Foto ANSA
Editoriali
Il tempo del nucleare è adesso
Abbandonarlo è stato un errore strategico. Il governo ne faccia una priorità
La prima fase di espansione dell’energia nucleare ricevette un decisivo impulso dalle crisi petrolifere degli anni Settanta: nel 1970 complessivamente gli attuali stati membri dell’Unione europea producevano meno di 17 TWh di energia dall’atomo; vent’anni dopo, nel 1990, 729 TWh, cioè oltre quaranta volte di più. Poi, per ragioni economiche e politico-ideologiche, tale spinta propulsiva venne meno. E se oggi ci trovassimo in una situazione simile? Molte cose sono cambiate. Nei mercati liberalizzati una tecnologia con tempi lunghi di costruzione, elevati costi fissi e ritorni incerti e lontani nel tempo fatica a imporsi. Eppure, il nucleare ha caratteristiche che ben si sposano con le nostre priorità: come cinquant’anni fa, può dare un fondamentale contributo alla sicurezza energetica. In più, è in grado di fornire energia elettrica continuativa e decarbonizzata. Anche dal punto di vista politico le cose stanno cambiando: quando Ursula von der Leyen riconosce che l’abbandono del nucleare è stato un grave errore strategico non parla solo da presidente della Commissione Ue, ma anche da ex ministra di quel governo Merkel che, nel 2011, decise la chiusura delle centrali nucleari tedesche.
Quasi contemporaneamente, gli italiani bocciavano il nucleare in un referendum che replicava il risultato del 1987. Solo che, nel frattempo, l’opinione pubblica è maturata. La maggioranza di centrodestra ha fatto del nucleare uno dei punti forti della campagna elettorale nel 2022. Ma del progetto di legge delega che dovrebbe riavviare quel percorso se ne sono perse le tracce. Perché sprecare quel patrimonio di consenso e aspettative che il governo ha saputo creare? Perché lasciare che anche questa crisi passi senza insegnarci nulla? Giorgia Meloni e il ministro Gilberto Pichetto Fratin possono legittimamente cambiare idea sul nucleare, ma hanno il dovere politico di esprimersi. Oggi più che mai del nucleare c’è bisogno: se il governo ne è convinto, metta il ddl delega sulla corsia preferenziale. In caso contrario, lo dica e spieghi perché.