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La Nato si allarga al Montenegro e sfida la Russia

Via libera al processo di adesione di Podgorica all'Alleanza atlantica. Mosca minaccia di interrompere le relazioni col paese balcanico. Ma il filo-atlantismo di Djukanovic non piace nemmeno a molti montenegrini

2 Dicembre 2015 alle 18:28

La Nato si allarga al Montenegro e sfida la Russia

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (a destra) e il vice premier montenegrino Igor Luksic (foto LaPresse)

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha annunciato oggi di aver avviato le procedure di adesione del Montenegro all’Alleanza atlantica. A 16 anni dai bombardamenti della comunità internazionale su Podgorica durante la guerra in Kosovo, la decisione della Nato arriva mentre le relazioni con Mosca attraversano un momento delicato. Fonti del Cremlino hanno riferito all’agenzia di stampa russa Ria che Mosca è pronta a interrompere ogni progetto di cooperazione col Montenegro. Viktor Ozerov, capo del Consiglio federale della Difesa russa, ha aggiunto che il dialogo con Podgorica potrebbe risentirne anche sul fronte della collaborazione militare. L’estensione della Nato alla regione balcanica, e in generale ai paesi ex satelliti dell’Unione sovietica, rappresenta per la Russia un atto ostile che potrebbe “mettere a repentaglio la sicurezza europea e le relazioni tra Russia e Nato”, ha spiegato il ministero degli Esteri di Mosca.

 

Il dialogo tra la Nato e la Russia è congelato dallo scorso anno, dall’inizio della crisi ucraina. I tempi dell’accordo di cooperazione di Pratica di Mare del 2002 non sono mai stati così lontani: mentre gli Stati Uniti e l’occidente cercano una difficile cooperazione con Mosca per risolvere la crisi siriana, i Balcani diventano un nuovo terreno di scontro. A poco sono valse le parole del segretario di stato americano John Kerry pronunciate per tranquillizzare Mosca: “La Nato non è una minaccia per nessuno”, ha detto, “è un’alleanza difensiva e non è focalizzata sulla Russia”.

 

Sebbene il vicepremier montenegrino Igor Luksic abbia definito l’adesione del Montenegro “un segnale positivo per tutti i Balcani occidentali”, anche l’opinione pubblica del piccolo paese è divisa. Al tempo della guerra in Kosovo, i bombardamenti della Nato colpirono anche il Montenegro, che all’epoca era ancora unito alla Serbia. Ancora oggi resta vivo nel paese un forte legame con Belgrado, ultimo governo filorusso nella regione, molto influente nella vita politica del vicino Montenegro. Il maggior partito di opposizione al governo filoccidentale di Milo Djiukanovic è il movimento di destra di Nuova democrazia serba (Nova). Sostenuto dalla Russia, Nova chiede da tempo le dimissioni del presidente per la sua politica considerata troppo atlantista e per la sua incapacità nell’arginare il vasto sistema di corruzione nel paese. Lo scorso 24 ottobre circa 5 mila sostenitori di Nova, alcuni dei quali armati di bombe Molotov, hanno manifestato per le strade di Podgorica per chiedere lo scioglimento del Parlamento. Il sentimento filorusso pervade ampi strati dell’opinione pubblica, come dimostrato anche da un recente sondaggio sull’ipotesi di adesione alla Nato. Il risultato dà l’immagine di una spaccatura netta: il 36,5 per cento si è detto favorevole, ma il 36,2 per cento ha espresso parere negativo. “E’ un’operazione politica, non una priorità del popolo montenegrino, come confermano tutti i sondaggi”, aveva detto lo scorso luglio uno degli esponenti dell’opposizione, il leader del Partito socialista del popolo Srdjian Milic durante una sua visita a Mosca.

 

[**Video_box_2**]Con l’adesione del Montenegro, l’Alleanza riprende una fase di espansione interrotta nel 2009, quando Croazia e Albania si aggiunsero alla Slovenia tra i paesi balcanici diventati membri ufficiali (anche la Bosnia Herzegovina e la Macedonia hanno già intrapreso l’iter d’adesione). Il contenzioso tra Nato e Russia sul Montenegro segue quello che riguarda l’adesione della Georgia. Il paese transcaucasico avviò formalmente la procedura di adesione nel 2005, ma da allora il passaggio dallo status di “partner” a quello di “membro” è stato sempre rimandato. In una recente dichiarazione congiunta, gli stati membri della Nato hanno auspicato che l’iter si concluda in breve tempo per garantire al paese la protezione necessaria dalla Russia, che già nel 2008 arrivò alla guerra con Tbilisi per arginare le aspirazioni atlantiste della Georgia. “La presenza stabile di truppe russe nell’Ossezia del sud e in Abkhazia contraddice sfacciatamente le norme del diritto internazionale”, diceva il documento dei paesi membri della Nato. Eppure, il rischio di un confronto armato diretto con Mosca sulla base dell’articolo 51 della Carta atlantica (valido solo per i paesi membri e non per quelli partner come la Georgia) è stata finora una remora sufficiente per rallentare il completamento dell’iter di adesione. Già dal summit di Varsavia previsto nel luglio del prossimo anno, la Nato potrebbe ufficializzare l’adesione del Montenegro e, ha detto oggi Stoltenberg, “intensificare il processo di cooperazione” con la Georgia.

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