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“Una regia dietro l’esodo di massa e il sonno dell’occidente”

Il nazionalista austriaco Heinz-Christian Strache spiega il cupio dissolvi dell’Europa. Populista? “Un complimento”

23 Novembre 2015 alle 13:13

“Una regia dietro l’esodo di massa e il sonno dell’occidente”

Poliziotti greci respingono migranti al confine greco-macedone (foto LaPresse)

Vienna. C’è una regia occulta dietro all’esodo di massa al quale assistiamo e l’Unione europea si è fino a oggi mostrata incapace di venirne a capo. Anzi, si è appiattita sulla scellerata politica di accoglienza di Angela Merkel. L’Europa non vuole vedere, ma i suoi cittadini vedono bene quali conseguenze sociali, economiche, di destabilizzazione tutto questo avrà in futuro. Per questo è ai partiti nazionalisti che sempre più elettori si affidano. Se l’Europa non vuole disintegrarsi deve diventare una confederazione di stati, non un costrutto imposto dall’alto. Di tutto questo Heinz-Christian Strache, capo del partito nazionalista austriaco Fpö, è fermamente convinto. Strache ha 46 anni, capelli corti e leggermente brizzolati, ma un fisico asciutto e sportivo. Il Foglio lo incontra a Vienna, nel suo ufficio all’ultimo piano di un palazzo d’epoca dal quale si domina la città, un tempo il cuore dell’impero asburgico. Un impero fatto di un guazzabuglio di popoli ed etnie. Ma proprio a Vienna nelle recenti elezioni amministrative l’Fpö ha ottenuto il 30,7 per cento di voti, posizionandosi dietro ai socialdemocratici (39,5 per cento) e ben prima del partito popolare (Övp) che con il 9,2 per cento è finito addirittura dietro ai Verdi. “Sì, ma gli imperi tenuti insieme dall’alto si sfaldano” dice Strache. “E’ accaduto a quello asburgico, a quello sovietico, è successo alla Jugoslavia”. Ora potrebbe sfaldarsi pure l’Unione Europea.

 

Secondo Strache c’è un unico modo per salvare l’Europa, prendere a modello la Svizzera. “La Svizzera si compone di tre etnie, ma non ricalca il modello multikulti. Anzi, ha strutture etniche ben delimitate, unite da una struttura confederale ordinata, voluta e votata dai cittadini”. La costruzione di una confederazione europea è anche l’obiettivo al quale aspira il neonato eurogruppo di destra formatosi a metà giugno a Strasburgo. Ne fanno parte il Front national di Marine Le Pen, il Partito popolare per la libertà dell’olandese Geert Wilders, la Lega nord, il Vlaams belang del fiammingo Bruno Valkeniers. Altro obiettivo comune è l’uscita dall’euro, “fonte di instabilità che rischia di far saltare tutto il progetto europeo. Stavamo molto meglio senza la moneta unica e chi fino a oggi non ce l’ha cresce più di noi”. Uscire dall’euro converrebbe alla Francia e all’Italia “mentre noi austriaci dovremmo prima vedere cosa fanno Germania e Olanda, che sono i nostri mercati di riferimento”.

 

Altrettanto importante è la difesa dei valori dell’occidente cristiano e una politica a favore delle famiglie per contrastare il declino demografico. “Mi danno del populista, ma non capiscono che è un merito, non un demerito esserlo. Io mi batto per il mio popolo”. E così fanno gli altri del nuovo eurogruppo, per questo Strache è sicuro che quello delle prossime elezioni europee del 2019 sarà il momento della verità. Anche grazie all’Italia e a “una forza della natura ” come Matteo Salvini: “Uno che si dedica anima e corpo alla sua missione. Salvini è l’uomo giusto per fare della Lega Nord un partito italiano nazionale”. L’Ukip non fa parte del gruppo, Strache spera però di riuscire a convincere per il 2019 anche Nigel Farage a unirsi. Poi c’è la Germania con il nuovo partito Afd e il movimento Pegida. “L’Afd è il primo vero partito per la libertà, mentre Pegida è un movimento che merita tutto il nostro rispetto perché è scaturito dalla società civile. Discriminarlo sarebbe un errore madornale”. Il che non toglie che oggi cantare fuori dal coro è rischioso perché si finisce subito nell’angolo. “Ma sia ben chiaro, noi condanniamo decisamente l’antisemitismo, qualsiasi forma di fascismo e di radicalismo”. Quanto possa essere rischioso nuotare fuori dal mainstream lo dimostra il caso del premier ungherese Viktor Orbán, sottolinea Strache. Sono mesi che l’Ue non sa far altro che convocare vertici senza prendere però vere iniziative che frenino questa “moderna migrazione”. “Toccherebbe dunque ai singoli stati difendere i propri cittadini. Solo che Orbán è uno dei pochi ad aver agito in tal senso, anche nell’interesse dell’Ue”.

 

Strache non ne vuole sapere di restrizioni alle libertà individuali per contrastare il terrorismo. “Perché, invece, non si chiudono le associazione, le moschee dove predicano i radicali? Perché in Austria se si combatte in un esercito straniero si perde automaticamente la cittadinanza, ma i cosiddetti foreign fighters fanno ritorno in patria senza che venga loro torto un capello?”. Per Strache dietro all’arrivo in massa dei migranti e all’inerzia dell’occidente in Siria c’è una regia occulta. Ci sono sicuramente interessi geostrategici ad aver consigliato questa passività. Tra questi quelli degli Stati Uniti, “che si sono autoeletti poliziotti del mondo”, lasciandosi però dietro non democrazia ma caos e instabilità.

 

[**Video_box_2**]E ora ci si allea con la Turchia. “Il nostro eurogruppo è decisamente contro l’ingresso di questo paese in Europa”. E non solo per la distanza culturale. “Qualcuno deve ancora spiegarci l’esodo in massa al quale assistiamo da questa estate. E’ come se qualcuno avesse premuto un interruttore per far sciamare i migranti verso l’Europa. E basta vedere le foto: la gente viene caricata su gommoni tutti uguali, con gli stessi motori fuoribordo. Difficile non supporre che dietro a ciò vi sia un business organizzato. E lo stato turco ha sicuramente delle responsabilità”. E non è affatto vero che si tratta prevalentemente di profughi siriani. Secondo i dati dei servizi segreti il 25 per cento arriva dalla Siria, o meglio ha un passaporto siriano, “ma il bagno di sangue a Parigi ci ha dimostrato che valore hanno quei passaporti”, conclude Strache.

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