Ingovernabile Bulgaria. Un altro pareggio tra i principali partiti. Crescono ancora i pro russi

Chiamati alle urne per la quinta volta in due anni, gli elettori hanno deciso di non scegliere tra il Partito conservatore dell’ex premier, Borisov, e l’alleanza pro occidentale guidata da un altro ex primo ministro, Kiril Petkov. Si fa spazio l'idea di un governo tecnico
di
4 APR 23
Immagine di Ingovernabile Bulgaria. Un altro pareggio tra i principali partiti. Crescono ancora i pro russi

Elezioni i Bulgaria, un seggio a Sofia (Ansa)

Chiamati alle urne per la quinta volta in due anni, gli elettori della Bulgaria hanno deciso di non scegliere tra il Partito conservatore dell’ex premier, Boyko Borisov, e l’alleanza liberale pro occidentale guidata da un altro ex primo ministro, Kiril Petkov. Il partito Gerb di Borisov e la coalizione tra Continuiamo il cambiamento e Bulgaria democratica di Petkov hanno praticamente pareggiato nelle elezioni legislative anticipate di ieri: secondo gli ultimi dati, che non sono ancora quelli ufficiali, ma il 96 per cento dei voti è stato conteggiato, il primo ha ottenuto il 26,5 per cento dei voti (con una crescita di poco più di un punto percentuale rispetto all’ultima tornata elettorale); i secondi hanno perso due punti e si assestano al 24,9 per cento dei consensi. La cooperazione tra i due blocchi appare molto difficile e questo rende improbabile un accordo per formare un governo di coalizione stabile.
Per scongiurare l’ipotesi di tornare a votare per la sesta volta, c’è la possibilità di formare un governo tecnico, che rafforzerebbe la posizione del presidente, Rumen Radev, e che potrebbe avviare quel processo di riforme necessario per approvare il budget del 2023, per ottenere i fondi europei post pandemia e per accedere alla zona euro, obiettivo già rimandato più volte e non del tutto secondario nel paese più povero dell’Ue. Entrambi questi due blocchi sono a favore del sostegno all’Ucraina, ma preoccupa molto il consenso ottenuto dal partito nazionalista pro russo Rinascita, che è anche contro la Nato e contro l’Europa, che ha aumentato i suoi voti del 4 per cento rispetto all’ultima elezione e ora si assesta al 14,4 per cento, in crescita costante dall’inizio della guerra della Russia. Nell’aprile, nel luglio e nel novembre del 2021, Rinascita aveva meno del 5 per cento: il suo leader, Kostadin Kostadinov, ha escluso di sostenere un governo guidato da Borisov o Petkov, i quali però, escludendosi a vicenda, rischiano di non riuscire a formare nessun governo.