Ansa
L'analisi
Quanto servono le rinnovabili? E chi le ostacola? Un po' di chiarezza
A dispetto della retorica ostile, il governo non ha preso misure contro la transizione green. Anzi, ha sbloccato le aste per sostenere gli impianti. Più spesso, a mettere i bastoni tra le ruote sono state le regioni: su tutte, la Sardegna di Todde
La guerra in Iran ha rinfocolato le polemiche sulla dipendenza dell’Italia dal gas. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha chiesto polemicamente: “La Spagna ha raggiunto il 60 per cento di rinnovabili, per questo le bollette costano il 40 per cento in meno. Perché Meloni fa la guerra all’energia pulita?”. L’on. Emma Pavanelli del M5s ha rivolto la stessa accusa al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin: “State impedendo l’avanzamento delle rinnovabili, cosa che permetterebbe al nostro paese di essere maggiormente indipendente”. Pichetto ha replicato: “Sul rapporto gas-rinnovabili, io vorrei fare un appello a tutti, in particolare alla vostra forza politica, che è una di quelle che rappresenta le regioni che dicono no a tutte le rinnovabili”. Chi ha ragione? Intanto, non è vero che l’Italia fa la guerra alle fonti rinnovabili. Tra il 2020 e il 2025, la capacità installata è cresciuta di circa 2,7 GW eolici (+24,8 per cento) e di 21,9 GW fotovoltaici (+101,4 per cento). Complessivamente, equivale a un incremento di quasi 5 GW annui (7,2 GW nel solo 2025), portando la capacità rinnovabile totale a 83,5 GW. Secondo le previsioni, di questo passo arriveremo a 107 GW nel 2030 e 133 GW nel 2035. Analogamente è cresciuta la produzione di rinnovabile: il fotovoltaico ha raggiunto l’anno scorso il picco storico (44 TWh, di cui 5,7 TWh nel solo mese di giugno, un incremento del 35,6 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente).
Secondariamente, non è sempre vero che l’aumento della quota di fonti rinnovabili implica una riduzione della bolletta. Senza dubbio, maggiore è la produzione green più scendono i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica; ma per fare i conti fino in fondo occorre considerare anche i maggiori costi delle reti, degli accumuli e del mantenimento in esercizio di impianti convenzionali per compensare eventuali periodi di bassa produzione rinnovabile. La crescita del contributo delle rinnovabili non programmabili oltre una certa soglia può avere impatti molto diversi sui prezzi finali dell’energia a seconda dei contesti: vi sono casi, come la Spagna, in cui le rinnovabili hanno contribuito a tagliare le bollette e altri, come la Germania, in cui ciò non è successo. Questo dipende da molti fattori, tra cui la dotazione di risorse e la geografia. Per esempio, l’Italia non ha il vento del Mare del Nord, quindi il costo di produzione dell’energia eolica sarà sempre maggiore nel nostro paese che in Danimarca. Inoltre l’Italia, pur essendo molto soleggiata, non ha enormi spazi desertici come la Spagna, ma una morfologia complessa e montuosa con i siti più produttivi nel Mezzogiorno e gran parte dei consumi nel Settentrione.
Terzo, per quanto l’Italia sia il paese europeo più dipendente dal gas, pure il resto d’Europa ne risente. Nel mese di febbraio, il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso era di 115 euro/MWh in Italia e 16 euro/MWh in Spagna; nei primi dieci giorni di marzo, è cresciuto a 142 euro/MWh in Italia (+23,5 per cento) e 64 euro/MWh (+300 per cento). Gli italiani continuano a spendere di più, ma la distanza si è paradossalmente accorciata. Comunque, nelle prossime settimane i prezzi all’ingrosso dovrebbero abbassarsi anche da noi, con l’aumento della produzione fotovoltaica e il calo primaverile della domanda – salvo un nuovo boom del gas per l’incancrenirsi della crisi di Hormuz. Infine, a dispetto della retorica spesso ostile alla transizione green, il governo non ha preso grandi misure contro le rinnovabili. Anzi, ha sbloccato le aste per sostenerne finanziariamente la realizzazione. L’unico ostacolo al loro sviluppo è stato il blocco del fotovoltaico sui terreni agricoli, che però godeva di un supporto bipartisan. Più spesso, a mettere i bastoni tra le ruote alle rinnovabili sono state le regioni: su tutte, la Sardegna della giunta progressista di Alessandra Todde, che aveva prima varato una moratoria sulle rinnovabili, poi un piano aree idonee che rendeva off limits circa il 99 per cento del territorio (entrambi impugnati, con successo, dal governo alla Corte costituzionale).
Le rinnovabili possono rendere l’economia meno dipendente dall’import di gas, ridurre le emissioni e stabilizzare i prezzi dell’energia elettrica; in certa misura anche tenerli sotto controllo. Ma sarebbe sbagliato pensare che siano la soluzione a tutti i problemi energetici, e sarebbe ancora più sbagliato credere che uno sviluppo disordinato possa generare altro che rigetto da parte dei territori. Le rinnovabili servono dove servono e quanto non servono: non dovunque, non comunque e non a qualunque costo.