Il corpo di Giulio

Le spoglie di Regeni siano esposte in San Pietro. Il suo è un martirio in tutto e per tutto. E che la Chiesa si riscatti dalla pigrizia figurativa: occorrono immagini nuove, che ricordino a noi tutti cosa significa oggi vivere e morire.

6 Aprile 2016 alle 06:00

Il corpo di Giulio

Ai genitori di Giulio e a noi tutti può recare conforto, e speranza in un mondo migliore, l’idea che sotto tortura il ragazzo subisse l’inferno con una forza d’animo superiore, dedicata a tutti i bambini martiri in ogni dove. Ho fede che sia andata proprio così: il bellissimo volto di Giulio, che le foto dei tempi lieti ritraggono in letizia con gatti, ragazze e una pensierosa solitudine, si staglia ancora più luminoso nel martirio, sicché la madre ha potuto riconoscerlo dalla punta del naso, quella nobilissima madre che prima di permettersi il lusso delle lacrime desidera portare a termine la sua battaglia di verità.

 

Ma noi già fin d’ora possiamo, dobbiamo piangere davanti a quell’immagine. Il pianto è necessario, lava e rinfresca il nostro volto segnato dalla fatica di vivere e lo consegna alla verità e alla bellezza, il giorno del Giudizio solo le lacrime saranno pesate. Quelle lacrime che Giulio nel suo martirio ha versato per tutti noi, noi le accettiamo e riversiamo a remissione dei nostri peccati, che al cospetto di un simile evento paiono ancora più miserabili. Dopo che la mamma di Giulio Regeni ha detto di volere rendere pubblico il volto massacrato del figliolo se non si chiarisce l’accaduto e non si catturano gli assassini e i mandanti, alcuni hanno applaudito, altri sono perplessi.

 

Personalmente sarei per l’esposizione del corpo Santo e Martire del ragazzo non tanto sul web quanto a San Pietro. Una novella iconologia, un’inaudita teologia, una fiammeggiante liturgia, ove agli angeli di Giotto e di Rosso Fiorentino siano accostati i volti dei bambini fatti a pezzi dai terroristi dell’Isis e delle bambine stuprate e uccise da Boko Haram. Tenebrae non praevalebunt, e neppure l’iconoclastia: i giovani visi sfigurati dai diavoli sono trasfigurati dalla gloria eterna, gli assassini hanno pensato di distruggerli ma, beffati dalla Divina Provvidenza, i coltelli e le mazze dei torturatori scolpiscono volti immortali. A noi ogni giorno onorarli; guai cercare di minimizzarli o metterne in dubbio la santità, diverremmo complici di Satana; i ragazzi che s’avventurano per il mondo cercando di capirlo e di goderlo, portandovi una luce, una estrema giovinezza, sono beati, Santi Martiri se il loro cammino è oltraggiato e punito.

 

Occorrono immagini nuove

 

Le chiese, innanzitutto: è il momento del riscatto da una certa attuale pigrizia figurativa dopo secoli di rivoluzionario splendore che i Lumi e gli Ottobri se li sognano. Ringraziamo la Chiesa, la sua libertà e lungimiranza, che con audacia scevra da ogni pruderie non ha esitato a offrirci nei secoli un Cristo battezzato nel fiume o morente sull’arido colle, con immagini così ardite e colme di sensuale nudità che hanno fatto fremere e innamorare uomini e donne. Gesù Cristo, che da duemila anni ammiriamo nella sua unicità pur tra discepoli e nemici, ora chiede fratelli in gloria con cui condividere le cattedrali e le chiesette di montagna. Come Javhè a un certo punto si stancò della sua solitaria esistenza, così Cristo si stanca della sua bellezza, e si annoia. Ritratti meschini se non addirittura orrendi stanno invadendo i luoghi sacri, veri sfregi alla Sua maestosa grazia.

 


"Deposizione borghese" di Raffaello


 

L’attuale impossibilità di dipingere Cristo ci dice che occorrono immagini nuove, che ricordino a noi tutti cosa significa oggi vivere e morire. Oggi, ogni giorno, ogni notte. Immagini che ci facciano anche star male per la loro crudezza, per poi, fissandole con amore e desiderio, meditandole con la passione dell’anima, scoprire tutto il bene che ci donano. Il volto e il corpo di Giulio e degli altri angeli martirizzati sono un’opera d’arte di Dio. Che risplendano in San Pietro, avvolti in un manto di stelle, o più semplicemente in quella maglia verde scura su una camicia rossa bordeaux che la sua mamma ricorda in parlamento; un parlamento mi auguro in lacrime, perché non credo che mai si siano sentite parole così ferme e profonde in quel luogo tanto spesso impregnato di intrighi e menzogne.

 

E quando la mamma di Giulio spiega del perché nonostante i tentativi di dissuaderla lei ha voluto vederlo ancora una volta, e di come tutto il male del mondo si era riversato su di lui “con colori che non vi dico”… così, terminato quel quarto d’ora che mi ha fatto andare il cuore di traverso, mi sono chiesto come sia possibile dopo simili parole che noi si faccia ancora i cretini.

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