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L’appoggio cinese ai traffici nordcoreani

Dopo il terremoto artificiale provocato da un non ancora verificato test termonucleare, rivendicato dalla Corea del nord il 6 gennaio scorso, la comunità internazionale ha improvvisamente riscoperto la minaccia del regime di Pyongayng. Mentre l’America chiedeva una reazione internazionale, alcuni analisti iniziavano a notare un cambiamento nel sostegno della Cina alle provocazioni della Corea del nord.

29 Gennaio 2016 alle 15:59

L’appoggio cinese ai traffici nordcoreani
Roma. Dopo il terremoto artificiale provocato da un non ancora verificato test termonucleare, rivendicato dalla Corea del nord il 6 gennaio scorso, la comunità internazionale ha improvvisamente riscoperto la minaccia del regime di Pyongayng. Mentre l’America chiedeva una reazione internazionale, alcuni analisti iniziavano a notare un cambiamento nel sostegno della Cina alle provocazioni della Corea del nord. La comunità internazionale considera da sempre Pechino il maggiore alleato di Pyongyang. Ma è un’alleanza scomoda perfino per il presidente cinese Xi Jinping, perché mina la sua credibilità come potenza egemone asiatica. E’ per questo motivo che dopo il presunto test termonucleare, Washington ha iniziato a considerare l’ipotesi che la Cina potesse approvare un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Corea del nord. Ieri però Pechino ha confermato, per l’ennesima volta, di non essere d’accordo. In una conferenza stampa nella capitale cinese, davanti al segretario di stato americano John Kerry, il ministro degli Esteri Wang Yi ha detto che “le sanzioni non sono una soluzione”. Kerry ha poi commentato: “Con tutto il rispetto, più significative e pesanti sanzioni sono state comminate all’Iran, che non ha armi nucleari, rispetto alla Corea del nord, che le ha. E con l’Iran abbiamo implementato un accordo con una apprezzabile cooperazione tra Cina, Russia, Inghilterra, Francia, Germania – tutti hanno lavorato insieme per affermare un principio fondamentale e rinforzare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, di cui Cina e Russia sono membri permanenti. Lo scorso anno si è assistito a un riavvicinamento strategico tra Mosca e Pyongyang. Se, da un lato, il Cremlino ha condannato il test termonucleare e rifiuta di riconoscere la Corea come stato nuclearizzato – scrive sul Diplomat Samuel Ramani dell’università di Oxford – è pur vero che Mosca ha ottimi legami sia con la Corea del nord sia con la Corea del sud, ed è vista da entrambi i paesi come un potenziale stabilizzatore della penisola, preferito di certo a Washington.
Esattamente un anno fa è stato pubblicato un report redatto da esperti del Consiglio di sicurezza dell’Onu che investigavano sull’efficacia delle sanzioni sulla Corea del nord. Nel report di 76 pagine vengono descritti i metodi utilizzati da Pyongyang per eludere sistematicamente le sanzioni economiche a cui è sottoposta. Per esempio, qualche anno fa due Mig-21 furano trovati sotto tonnellate di sigari cubani su un cargo di una compagnia nordcoreana sottoposta a sanzioni. Il nome della compagnia era stato semplicemente cancellato dalle navi cargo.

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