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Editoriali

Caro Papa Francesco, ferma tu la guerra a Gaza 

Redazione

Il presidente iraniano Raisi bypassa gli alleati islamici e scrive a Papa Francesco

"Per dire ‘no’ alla guerra bisogna dire ‘no’ alle armi. Perché, se l’uomo, il cui cuore è instabile e ferito, si trova strumenti di morte tra le mani, prima o poi li userà. E come si può parlare di pace se aumentano la produzione, la vendita e il commercio delle armi?”. È stato il passaggio più forte del messaggio natalizio pronunciato dal Papa prima della solenne benedizione Urbi et orbi, alla città e al mondo. Il riferimento primario era alla guerra in Terrasanta, per la quale Francesco ha rinnovato  “un pressante appello per la liberazione di quanti sono ancora tenuti in ostaggio” e supplicato “che cessino le operazioni militari con il loro spaventoso seguito di vittime civili innocenti”.

Dietro le parole calibrate, sembra quasi scorgersi un nesso logico: se gli ostaggi ancora in mano ai terroristi saranno liberati, anche i bombardamenti potranno cessare. Strategia o semplice speranza? Il tempo lo dirà, intanto il Pontefice si mantiene terzo nonostante le pressioni cui è sottoposto, sia dalla diplomazia israeliana sia dai suoi rappresentanti in Israele e a Gaza, poco propensi a sostenere le tesi del governo di Netanyahu, se non altro perché tra gli arabi che lì vivono c’è una minoranza cristiana cattolica. Più politico è apparso invece quanto detto dal patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nell’omelia della notte a Betlemme: “La tragedia di questo momento ci dice che non è più tempo per tattiche di corto respiro, di rimandi a un futuro teorico, ma che è tempo di dire, qui e ora, una parola di verità, chiara, definitiva, che risolva alla radice il conflitto in corso, ne rimuova le cause profonde e apra nuovi orizzonti di serenità e di giustizia per tutti”. Come dimostra poi la lettera inviata al Papa dal presidente iraniano Ebrahim Raisi, la sensazione è che davanti alla irrilevanza dei paesi arabi nel contesto attuale (a parte Egitto e Qatar, a fasi alterne), i sostenitori della causa palestinese ora guardino proprio alla Santa Sede come interlocutore privilegiato per far fermare i raid su Gaza.

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