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Brutta sbandata di Poletti sui voucher

Vietarli alle imprese incentiva il lavoro nero, e fa fare un passo indietro

1 Marzo 2017 alle 20:32

Perché il problema dei voucher è ampiamente sopravvalutato

Flash Mob contro il ministro Poletti (foto LaPresse)

Nel 1938 Churchill criticò l’atteggiamento accomodante del governo guidato da Chamberlain nei confronti della Germania nazista con un’espressione emblematica: “Vi è stata data la possibilità di scegliere tra la guerra e il disonore. Avete scelto il disonore, e avrete la guerra”. La storia non andrebbe scomodata con leggerezza, ma ascoltando il ministro Poletti in conferenza stampa, ieri, viene in mente proprio questa citazione dello statista britannico. Il responsabile del Lavoro e del Welfare del governo Gentiloni ha rinnegato i voucher, proponendo di limitarne l’uso alle sole famiglie per i piccoli lavori domestici e vietandolo dunque per le imprese. L’esecutivo vuole evitare il referendum sui voucher indetto dalla Cgil, temendo che esso si trasformi nell’ennesima guerra fratricida nel Pd e dintorni. Ma ciò significa rinunciare a una misura voluta con scienza e coscienza dal governo Monti (e votata dunque da Pd e Pdl), migliorata dal governo Renzi (che ha introdotto la tracciabilità) e che finora ha prodotto buoni frutti in termini di flessibilità e di contrasto del lavoro nero. Insomma, per evitare la guerra referendaria, si preferisce il disonore del dietrofront. Ma la guerra elettorale arriverà comunque, e all’alleanza sbilenca dei populisti e dei sovranisti sarà stato dato un argomento in più, non uno di meno. Se alla deriva demagogica del dibattito pubblico italiano non si oppongono fatti, numeri e razionalità, continueremo ad arretrare come gamberi, altro che riforme e innovazione. Una brutta china non solo per l’utilità dello strumento ma anche per un’inversione di rotta motivata solo da salvataggi politici.

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