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Ormai a sostenere la politica della porta aperta in Germania è rimasta solo Merkel

Anche il partito bavarese della CSU, alleato della cancelliera, contesta la politica migratoria del governo: “La Germania deve rimanere tedesca”.

 

8 Settembre 2016 alle 19:27

Ormai a sostenere la politica della porta aperta in Germania è rimasta solo Merkel

Angela Merkel (foto LaPresse)

Roma. Il sorpasso dei populisti di destra dell’Afd ai danni della Cdu della cancelliera Angela Merkel alle elezioni in Meclemburgo-Pomerania è stata interpretato da politici e analisti come una bocciatura della politica dell’accoglienza dei migranti sostenuta dal governo. Ad accorgersi che qualcosa è cambiato nel livello di apprezzamento dell’opinione pubblica sono stati gli stessi alleati della cancelliera, che ora avvertono il pericolo dell’ondata populista e minacciano di voltare le spalle alla CdU. La perdita di consensi preoccupa in particolare l’Unione cristiano sociale della Baviera (Csu), l’ala regionale del partito della Merkel.

 

Venerdì e sabato, in occasione della riunione del partito, i delegati della Csu discuteranno un documento che lo Spiegel ha potuto visionare in anteprima. Nel testo si critica la quasi totalità delle misure d’accoglienza sostenute finora dalla Merkel: dal multiculturalismo che minaccia l’identità tedesca, alla libertà concessa agli immigrati di indossare il burqa (definito “simbolo della sottomissione delle donne, inaccettabile nella nostra società” e “uniforme dell’islamismo”), fino agli sforzi compiuti per l’integrazione (“Coloro che vogliono venire nel nostro paese devono conformarsi a noi”, recita il documento).

 

Il messaggio diretto a Berlino è che “a decidere di accogliere o meno (i migranti, ndr) deve essere la nazione” e che “la Germania deve restare tedesca”. Pertanto, spiega il documento, la priorità dell’accoglienza deve essere garantita a coloro che provengono “dall’area culturale cristiana e occidentale” e serve un tetto di 200 mila migranti accolti l’anno (esclusi “coloro che hanno davvero necessità di asilo”), l’abolizione della doppia nazionalità (“perché non si può essere servi di due padroni”) e la cancellazione di qualunque trattativa con la Turchia per la liberalizzazione dei visti.

 

Le critiche rivolte alla Merkel dalla Csu rischiano di andare oltre un semplice documento programmatico. Secondo un’indiscrezione del tabloid tedesco Bild, diversi membri del partito stanno facendo pressione sul premier bavarese Horst Seehofer per negare il sostegno alla possibile candidatura della cancelliera alle elezioni del 2017. Al congresso del partito dello scorso anno, pochi giorni dopo che Merkel aveva deciso di tenere aperti i confini con i Balcani, lo stesso Seehofer aveva attaccato la scelta del governo di accogliere chiunque davanti a circa 800 delegati. All’indomani del voto in Meclemburgo-Pomerania, il premier bavarese è tornato all’assalto e ha imputato la responsabilità della sconfitta alla cancelliera e alla sua “disastrosa politica dell’accoglienza”.

 

Tra i capofila della spallata, dice Bild, è il giovane rappresentante del Csu, Hans Reichert. A confermare i malumori, inoltre, ci sarebbe anche il mancato invito della Merkel al congresso del Csu in programma il prossimo novembre. La Merkel non ha ancora formalizzato la sua candidatura alle politiche dell’anno prossimo, ma per molti il discorso tenuto mercoledì al Bundestag al ritorno dal G20 in Cina ha avuto il sapore dell’autoinvestitura: “Sono sicura che se ci atterremo alla verità otterremo ciò di cui abbiamo bisogno, la fiducia delle persone”, ha detto Merkel in difesa della politica dell’accoglienza. “Il cambiamento non è un male. La Germania resterà la Germania con tutto ciò che amiamo e custodiamo” (una frase che per Bild diverrà lo slogan della prossima campagna elettorale).

 

A metà settembre si rinnoverà il senato locale di Berlino e Merkel si avvicina al prossimo confronto con la Grande coalizione con i socialisti dell’Spd in piena crisi. Benché i numeri a livello federale dicano che la Cdu è il partito col maggior numero di consensi (33 per cento, secondo i sondaggi), è pur vero che altri sondaggi indicano una crescente preoccupazione dei tedeschi per il rischio di attentati terroristici e per un afflusso incontrollato dei migranti. A sinistra, anche i socialisti hanno perso in media tra i quattro e i cinque punti percentuali rispetto al 2011, voti che secondo gli analisti sono finiti proprio ai populisti dell’Afd. La vittoria dell’Spd in Meclemburgo-Pomerania, ha detto l’analista Josef Janning al Deutsche Welle, “è solo superficiale” e le “prospettive di una coalizione di centrosinistra (alle elezioni del 2017, ndr) sono al momento scarse”. L’Afd ha rubato alla sinistra tedesca gran parte del voto di protesta, dirottandolo sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, e adesso nemmeno l’Spd è al sicuro dall’ascesa dei populisti.

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