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Il fallimento della laïcité

Non più Mosul o Aleppo: la guerra arriva sugli altari delle chiese europee. Il dialogo basta per difendersi dal jihad? La Chiesa e la ricerca di una terza via. Girotondo d’idee

28 Luglio 2016 alle 13:00

Il fallimento della laïcité

foto LaPresse

La questione di fondo è che non bisogna farsi prendere dalla voglia di rispondere sulla stessa lunghezza d’onda di quanto fatto dai terroristi in Francia. Mi sembra che si stia applicando all’Europa una dinamica che in Africa, ad esempio, è conosciuta da tempo. Quanto alla posizione della Chiesa, dobbiamo tenere presente che vi sono chiare riserve, a cominciare da una cultura religiosa imbastita sul concetto di misericordia. La reale questione è comprendere se si è lavorato a sufficienza sul terreno della prevenzione, e non mi riferisco unicamente alle misure di sicurezza.

 

Guardiamo alla Francia: per decenni si è detto che la laicità avrebbe risolto tutti i problemi, che ai singoli culti si sarebbe sostituito, su scala generale, il culto della nazione. E i terroristi avvengono proprio nella patria della laicità, cioè della pretesa utopica di rendere tutti più o meno uguali. Così, si è deciso che il velo non si indossa, che non si può ostentare alcun simbolo religioso. Un modello che oggi sta mostrando il suo fallimento. Qualcuno si è mai domandato per quale motivo queste comunità – e basta recarsi a Saint Denis per rendersene conto –  dovrebbero identificarsi con i princìpi della Francia? Perché dovrebbero essere ancorate ai valori della République? E’ come pretendere che i giovani italiani siano formati ai valori della Resistenza. La realtà che abbiamo davanti agli occhi è che queste comunità, il cui inserimento sociale non è riuscito, non hanno nulla da perdere nel farsi trascinare dal richiamo – ora così potente – della guerra santa.

 

Quanto al fatto che in Italia, almeno fino  a oggi, non vi sia stato alcun episodio come quelli visti in Francia o Germania, ritengo che lo si debba anche alla strarodinara capillarità delle reti sociali e caritative. Un sistema molto più performante di quanto si pensi. Asili notturni, centri ricreativi, oratori, luoghi di aggregazione. E qui il ruolo della Chiesa è straordinario.

 

 

Franco Garelli, docente di Sociologia dei processi culturali, Università di Torino

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