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Il cuore della riforma islamica di Sisi

Il discorso del presidente egiziano Sisi sull’islam è decisamente importante e comincia una campagna di contrapposizione religiosa solida all’interpretazione dell’islam (legittima, nel senso che non è inventata) scelta dallo Stato islamico. Ci sono un paio di note da tenere in conto: la prima è che

25 Marzo 2015 alle 11:06

Il cuore della riforma islamica di Sisi

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi (foto LaPresse)

Il discorso del presidente egiziano Sisi sull’islam è decisamente importante e comincia una campagna di contrapposizione religiosa solida all’interpretazione dell’islam (legittima, nel senso che non è inventata) scelta dallo Stato islamico. Ci sono un paio di note da tenere in conto: la prima è che Sisi ha predecessori recenti e illustri in questo tentativo di riforma, ci hanno provato sia il primo ministro pachistano Pervez Musharraf sia il re di Giordania, Abdallah II, con gradi di sincerità differenti ma la stessa efficacia finale: pochissima, quasi zero, discorsi che sono stati presto dimenticati. Le riforme dell’islam sono difficili. La seconda nota è che il discorso di Sisi è stato pronunciato da credente musulmano, fatto fondamentale che si tende spesso a trascurare perché l’ex generale viene visto come arcinemico della Fratellanza musulmana e quindi tendente a una visione laica delle cose. Sisi fu scelto come capo dell’esercito dal presidente Mohammed Morsi, leader dei Fratelli musulmani, proprio perché incarnava le virtù della modestia e della devozione islamica.

 

La moglie Intisar (“Vittoria”) si vede di rado e indossa l’hijab e una figlia ha adottato il niqab, il velo che lascia scoperti soltanto gli occhi, scrive il Financial Times. E’ lo stesso Bret Stephens che scrive l’intervista con Sisi “riformatore” a notare sulla fronte del generale la zabiba, il segno calloso che hanno sulla fronte i musulmani più zelanti, creato dal contatto con il pavimento durante la prostrazione nella salat, le cinque preghiere quotidiane. E si è già ampiamente discussa la tesi di Sisi quando frequentò un college militare americano dieci anni fa: il suo paper proponeva una forma di democrazia adattata all’islam, diversa da quelle occidentali e con forti legami religiosi. Per non parlare dei suoi attuali sponsor politici e militari, i sauditi. Insomma, Sisi è un alleato forte dell’occidente contro i guerriglieri sunniti, e il fatto che la spada che impugna – come lui stesso raccontò dopo un sogno a un giornalista egiziano – è quella dell’islam, se possibile, lo rende ancora più prezioso.

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