L'intervista di Romano Prodi a Repubblica

Perché il Prodi assadista più che uno scienziato sembra Pollyanna

Daniele Raineri
Al direttore - Ti scrivo per commentare l’intervista di ieri di Romano Prodi a Repubblica, quella titolata: “Lo Stato islamico non si batte solo con i bombardamenti, anche Obama rafforzi l’esercito di Assad”.

Al direttore - Ti scrivo per commentare l’intervista di ieri di Romano Prodi a Repubblica, quella titolata: “Lo Stato islamico non si batte solo con i bombardamenti, anche Obama rafforzi l’esercito di Assad”.  Prodi è soltanto l’ultimo in ordine di tempo a fare questa proposta a favore del rais siriano. In generale, ci viene venduta l’idea che sulla Siria esistono soltanto due approcci possibili: uno “pragmatico”, da consumati esperti di realpolitik, quello che sostiene la necessità di stare dalla parte di Assad contro i gruppi islamisti; e l’altro utopistico, umanitarista, che non è capace di fare i conti con la realtà e fa ancora lo schizzinoso con Assad perché non accetta che il suo apparato di repressione ha torturato e ucciso migliaia di siriani (questo secondo lo chiameremo: “approccio Pollyanna”). “Si, lo so che Assad non è uno stinco di santo, ma guarda chi c’è dall’altra parte – dice il pragmatico – e non fare la Pollyanna ingenua: bisogna stare con il presidente siriano”.

 

Un pragmatico autentico, uno che valuta a ciglio asciutto la situazione sul campo e non si fa prendere dalle emozioni del momento per le immagini che passano in tv, può rispondere così. Assad rappresenta gli alawiti, che sono una minoranza della popolazione siriana (12 per cento), un isolotto in un mare di sunniti. La dinastia golpista di Assad assomiglia a un incidente storico, a un ribaltamento dei ruoli che non era previsto accadesse. Inoltre, a partire dal 2011 il rais di Damasco ha fatto infuriare la maggioranza sunnita con una campagna di repressione così feroce da confinare con l’insania. Suona come un discorso settario, parlare di questo odio tra sunniti e alawiti? Non fate le Pollyanna, questi sono i fattori che contano oggi in medio oriente. In questo momento la Russia, l’Iran e Hezbollah fanno del loro meglio per puntellare il regime di Assad, ma è ormai un’acrobazia, un esercizio circense. Quanto a lungo può durare? Il governo di Damasco controlla oggi meno del 20 per cento del territorio della Siria, tanto che l’intelligence israeliana indica quella terra con il nomignolo di “Little Syria”. Sarebbe questo il modello pragmatico: Assad che riprende con la forza l’80 per cento del territorio nazionale e pure il controllo su una popolazione ostile, il tutto grazie a trenta bombardieri russi, alle milizie sciite di Hezbollah e ai soldati iraniani? E poi cos’altro: il Papa che visita Aleppo? I pragmatici scordano che se il presidente siriano lascia il palazzo e guida verso est per venti chilometri esce da Little Syria e gli sparano.

 

Ecco altri elementi su Mr Migliore Opzione a Damasco. Dal punto di vista militare, ignora lo Stato islamico ogni volta che può. Secondo la rivista di analisi militare Jane’s, la migliore del mondo, nel 2014 soltanto il 6 per cento delle operazioni militari dell’esercito siriano è stato contro lo Stato islamico. Aleppo, dove non c’è lo Stato islamico, è stata rasa al suolo dai bombardamenti e invece Raqqa, la capitale dello Stato islamico, tra luglio 2013 e agosto 2014 non è stata bombardata mai. Anzi, ci sono affari sottobanco: il governo siriano è uno dei grandi acquirenti di petrolio e gas dallo Stato islamico e per questo alcuni suoi intermediari sono sulla lista delle sanzioni internazionali (lo scrive il Financial Times, marzo 2015). A partire dal 2002, l’intelligence di Assad è stata la grande sponsor di Abu Musab al Zarqawi, di al Qaida in Iraq e dello Stato islamico in Iraq – che nel 2014 è diventato lo Stato islamico. Nel 2011, durante le proteste, Assad ha liberato con discrezione più di mille jihadisti dalle sue prigioni. Chi è Pollyanna? Chi soccorre Assad oppure chi non si fida?

 

[**Video_box_2**]Tutto questo mentre dall’altra parte ci sono gruppi dell’opposizione armata che non sono Stato islamico, anzi sono nemici mortali dello Stato islamico (hanno ucciso più uomini di Baghdadi che gli assadisti) e non vogliono vivere nemmeno sotto al Qaida (che in Siria si chiama Jabhat al Nusra). Questi gruppi non vogliono sterminare le minoranze, seguono un islam che è più moderato di quello di sauditi, pachistani o yemeniti (tutti governi alleati dell’occidente) o di Kadyrov (il ceceno alleato di Putin). Sono meno letali per Israele di Hezbollah e degli iraniani. Se Assad resta al suo posto, questi gruppi figli della maggioranza faranno una guerra totale al governo anche per i prossimi vent’anni. Se si parla di realpolitik siriana, si parte da questo dato.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)