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Madrid è paralizzata, ma dalla Catalogna ai Paesi Baschi arrivano i movimenti centrifughi

Il premier designato Pedro Sánchez ha presentato al Parlamento il suo progetto di governo, ma non ha una maggioranza. La preoccupazione è tutta per la liberazione del leader basco Arnaldo Otegi

1 Marzo 2016 alle 19:41

Madrid è paralizzata, ma dalla Catalogna ai Paesi Baschi arrivano i movimenti centrifughi

Arnaldo Otegi

Pedro Sánchez ha parlato per un’ora e mezza oggi pomeriggio al Parlamento di Madrid, un discorso fiume con un solo obiettivo in testa: sedurre i suoi ascoltatori. Ma a giudicare dalle reazioni, l’opera di seduzione non è andata in porto, e la Spagna è nel bel mezzo della paralisi. Oggi il leader del Partito socialista spagnolo e candidato designato al governo ha tenuto il suo discorso d’investitura davanti al plenum del Parlamento spagnolo, presentando il risultato di quasi un mese di negoziati: una coalizione a due tra i socialisti (Psoe) e la formazione centrista Ciudadanos. Domani c’è la prima votazione, in cui per formare il governo serve la maggioranza qualificata dei voti, ma la piccola coalizione di Sánchez è molto lontana non solo dalla maggioranza qualificata, ma anche dalla maggioranza semplice. Per sopravvivere ha bisogno o del sostegno di una delle altre due grandi forze in campo, Partito popolare e Podemos, oppure (nella seconda sessione, programmata per venerdì, quando per la formazione dell’esecutivo è sufficiente che i voti a favore siano più di quelli contrari) della loro astensione per formare un governo di minoranza.

 

Sánchez ha parlato con trasporto, ha ripetuto i punti del piano economico moderatamente socialdemocratico ideato con Albert Rivera di Ciudadanos, ha detto che alle elezioni del 20 dicembre gli spagnoli hanno dato una chiara indicazione per un governo del “cambiamento”, ha detto che adesso c’è un solo valore e una sola direzione da seguire: “el entendimiento”. Prima del discorso, aveva cercato fino all’ultimo di raggiungere un accordo in extremis. Ma la risposta, almeno per ora, è stata un no secco. Mariano Rajoy, premier facente funzioni e leader popolare, ha espresso il suo su Twitter, oltre che in un discorso di risposta in cui, con una certa perfidia, dopo due mesi di umiliazioni a opera del socialista ha fatto capire che si aspetta a breve il disastro del governo Sánchez; Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha invece definito il discorso “deludente”, mettendo una pietra tombale sulle speranze della piccola coalizione. La Spagna sembra così condannata all'immobilismo o a nuove elezioni, benché Sánchez non abbia abbandonato le sue speranze per un esecutivo.

 

[**Video_box_2**]Ma mentre a Madrid la classe politica si contorce nel dissenso totale, nelle periferie iniziano a percepirsi movimenti centrifughi. Non è solo la questione della Catalogna, il cui progetto di secessionismo unilaterale è iniziato da mesi. I Paesi Baschi, finora spettatori interessati degli eventi di Barcellona, sono tornati oggi sulle prime pagine di tutti i giornali spagnoli dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di Arnaldo Otegi, leader indipendentista che ha scontato sei anni e mezzo di prigione per aver tentato di ricostituire il partito Batasuna, considerato il braccio politico dell’Eta, e che più in generale ha passato gli ultimi vent’anni tra carceri e tribunali. Otegi non è un leader basco qualunque, è il padre spirituale del movimento indipendentista, difeso come prigioniero politico da ong e premi Nobel e, dicono gli analisti, il leader giusto per portare i baschi al livello successivo: quello della legittimazione politica e di un processo indipendentista che non passi per le armi dell’Eta, ma per la via catalana. E’ uno scenario remoto. Alle ultime elezioni, nei Paesi Baschi i partiti indipendentisti sono stati superati da Podemos (il cui leader è stato assalito dalle critiche per aver definito anche lui Otegi come un prigioniero politico). Ma le dinamiche tra centro e periferia si intersecano in maniera perversa. Già adesso la Catalogna sta cercando di accaparrarsi più spazio possibile approfittando del vuoto politico a Madrid. Se dovessero iniziare altre periferie, le sfide per Sánchez (o per il suo sostituto) potrebbero diventare troppe.

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