferita.

 

Erano anche anni di allegra prostituzione hollywoodiana, come si vede in “Scotty”, il documentario appena presentato alla festa del cinema di Roma opera del regista californiano Matt Tyrnauer, che per anni è stato editor proprio di Vidal. Scotty era un allegro marchettone tuttora in vita che da una pompa di benzina intuì l’esigenza di fornire altri servizi con ben altro valore aggiunto, nello specifico giovanotti a Rock Hudson, Spencer Tracy, Walt Disney, e naturalmente a Gore Vidal, in un puritanesimo che richiedeva coppie rigidamente etero sui rotocalchi per le brave casalinghe.

 

E certo alla Rondinaia, la villa comprata a Ravello nel 1972, arrivavano più celebrità soprattutto politiche che pischelli. Hillary Clinton, e prima la “sorellastra” Jackie Kennedy e il nemico-amico Truman Capote, e Nureyev e John Huston e Orson Welles e Andy Warhol, e la Rondinaia (oggi disabitata) rivaleggiava per status con un’altra celebre fortezza acquatica, la Colombaia ischitana di Luchino Visconti. Ogni gay appena un po’ artistico aveva la sua villa sullo scoglio (Zeffirelli a Positano, Nureyev addirittura un’isola). A Ravello Vidal si divertiva molto a dare consigli politici a sindaco e assessori, stando in piazza e ascoltando i pettegolezzi, come una House of Cards amalfitana.

 

Era, come si sa, uno scrittore ma veniva da una famiglia di politici di rango di Washington; e sviluppò la passione cartacea leggendo romanzi la sera al nonno cieco, il senatore Thomas Gore che poi gli aveva passato il nome. A differenza di Spacey/Frank Underwood, Vidal aveva tentato senza successo la carriera politica, candidandosi al Congresso e alla Camera ma mancando l’elezione.

  

La tv, il sesso, il “first marito”

Così, a differenza di Frank Underwood non era arrivato alla Casa Bianca, anche se ci pranzava spesso, data la sua parentela coi Kennedy. Almeno fino al 1961, quando ne fu cacciato dopo una famosa cena in onore di Agnelli, in cui Vidal si prese troppe confidenze con la first lady e sua sorellastra Jackie. Truman Capote, suo arcinemico, alimentò la leggenda della sua sfortuna a corte, fu querelato, pagò i danni.

 

Anche Vidal poi ha sempre ritenuto non necessario il coming out. Ma aveva accanto un first marito anche più solido di Claire Underwood. Si chiamava Howard Austen, e programmaticamente non facevano mai sesso “perché le uniche relazioni che durano sono quelle in bianco”, teorizzava Vidal.

 

Era rimasto fedele tutta la vita – idealmente – a un suo compagno di college e commilitone, Jimmy Trimble, morto nella battaglia di Iwo Jima nel 1945, e poi santificato e trasfigurato in immaginetta (stava sopra il suo letto alla Rondinaia).

 

Per il resto, Vidal era poco avvezzo alla castità e al politicamente corretto: “come tutti gli uomini sono attratto dagli adolescenti” disse a un certo punto. Difese Roman Polanski, sostenendo che l’attore era stato criminalizzato perché ebreo e polacco, e quindi automaticamente considerato un vizioso dalla morale americana da casalinghe. Chissà cosa avrebbe detto delle pruderie di Netflix, lui che orgogliosamente sosteneva: “Non perdo mai un’occasione per andare in tv; o per fare sesso”. Oggi che tra le due opzioni è necessario scegliere.

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