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L'analisi

I decreti sull'energia non si fanno giocando con il moralismo

Chicco Testa

Mettere sotto accusa le liberalizzazioni demonizzando il profitto è il modo peggiore per aiutare i consumatori. Rischi e garanzie

Se il governo vuole mettere mano alla struttura del mercato elettrico e comincia, come riportato dal Foglio, dal mettere sotto accusa le liberalizzazioni di Bersani parte con il piede sbagliato. Ricordiamo i fatti. I provvedimenti promossi dall’ex ministro dell’Industria, allora si chiamava ancora così, d’intesa con Ciampi, ministro del Tesoro, ebbero il doppio obiettivo di consentire la quotazione in borsa di Enel e contemporaneamente produrre concorrenza fra diversi attori del mercato elettrico, ponendo fine al monopolio. Enel fu obbligata a questo scopo a cedere parte della sua capacità produttiva e da queste cessioni sono nate diverse solide imprese elettriche. Missione riuscita? Enel grazie anche alla quotazione si è affermata come uno dei grandi gruppi energetici mondiali e versa consistenti dividendi al suo azionista principale, il Tesoro italiano. Le cose sono andate un po’ diversamente per quanto riguarda il mercato. Che ha ben funzionato per diversi anni calmierando grazie alla competizione il prezzo dell’energia fino a quando i valori in gioco non sono stati alterati da diversi provvedimenti che hanno favorito questa o quella tecnologia.

 

                                        

In particolare nel 2010 con un governo di centrodestra di cui l’attuale premier era ministro vi è stato un gigantesco balzo in avanti delle tecnologie rinnovabili, spinte da incentivi assolutamente irragionevoli, un po’ come è successo due decenni dopo con il superbonus 110, e che hanno messo fuori gioco investimenti fatti nel frattempo proprio per competere sul mercato. Da lì in avanti è stata una corsa continua da parte di produttori e consumatori, almeno quelli dotati di muscoli sufficienti, a cercare protezione rispetto ad un mercato oramai irrimediabilmente inquinato. La crisi ucraina e l’aumento dei costi dell’energia hanno dato il colpo finale ad una situazione già largamente compromessa. E veniamo ai giorni nostri. Il Decreto emanato dal governo Meloni interviene pesantemente e modifica ulteriormente le condizioni della competizione. E’ naturale quindi che molti, anche quelli che in passato hanno goduto di benefici enormi garantiti da una struttura dei prezzi inquinata da incentivi, sussidi, tassazioni e agevolazioni, lamentino oggi l’improvviso cambio delle regole, che ovviamente mina la fiducia degli investitori e mette in discussione piani di investimento già decisi. Come altrettanta assurda appare la colpevolizzazione di utili legittimi realizzati dalle aziende energetiche, punite da un inasprimento del carico fiscale, senza peraltro alcuna distinzione fra posizioni di rendita e capacità industriale.

In particolare il mercato sarà fortemente modificato se l’Europa accetterà la sterilizzazione dell’Ets (il sistema europeo per lo scambio di emissioni) che dovrebbe produrre un deciso calo del prezzo finale dell’energia e quindi la riduzione dei margini non per la produzione a gas per la quale l’Ets è un costo “passante”, ma soprattutto per la produzione rinnovabile che allinea il suo prezzo di vendita in borsa a quello ben più alto della produzione a gas con margini consistenti. Ma se l’Ets poteva apparire giustificato in tempi di basso costo del gas, prima della crisi ucraina, oggi la sua funzione disincentivante appare largamente sostituita dall’incremento “naturale” che il gas ha avuto nel mercato. Per le rinnovabili, che vantano un costo di produzione assai basso, potrebbe essere l’occasione non di lamentele, ma per un cambio di modello di business. Confrontarsi con un nuovo mercato in cui la disponibilità di batterie a basso prezzo consente loro di stabilizzare e modulare la propria offerta, limitando il punto debole rappresentato insieme dalla loro intermittenza e della loro contemporaneità (quando producono, producono tutte insieme spesso offrendo più di quanto necessario). Le garanzie offerte dal Decreto per quanto riguarda i contratti bilaterali vanno in questa direzione. Lo stato dispone sia direttamente sia attraverso le Autorità di regolazione di ampie possibilità per rendere omogenee le regole del gioco, sia attraverso un buon funzionamento della Borsa elettrica sia con aste competitive quando si debbano privilegiare specifiche tecnologie per ragioni di politica energetica o ambientale. Ma poi le imprese devono essere lasciate libere di perseguire i propri obiettivi, compresa la ricerca del profitto, senza interferenze e inutili moralismi. Non è il mercato ad avere determinato il problema, ma le interferenze della politica e il continuo cambio delle regole del gioco.

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