Occidente, guerra, inazione e senso di colpa

Perché i progressisti immaginari sottovalutano ancora i fanatismi islamisti. Molti osservatori hanno già notato che le barbarie commesse dal sedicente Califfato o da Boko Haram o da altre formazioni fanatizzate e oscurantiste non suscitano sdegno e mobilitazione negli ambienti progressisti

17 Ottobre 2015 alle 06:27

Occidente, guerra, inazione e senso di colpa

Molti osservatori hanno già notato che le barbarie commesse dal sedicente Califfato o da Boko Haram o da altre formazioni fanatizzate e oscurantiste non suscitano sdegno e mobilitazione negli ambienti progressisti. Non si è mai vista una manifestazione di massa indetta dalla sinistra per combattere questo genere di estremismi, mentre nell’analisi dei loro crimini appare sempre, nell’intellettualità gauchista, un riferimento più o meno esplicito alle responsabilità originarie del colonialismo o dell’imperialismo. Non è semplice dare conto delle radici di questo curioso atteggiamento, che risale a una forma mentis, sedimentata nel corso dell’ultimo secolo, che tende a far risalire tutti i guai del mondo al peccato originario della dominazione capitalistica. E’ bene ricordare che la rivoluzione khomeinista, che pure aveva mostrato immediatamente il suo carattere reazionario e illiberale, già quando prima della presa del potere incendiava le sale cinematografiche in cui si proiettavano film “blasfemi” uccidendo decine di spettatori, suscitò addirittura entusiasmo negli ambienti progressisti, che vedevano solo le nefandezze del regime di Reza Phalavi.

 

Fu questo clima a spingere l’Amministrazione americana a non fornire il sostegno necessario a mantenere al potere lo Scià, con gli effetti devastanti che ne sono seguiti. Eppure se ci sono comportamenti che si caratterizzano come oscurantisti, sono proprio quelli delle diverse consorterie islamistiche, che distruggono persino le vestigia delle civiltà precedenti, come fecero i talebani e continuano a fare ora i seguaci del Califfato. Alla base di questa visione strabica della realtà c’è un pregiudizio anti capitalistico e anti occidentale che assume persino un carattere di paradossale convinzione della totalità del dominio mondiale del “liberismo”, con la conseguenza che tutto ciò che si sottrae e contrasta questo dominio e questa aspirazione a un ordine globale viene apprezzato, indipendentemente dai suoi caratteri apertamente reazionari e autoritari. La democrazia viene considerata, in fondo, una concessione strappata dalla lotta popolare al dominio dei “grandi monopoli”, con la conseguenza che la difesa dei princìpi di libertà da parte delle potenze “imperiali” assume l’aspetto di una predicazione ipocrita.

 

[**Video_box_2**]Pronti a mobilitarsi contro ogni atto di repressione che si verifica nell’occidente democratico, i progressisti immaginari non sentono alcuna indignazione per le violenze i genocidi le persecuzioni condotte dai fanatici islamisti, le condannano a parole ma non sono spinti a muoversi attivamente per contrastarli, perché questo li confonderebbe con le iniziative promosse dai governi occidentali (compreso quello russo che viene considerato tra i peggiori ora che ha abbandonato le prospettive utopistiche del socialismo reale, anch’esso a suo tempo beneficiato dal pregiudizio anti capitalistico dei progressisti, compresi quelli esterni all’area di influenza comunista).

 

Purtroppo questo atteggiamento non riguarda solo ristrette aree di intellettuali, influenza l’opinione pubblica e attraverso questa condiziona anche le decisioni dei governi. Una delle cause dell’incertezza dell’occidente nel contrasto al fanatismo islamista ha anche una radice nella difficoltà a esprimere una unità reale e convinta, che invece è incrinata da questa frattura ideologica che ha un sottile ma efficace effetto debilitante. 

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