Migranti sbarcano a Lesbo venerdì 6 novembre (foto LaPresse)

L'Ue sui migranti è in disfacimento

Redazione
Per ripartire con un piano europeo serve un passo indietro di Merkel

Come l’autunno non ha fermato il flusso di rifugiati, al costo di centinaia di morti e conflitti politici dentro l’Unione europea, nemmeno l’inverno ci riuscirà: secondo l’Unhcr, 600 mila migranti si imbarcheranno dalla Turchia verso le isole della Grecia nei prossimi quattro mesi. L’Ue è in disfacimento e la risposta della Commissione si dimostra tragicamente inadeguata. Solo 136 richiedenti asilo sono stati trasferiti da Italia e Grecia verso altri paesi sui 160 mila del programma di ricollocazione. Gli hotspot di Lampedusa e Lesvos sono un colabrodo. I rifugiati non vogliono registrarsi o rifiutano di essere spediti in Lussemburgo. La Grecia non ha le strutture statuali per controllare la sua frontiera. Ma anche l’efficiente Germania non è in grado di gestire 10 mila arrivi al giorno. Tra muri e controlli semi-permanenti alle frontiere, la libera circolazione di Schengen è destinata a scomparire.

 

In un vertice alla Valletta il 12 novembre, gli altri leader Ue diranno che è colpa di Angela Merkel e della sua politica della porta aperta ai siriani. In privato, la cancelliera ammette di “essere sola”. Ma, come scrive l’Economist, è anche “l’indispensabile europea”. Un modo per aiutarla c’è: “Congelare tutto, dire ai siriani che per ora non c’è più posto, blindare le coste greche, smaltire lo stock di rifugiati esistente e sostituire l’attuale programma di redistribuzione interna all’Ue con il re-insediamento direttamente dalla Turchia”, spiega al Foglio un alto diplomatico europeo. Per trasformare il caos attuale in un’operazione umanitaria organizzata serve tempo. E un piccolo passo indietro di Merkel tanto coraggioso quanto la politica della porta aperta.