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editoriali
Riserve di petrolio per comprare tempo
L’Agenzia internazionale dell’energia rilascia 400 milioni di barili di scorte, in attesa che si riapra Hormuz
Ieri l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle scorte strategiche detenute dai trentadue stati membri, nella speranza di rassicurare nonostante l’incancrenirsi della crisi in Iran. Si tratta della più grande operazione della storia: arriva a pochi anni dal precedente record, il rilascio di 182 milioni di barili deliberato nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, lo sfoggio di muscoli dell’Aie non è stato sufficiente a placare i mercati, che hanno visto il Brent guadagnare il 5 per cento e salire sopra ai 92 dollari (tenendosi comunque lontano dalla barriera di 119 dollari sfondata lunedì scorso).
Dal comunicato dell’Agenzia mancano molti dettagli che sono necessari a comprendere l’impatto effettivo; in particolare, la tempistica e le modalità del rilascio. Al momento, l’unica certezza arriva dal Giappone, che renderà disponibili 80 milioni di barili a partire da lunedì (e lo farà nella zona maggiormente colpita, cioè l’Estremo oriente). Complessivamente, le scorte dei paesi Ocse ammontano a 1,8 miliardi di barili tra pubbliche e private, quindi l’Agenzia ne ha messi in ballo circa il 22 per cento, corrispondente a circa 20 giorni di produzione da parte dei paesi del Golfo persico. Andranno anche concordate le modalità del rilascio, per evitare che si verifichi quel che accadde nel 2022: la Cina (che non fa parte dell’Aie) ne approfittò per fare incetta di greggio e ampliare le proprie scorte, diversamente dal 2011 quando in circostanze simili aveva accettato di astenersi. Non è chiaro neppure quali tipologie di scorte verranno utilizzate: gli Stati Uniti detengono solo greggio, l’Europa perlopiù prodotti (quali benzina e gasolio), il Giappone un mix. Si tratta, comunque, di una manovra dichiaratamente finalizzata a “comprare tempo” e consentire la ripresa delle operazioni nel Golfo. Finché non si supererà lo stallo nello stretto di Hormuz, i mercati non potranno che rimanere nervosi.