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Giustizia per Regeni e realismo diplomatico non sono in contraddizione

Come può difendere la propria dignità un paese come l’Italia? Continuando a insistere per ottenere verità e giustizia, senza abbandonare i propri interessi

30 Marzo 2016 alle 14:32

Giustizia per Regeni e realismo diplomatico non sono in contraddizione

Manifestazione per Giulio Regeni davanti l'Ambasciata di Egitto

L’efferato assassinio e le torture subite da Giulio Regeni in Egitto suscitano orrore e indignazione. E’ giusto che le autorità italiane esercitino tutte le pressioni possibili per ottenere la verità, per scomoda che sia per il regime militare del Cairo. Sta in questo, nel non rinunciare a una richiesta sacrosanta di giustizia, la dignità di un paese, non nel trasferire il contenzioso sul terreno delle relazioni politiche, economiche e diplomatiche, in primo luogo perchè mosse di questo genere finirebbero con l’essere controproducenti.

 

Ci sono altre vicende aperte in cui non si riesce a ottenere giustizia per i cittadini italiani. La famiglia della vittima del terrorista assassino Cesare Battisti soffre a vedere che il colpevole di questo reato, condannato dalla magistratura, si gode la vita sulle spiagge brasiliane grazie alla protezione del governo di quel paese. A Brasilia però è rimasto l’ambasciatore italiano, e ora, l’ex presidente Ignacio Lula da Silva, che rischia il carcere per un attacco giudiziario, pare intenzionato (almeno così scrivevano i giornali spagnoli di qualche giorno fa) a chiedere asilo politico proprio all’Italia, se non riuscirà a respingere il mandato di cattura.

 

In India un fuciliere della Marina italiana, Salvatore Girone, è sottoposto a un regime di detenzione da quattro anni, senza che nei suoi confronti venga ufficializzata una incriminazione. Non è stata neppure effettuata l’indagine balistica per stabilire se i proiettili che hanno ucciso i pescatori indiani siano compatibili con le armi in dotazione ai nostri marò. Anche a Nuova Delhi c’è un ambasciatore italiano che fa il possibile per sostenere le ragioni dei marò perseguitati, e anche per questo è stato possibile raccogliere gli argomenti sui quali si basa oggi la richiesta di scarcerazione avanzata dall’Italia al tribunale internazionale.

 

Come può difendere la propria dignità un paese come l’Italia? Continuando a insistere per ottenere verità e giustizia con tutti gli strumenti disponibili. Chi pensa che per affermare i propri princìpi convenga abbandonare i propri interessi, rompere relazioni politiche ed economiche necessarie, alzare polveroni, sembra più sensibile alle tragedie umane, ma in realtà punta a interventi che ne allontanerebbero la soluzione. Contrapporre la dignità agli interessi legittimi porta in un vicolo cieco, fa sentire ancora più lancinante la sensazione di impotenza e la trasforma in rabbia cieca. In un mondo sconvolto da pericoli e contrapposizioni antiche che si presentano sotto forme nuove e ancora più terribili, bisogna prima di tutto tenere i nervi saldi, sostenere con decisione e senza tregua le proprie buone ragioni, nell’ambito di un sistema di relazioni internazionali che va rafforzato, anche per mantenere aperta la speranza di ottenere verità e giustizia.

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