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Ferrovie, incidenti e concorrenza

Lo scontro fra treni in Spagna è colpa delle liberalizzazioni?

Francesco Ramella

Negli ultimi anni nella rete spagnola ad alta velocità sono entrati nuovi operatori. Ma le esperienze passate nel settore ferroviario e in altri ambiti portano a escludere che sia la maggiore competizione la causa indiretta del gravissimo episodio di domenica scorsa. E il modello italiano ne è un'esempio

Non sono ancora state chiarite le cause dell’incidente ferroviario occorso domenica scorsa in Spagna, dove due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Córdoba causando la morte di almeno quarantuno persone e il ferimento di altre decine. Le due carrozze di coda del convoglio diretto da Malaga a Madrid sono deragliate e hanno invaso il binario opposto, sul quale è sopraggiunto dopo pochi istanti il treno partito dalla capitale e diretto verso Huelva. Potrebbe essersi trattato di un problema dei binari oppure di un guasto del mezzo. E’ il secondo grave incidente che interessa l’alta velocità spagnola. Il precedente era accaduto nel luglio 2013, quando il deragliamento di un treno che procedeva a velocità più elevata di quella consentita causò 79 vittime e 140 feriti.

In Europa gli altri due episodi più luttuosi che hanno coinvolto treni ad alta velocità sono stati quello di Eschede in Germania nel 1998, che causò 101 morti e 88 feriti, e quello di Ecwersheim in Francia nel 2015 con il deragliamento di un TGV non in servizio commerciale nel quale perirono undici persone.

Incidenti singolarmente molto gravi e che, per questo motivo, richiamano un’attenzione molto maggiore rispetto a quelli stradali ma anche straordinariamente più rari di questi ultimi per due motivi: a) gli spostamenti in treno sono una piccola quota di quelli in auto; b) il tasso di mortalità – rapporto tra il numero di vittime e le percorrenze – della ferrovia è molto più basso di quello della strada che, pure, è oggi di gran lunga inferiore a quello del passato (-90 per cento rispetto agli anni ’70). Come termine di paragone, in Spagna nel 2024 hanno perso la vita in auto e camion trentaquattro persone per ogni settimana.

In base agli ultimi dati dell’Agenzia dell’Unione europea per le ferrovie che fanno riferimento al triennio 2021-2023, il tasso di mortalità sulla rete spagnola (compresa quella ordinaria) è risultato significativamente inferiore alla media dell’Eu-27. Negli ultimi anni l’accesso alla rete ad alta velocità è stato liberalizzato e sono così entrati nel mercato due nuovi operatori: Ouigo, filiale di SNCF, e Iryo, consorzio guidato da Trenitalia. Potrebbe essere la maggiore competizione la causa indiretta del gravissimo episodio?

Le esperienze passate nel settore ferroviario e in altri ambiti portano a escluderlo. Il modello italiano è quello che per primo, e con maggiore successo, ha aperto alla concorrenza ma senza alcuna ricaduta negativa sotto il profilo della sicurezza. E, al contrario di quanto spesso si è raccontato, neppure la privatizzazione delle ferrovie del Regno Unito ha determinato un aumento della sinistrosità sui binari.

Analogamente, nel settore aereo, quello nel quale la deregolamentazione ha avuto gli effetti più dirompenti sia in termini di riduzione dei prezzi sia di crescita della domanda, i tassi di mortalità hanno continuato a diminuire dopo la riforma del settore.

D’altra parte, se da un lato la competizione fra operatori può costituire un incentivo a ridurre le spese per la manutenzione, il verificarsi di un incidente molto grave avrebbe un’immediata ripercussione negativa sulla profittabilità dell’impresa e potrebbe arrivare a porre in pericolo la sua stessa esistenza, cosa che non accade nel caso di soggetti pubblici non soggetti al rischio di fallimento. Cionondimeno, in presenza di eventi drammatici come quello accaduto negli scorsi giorni, è abituale la richiesta di imporre vincoli per la sicurezza ancor più stringenti di quelli esistenti e/o di limitare la competizione tra operatori.

Tali richieste, benché comprensibili sotto il profilo emotivo, rischiano di essere controproducenti. Maggiori costi per le imprese conseguenti a una regolamentazione più pervasiva oppure una minor efficienza produttiva a causa della riduzione della pressione concorrenziale determinano, infatti, a parità di altre condizioni, uno spostamento di domanda verso il trasporto stradale e, dunque, paradossalmente, una riduzione del livello complessivo di sicurezza degli spostamenti.

 

 

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