Come deve reagire l'occidente alla Terza Guerra mondiale? Con le cattive maniere (e ascoltando Sisi)

Come dimostra quello che è avvenuto ieri a Parigi la "petit phrase" di Papa Francesco "è in corso la terza guerra mondiale a pezzettini" sintetizza in modo straordinario la realtà. Dobbiamo cogliere i termini di questa guerra che attraversa l'Islam e colpisce paesi fondamentali dell'Occidente e la stessa Russia. I capi di Isis usano terroristi fanatici che fanno i kamikaze ma programmano le loro mosse come in una partita a scacchi. 

14 Novembre 2015 alle 10:47

Come deve reagire l'occidente alla Terza Guerra mondiale? Con le cattive maniere (e ascoltando Sisi)

Soldati francesi in attesa prima del blitz al Bataclan (LaPresse)

Come dimostra quello che è avvenuto ieri a Parigi la "petit phrase" di Papa Francesco "è in corso la terza guerra mondiale a pezzettini" sintetizza in modo straordinario la realtà. I pezzi e i pezzettini di questa guerra sono sparsi per il mondo, dall'Afghanistan, alla Siria, all'Iraq, alla Libia, in Cisgiordania, in Tunisia, in Egitto, in Libano, in Nigeria, e in altri Paesi. Dobbiamo cogliere i termini di questa guerra che attraversa l'Islam e colpisce paesi fondamentali dell'Occidente e la stessa Russia. I capi di Isis usano terroristi fanatici che fanno i kamikaze ma programmano le loro mosse come in una partita a scacchi. 
Il loro obiettivo fondamentale e' l'espansione territoriale in Iraq e in Siria. Di conseguenza sono interessati a che la risposta militare sul terreno in quei Paesi sia di basso profilo, e allora portano l'attacco diretto a tutti quei Paesi i quali si sono affacciati sul piano militare nei loro santuari in Siria e in Iraq: di qui l'abbattimento dell'aereo russo (due piccioni com una fava:da un lato i russi, dall'altro lato l'Egitto per il turismo a Sharm El Sheik) di qui i kamikaze del Libano nel parterre degli Hezbollah, di qui l'attacco a Parigi come risposta all'intervento della aviazione francese in Siria e come dimostrazione di una geometrica potenza in grado di colpire tutti i luoghi della vita normale,dallo Stadio a un teatro, ai ristoranti. In più i terroristi che scendono in campo sono dei kamikaze, cioè si pongono solo il problema di entrare nel teatro di azione e non di come sganciarsi e uscirne.
 
Tutto ciò significa che o si riesce a bloccare preventivamente queste azioni con i servizi e con la tecnica, oppure una volta che i nuclei terroristici sono in campo i danni umani sono inevitabilmente enormi perché si tratta di gente che è sicura di morire alla fine dell'azione. Allora, se le cose stanno così, se siamo davanti alla terza guerra mondiale che si realizza in forme del tutto diverse dalle prime due, e' indispensabile in primo luogo che la risposta dei vari Stati dell'Occidente, islamici, della Russia,  della Turchia sia altrettanto globale e non parcellizzata e non indebolita da meschine logiche di potenza che finora, insieme ai tragici errori fatti dagli USA sia in Iraq che in Siria,hanno favorito la crescita di un fondamentalismo islamico che ha nel terrorismo una sua logica e organica conseguenza. In secondo luogo che l'islamismo moderato si muova sia sul terreno culturale religioso sia su quello che militare; da questo punto di vista il presidente Al Sisi ha detto cose interessanti; in terzo luogo che l'Europa e gli USA la smettano di attaccare o di sottovalutare Israele. Israele e' fondamentale per l'Occidente e per la lotta al terrorismo, e' l'unico paese totalmente democratico in Oriente ed ha un esercito e dei servizi del tutto attrezzati  per affrontare questa guerra asimmetrica.
 
[**Video_box_2**]Saggiamente Rouhani ha rinviato la sua visita in Italia. Se fosse venuto, Renzi avrebbe dovuto porgli domande pubbliche su Israele, sulle esecuzioni, sui diritti civili, sulle donne, su come si colloca l'Iran rispetto ad una serie di forze eversive. Per concludere: un interrogativo e una riflessione politica. L'interrogativo riguarda il rapporto fra la definizione data proprio dal Pontefice sulla esistenza di una terza guerra mondiale atipica e sulla realizzazione di un Giubileo che rischia di offrire un bersaglio a un terrorismo che non ha certo limiti e remore e che può essere incentivato ad agire dall'arrivo in Italia di milioni di persone rispetto alle quali, come dimostrano i fatti di Parigi, tutte le misure possibili e immaginabili possono raggiungere risultati relativi al di là delle retoriche momentanee. Ma su questo nodo e' la Chiesa in primo luogo che deve fare una riflessione. Infine una questione politica: reputano Grillo, e specialmente Salvini, che questa materia sia l'occasione di una campagna elettorale permanente ? Quando c'è' stato Charlie Hebdo Sarkozy e la stessa Le Pen hanno tenuto un comportamento assai sobrio malgrado che di argomenti per fare polemiche ce ne fossero fin troppi.

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