Matteo Zoppas e il vicepremier Antonio Tajani. Foto: Ansa.  

Il colloquio

Zoppas (Ice): "L'export italiano regge. L'auspicio è che la Corte Suprema giudichi i dazi illegittimi"

Davide Mattone

Il presidente dell'agenzia governativa italiana per l'export si dice incerto per il 2026: "Due variabili di rischio: il rafforzamento dell'euro, e il rinnovo dei listini dei prezzi". Oltre ovviamente al problema della Cina

“E’ l'auspicio di tutti gli imprenditori italiani che la Corte Suprema americana giudichi illegittimi i dazi americani” dice al Foglio Matteo Zoppas, presidente dell’Ice, l’agenzia italiana per il commercio e gli investimenti all’estero. Il giudizio della Corte è atteso già a febbraio e riguarda la legittimità dell'utilizzo dei dazi (che hanno travolto il commercio mondiale) in virtù dell’International Emergency Economic Powers Act del 1977, che ne ammette l’uso solo in caso di emergenza nazionale. “In caso bisognerebbe festeggiare. Certo, poi ci sarebbe la necessità di rinegoziare i prezzi e capire cosa succederà dopo. Adesso è cruciale mantenere i canali di esportazione verso gli Stati Uniti, sono un punto di riferimento strategico”, riflette Zoppas, “Perdere dei contratti, che di norma sono di lunga durata, significa essere sostituiti da competiror globali e si rischierebbe di non riuscire ad ottenerne di nuovi”.  

Riguardo agli ultimi dati Istat sul commercio extra Ue dell’Italia si è registrato a dicembre 2025 un contributo negativo degli Stati Uniti (-0,4) rispetto a dicembre 2024, seppur il dato annuale (gennaio 2025-dicembre 2025) sottolinei una crescita del 7,2 per cento dell’export italiano verso gli Usa rispetto al medesimo periodo del 2024. Cosa ci si può aspettare in questo 2026? “E’ impossibile fare una previsione sugli Stati Uniti per due tematiche”, risponde Zoppas, “Il primo tema è il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro che sfavorisce le esportazioni. Se aumenterà ulteriormente il cambio a favore dell’euro il prezzo si sommerà al dazio”.  

E se il cambio rimanesse costante? “Non mi aspetterei comunque una stabilizzazione”, risponde Zoppas, “Infatti il secondo tema è che fino a oggi i dazi hanno prevalentemente eroso i margini della catena distributiva nel tentativo di non farlo ricadere sul prezzo finale”. Poi il presidente dell’Ice aggiunge: “Ma il più dei listini si rivedono da gennaio e febbraio, e le varie negoziazioni stanno spostando il costo dei dazi sul prezzo del prodotto finito e, al variare dei prezzi, potrebbe succedere che ci sia una elasticità (come la domanda reagisce a una variazione del prezzo, ndr) oppure no. Dovremmo  vedere”. 

Eppure, il presidente dell’Ice è positivo: “Durante il Covid c’è stata una tenuta forte del Made in Italy: dal 2019 al 2022 l'export è cresciuto di circa il 30 per cento, quasi 140 miliardi in più”, dice Zoppas, “Anche da ottobre a dicembre 2025, oltre a dei piccoli rallentamenti, l’export ha tenuto”. Poi aggiunge: “La Germania, per esempio si sta riprendendo. Ma noi abbiamo un grande problema che può trasformarsi in strutturale: la Cina sta diventando un produttore di alto livello non solo nel comparto tecnologico, ma anche design e prodotti di lusso” commenta l’esperto, “Una posizione che deve preoccuparci. Per questo sono molto soddisfatto dell’accordo bilaterale Italia-Germania sullo snellimento burocratico e delle sovrastrutture che rappresentano un ostacolo alla competitività”.  

Torniamo agli ultimi dati Istat. L’Italia ha registrato a dicembre 2025 su dicembre 2024 un aumento dell’export verso i paesi Asean del 47,8 per cento. “Serve il merceologico prima di valutarlo, ma può essere una situazione straordinaria. Poi abbiamo un’opportunità: quella del Mercosur”, dice Zoppas, “Ma io credo che il dato dei 14 miliardi in dieci anni dell’export verso il Mercosur può essere sottostimato: se andiamo a ‘sburocratizzare’, oltre a togliere i dazi, il potenziale è molto più grande”. E l’accordo con l’India, se l’Europa non dovesse metterci 4-5 anni, agirebbe ancora più da moltiplicatore. “Assolutamente. Un esempio: una tassa sul vino che si riduce dal 150 per cento al 20, o a 0, apre un mondo di opportunità”. Questa ondata di accordi commerciali è la luce in fondo al tunnel? “Sì, e fa sperare molto bene”.  

I problemi per Zoppas però ci sono eccome: “Abbiamo molte aziende nella moda in crisi, tra chiusure e cassa integrazione. Il fenomeno del “second hand” sta tirando tantissimo, si tratta di un mercato che si stima dai 30 miliardi ai 250 miliardi in cinque anni da monitorare considerando che esportiamo per circa 80-90 miliardi nella moda”, dice il presidente, “Eppure abbiamo una riduzione percentuale solo di qualche punto, che è la media tra le aziende che performano bene sul mercato e aziende in crisi che vanno certamente aiutate”.  

Qual è la direzione e l’approccio per il 2026? “Capire quando gli accordi con l’India e il Mercosur saranno attivi ma soprattutto non mollare gli Stati Uniti, perché se si perdono clienti lì è difficile poi sostituirli”. Crede che l’effetto del front loading del secondo trimestre si vedrà in questi mesi? “Oggi come oggi, le dinamiche si stanno già in qualche modo delineando. C’è stata un’altalena sulle politiche di stoccaggio, certamente. Ma  l’export dei beni di consumo si sta riallineando perché hanno una vita da magazzino magari di qualche mese differentemente dai beni tecnologici di più lunga durata". E come non si mollano gli americani? “Fino ad oggi il Made in Italy ha dimostrato di saper fronteggiare anche una maggiore l’onerosità. Ma non solo: ci sono una serie di strumenti per aiutare le piccole e medie imprese, legati agli attori del Sistema Italia sotto il coordinamento del ministero degli Esteri: accanto a Ice anche Simest, Sace e Cdp”.

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