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Così le tasse dei cittadini britannici finiscono nelle tasche di Hamas

Un'inchiesta del Daily Mail spiega come gli aiuti finanziari del governo di Londra siano utilizzati dall'Olp per sovvenzionare attività terroristiche

29 Marzo 2016 alle 18:07

Così le tasse dei cittadini britannici finiscono nelle tasche di Hamas

Un gruppo di sostenitori di Hamas (foto LaPresse)

Miliardi e miliardi di sterline dei contribuenti inglesi sono finiti nelle mani del terrorismo palestinese. Domenica il quotidiano britannico Daily Mail ha rivelato come gli aiuti finanziari della Corona di Sua Maestà siano arrivati ad attentatori suicidi palestinesi, impegnati nell'Intifada contro Israele. Si tratta di un utilizzo del denaro pubblico che, specialmente dopo le stragi di Bruxelles, rischia di accendere ancor di più il dibattito pubblico inglese sul terrorismo e sulla politica estera. Londra è tra le principali economie del mondo quella che destina la più alta percentuale del suo elevato reddito nazionale lordo in aiuti esteri: lo 0,7 percento, un obiettivo, noto come “ODA/GNI target”, fissato per legge (unico caso tra i paesi del G7). Il Mail ha lanciato una campagna informativa per “porre fine alla follia degli aiuti” e ha promosso una petizione sul sul sito di Downing Street affinché il Parlamento riapra il dibattito sul tema. Tra i parlamentari a sostegno della battaglia c'è il conservatore Philip Davies che ha dichiarato: “In un momento in cui stiamo facendo tagli a casa è completamente ingiustificabile continuare ad aumentare ogni anno la somma che spendiamo in aiuti all'estero”.

 

L'inchiesta del Daily Mail ha rivelato gli inganni dell'Autorità palestinese che, nonostante le promesse di porre fine al finanziamento dei terroristi condannati, continua a consentire che l'Olp lo faccia al suo posto. Ammontano a 72 milioni di sterline i fondi che la Corona invia in Palestina ogni anno, più di un terzo dei quali arriva direttamente nelle casse dell'Autorità palestinese che non nasconde il suo sostegno al terrorismo contro gli “occupanti” israeliani. Senza dimenticare i casi in cui gli stipendi finiscono alle famiglie dei kamikaze deceduti: molti uomini di Hamas hanno già ricevuto somme superiori alle centomila sterline per il loro devoto impegno nell'Intifada palestinese contro Israele, gli israeliani e gli ebrei.

 

Sulle pagine dello stesso Daily Mail, il giornalista Ian Birrell racconta la storia di Ahmad Musa, un terrorista palestinese condannato all'ergastolo per un duplice assassinio confessato. Musa è stato rilasciato dopo soli cinque anni in virtù di un accordo di pace e l'Autorità palestinese gli garantisce uno stipendio mensile di 605 sterline in nome di una presunta “assistenza sociale”. È ciò che molti in occidente definiscono la pratica delle “ricompense per omicidio” e che troppo spesso riguarda proprio i soldi che giungono nelle casse palestinesi via Inghilterra, Europa e Stati Uniti. Di incentivi finanziari enormi per compiere atti terroristici contro gli ebrei ha parlato Tzipi Hotovely, vice ministro degli Esteri di Israele.

 

Tassi di disoccupazione alle stelle, povertà diffusa e una persona su tre in difficoltà alimentari. Questo è il quadro dell'economia palestinese, con l'Autorità che dipende per quasi metà del suo bilancio dagli aiuti stranieri che utilizza per sostenere il suo progetto terroristico piuttosto che aiutare, come promesso, la sua economia. Da un recente rapporto del MEMRI pubblicato dal Jerusalem Post, è emerso come le molte organizzazioni palestinesi sostenute finanziariamente da organismi occidentali sono impegnate in prima linea nell'incitamento e nel sostegno al terrorismo. Sebbene le intenzioni delle organizzazioni occidentali siano orientate verso azioni costruttive per la società palestinese, l'autore del rapporto, Batsheva Shanee, invita le diverse organizzazioni finanziatrici a “esaminare gli ordini del giorno delle strutture di destinazione e fare in modo che i loro fondi vengano utilizzati per gli scopi previsti”.

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