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Cosa c’è in ballo tra Russia e America

La collaborazione Obama-Putin non regge alla prova Aleppo (e non solo).

4 Ottobre 2016 alle 20:42

Cosa c’è in ballo tra Russia e America

Ginevra, il segretario di stato americano Kerry e il ministro degli esteri russo Lavrov

C’è una qualità mostruosa della guerra in Siria ed è quella di guastare in modo rovinoso ogni cosa che provi ad avvicinarvisi. Tocca ora alle relazioni tra America e Russia, che pure fino a pochi anni fa galleggiavano nella stabile attesa di un “reset” (copyright: Hillary Clinton) che diventasse un’intesa cordiale e duratura. Ottobre doveva essere il mese in cui Washington e Mosca dopo un anno di negoziati ufficiali e meno ufficiali avrebbero infine trovato un accordo militare e politico e avrebbero collaborato contro lo stesso nemico, come non succedeva dalla Seconda guerra mondiale. Invece è successo l’inverso. Il disaccordo in Siria si è trasmesso anche alle relazioni  russo-americane fuori dalla Siria.

 

Lunedì il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la sospensione di un accordo militare sul plutonio firmato nel 2010 (per l’America aveva firmato Hillary Clinton, allora segretario di stato) e che era sopravvissuto intatto finora, e poi ha sottoposto al Parlamento una proposta di legge con le condizioni per sospendere la sospensione: vuole la fine delle sanzioni americane imposte alla Russia per la situazione in Ucraina, un risarcimento economico per i danni causati da quelle sanzioni e anche che la presenza di soldati americani nelle basi Nato nell’est dell’Europa torni a essere quella di sedici anni fa. “L’Amministrazione Obama ha fatto tutto quello che era in suo potere per distruggere il clima di fiducia che poteva incoraggiare la cooperazione”.

 

L’accordo non è il pezzo più importante delle relazioni fra i due paesi nel dopo Guerra fredda, ma potrebbe servire come anticipazione di altre sospensioni. Inoltre, segnala Fox News, la Russia ha appena spostato in Siria – per la prima volta fuori dai confini nazionali – alcuni sistemi di difesa missilistica di tipo Gladiator che hanno un solo scopo: respingono le incursioni aeree nemiche. Difficile giustificare la loro presenza con la campagna contro lo Stato islamico e altri gruppi terroristici (che non hanno aerei) promessa da Putin alle Nazioni Unite nel settembre di un anno fa. Insomma, a settembre si negoziava per creare un’inedita alleanza antiterrorismo, e a ottobre c’è vento di Guerra fredda. Su tutto pesa l’incognita delle elezioni presidenziali. Se vince Hillary, Putin avrà calcolato bene: tanto valeva giocare d’anticipo e provare a prendersi Aleppo con una campagna senza precedenti di raid aerei, e in questo modo rafforzare l’alleato locale Bashar el Assad, si sa che c’è poco spazio per intese con la senatrice e che se vince lei i negoziati non saranno per nulla più facili. Se invece vince Trump, l’America non avrà più voglia di dire la sua sulla situazione in Siria e – a quanto pare di capire dalle dichiarazioni fatte finora dal candidato repubblicano – Putin potrà fare quello che vuole. Come ora.

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