editoriali

L'occupazione e il pil dello zerovirgola

Redazione

Mercato stabile e più coerenza con la crescita che non c’è. Il mercato del lavoro italiano entra nel 2026 senza slanci. I dati Istat segnalano un aumento di soli 46 mila occupati rispetto a gennaio 2025, con contratti a termine in flessione e stipendi reali ancora sotto dell'8,8 per cento rispetto al 2021

Se si vogliono mettere i puntini sulle “i” rispetto al mercato del lavoro, uno spunto lo offrono le stime provvisorie Istat sui dati di novembre: meno 34 mila occupati rispetto a ottobre, un passo da meno 0,1 per cento. Il calo riguarda soprattutto le donne, i dipendenti a termine e gli autonomi, ma anche i lavoratori nella fascia 35-49 anni (– 63 mila). In controtendenza nel range 25-34 anni si registra un aumento di 37 mila unità. I lavoratori a titolo permanente, invece, restano stabili: 16 milioni 496 mila in totale, con un aumento di 6 mila individui sul mese. Mentre gli occupati a termine scendono di 30 mila unità, fermandosi a 2 milioni e 477 mila. Ci sono inoltre meno persone in cerca e più persone fuori dal mercato: il tasso di disoccupazione scende al 5,7 per cento (–0,1 punti) e gli inattivi crescono di 72 mila, con il tasso al 33,5 per cento.

Questi dati, ovviamente, non rappresentano un tonfo, quanto piuttosto una leggera variazione, che certo da sola non basta a ridimensionare il “boom del lavoro” raccontato nel 2025. In realtà, il mercato italiano appare solamente stabile. Come segnalato dall’Istat, nel trimestre settembre–novembre il numero degli occupati è aumentato di 66 mila rispetto a giugno–agosto. E a luglio ci aveva già pensato la revisione tecnica dell’Istat, che aveva rivisto al ribasso il livello degli occupati di circa 120 mila unità. Alla fine, il totale degli occupati a novembre 2025 è superiore rispetto a gennaio 2025 solo di 46 mila unità, ma rispetto a novembre 2024 di 179 mila. Dunque, dal punto di vista degli occupati la crescita nel 2025 è stato dello zerovirgola, così come quella pil (+0,5). Di conseguenza, in un mercato dove le retribuzioni contrattuali reali a settembre 2025 erano inferiori dello 8,8 per cento rispetto a gennaio 2021, la stabilità (e i conseguenti benefits come il lavoro da remoto) è diventata una leva contrattuale, anche a parità di salario: sull’anno più permanenti (+258.000), e meno a termine (–204.000). Tutti questi dati aiutano a comprendere come l’Italia entra nel 2026: con un mercato del lavoro e un pil dello zerovirgola.

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