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Brexit, ci vuole più integrazione, subito

Il futuro del Regno Unito: oggi si vota sulla Brexit. Ma come dovrebbe essere l'Ue che funziona? Ce lo dicono alcuni politici, esperti e giornalisti.

23 Giugno 2016 alle 11:29

Brexit, ci vuole più integrazione, subito

Polonia. Il palazzo della Cultura e della Scienza di Varsavia illuminato dalla Union Jack (foto LaPresse)

Oggi si vota nel Regno Unito al referendum sulla permanenza nell’Unione europea. In gioco non c’è soltanto lo status britannico ma il futuro di tutto il continente. Abbiamo chiesto ad alcuni esperti internazionali che cosa pensano di questa consultazione e soprattutto come immaginano, come sognano, un’Europa che funziona. Per alcuni la Brexit è un’opportunità anche per il continente, per altri un disastro, tutti dicono che è necessario, comunque vada, reagire in fretta. Ecco l'intervento di Eric Heyer. Tutti gli altri interventi sono disponibili nel Foglio di oggi, che potete scaricare qui.


 

Maggior trasferimento di sovranità, un budget europeo con un governo della zona euro, un Parlamento della zona euro e delle istituzioni europee forti che permettano un’integrazione politica: questa è la direzione verso cui l’Europa deve a mio avviso incamminarsi. Tutto ciò permetterebbe una coordinazione delle politiche macroeconomiche in seno alla zona euro, uscendo dagli egoismi nazionali per tendere verso una vera integrazione. Abbiamo una moneta unica, abbiamo un tasso di interesse gestito da una sola banca, la Banca centrale europea, ma non abbiamo ancora una strategia comune, non abbiamo finito la costruzione della zona euro, che attualmente non funziona.

 

E’ necessaria un’armonizzazione fiscale e un’integrazione più forte degli stati membri. La vittoria del “leave” nel referendum di oggi sulla “Brexit” potrebbe o rafforzare lo spirito europeo o creare una situazione nella quale ogni stato membro negozia le sue condizioni e chiede eccezioni. In questo secondo caso, potrebbe esserci effettivamente un effetto domino. Se il fronte del “Brexit” avrà la meglio, anche i cittadini degli altri paesi europei potrebbero avere il desiderio di pronunciarsi sulla permanenza o meno nella zona euro. Temo, tra l’altro, che se oggi fosse indetto un referendum in ogni paese europeo, il partito del “remain” non avrebbe vita facile. Il rischio di contagio è innegabilmente lì. Per questo, indipendentemente dal risultato di oggi, l’Europa deve avviarsi rapidamente verso un’integrazione politica.

Eric Heyer, direttore dell’Observatoire français des conjonctures économiques, centro di ricerca economica di Sciences Po (testo raccolto)

 

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