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Il Colloquio
L'occupazione raggiunge il tetto: "Senza crescita non potrà aumentare", dice Del Conte (Bocconi)
I dati Istat di novembre raccontano un piccolo calo degli occupati e una disoccupazione ai minimi. Per il professore in diritto del lavoro nel 2026 ci si può aspettare stabilità: senza un aumento del pil l’occupazione è in saturazione
“La manovra presuppone che non ci sia crescita e senza un aumento del pil non vedo come possa esserci un aumento dell’occupazione, con un mercato del lavoro che sembra già saturo”, commenta al Foglio Maurizio Del Conte, professore ordinario di diritto del lavoro all’Università Bocconi.
Oggi l'Istat ha pubblicato i dati provvisori sull'occupazione di novembre. Gli occupati sono 24 milioni 188 mila, 34 mila in meno rispetto a ottobre, con tasso di occupazione al 62,6 per cento. Diminuiscono anche le persone in cerca di lavoro, 30 mila in meno, e il tasso di disoccupazione scende al 5,7 per cento. Aumentano invece gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, con 72 mila unità in più e il tasso di inattività al 33,5 per cento. Su base annua il saldo resta positivo: 179 mila occupati in più, frutto della crescita dei dipendenti permanenti, in aumento di 258 mila, e degli autonomi, in aumento di 126 mila, compensati parzialmente dal calo dei dipendenti a termine in diminuzione di 204 mila. Questi aggiustamenti non sono altro che un invito a riportare sulla terra il “boom” occupazionale raccontato quest'estate con i dati che rendono più coerente il rapporto occupazione-pil-produttività, cioè il ritmo reale dell’economia.
Del Conte invita infatti a non cadere nella trappola del dato congiunturale: “Quando ci sono scostamenti così piccoli sui dati mensili preferisco aspettare di vedere il trend, perché è difficile, così, comprendere le future tendenze”. Poi il professore commenta: “Siamo arrivati a una saturazione dell’occupazione. Finché il pil resta a questi livelli (ndr, nel 2025 la crescita attesa è dello 0,5 per cento) è molto difficile aumentare ulteriormente l’occupazione: o cresce in modo significativo il pil, oppure questi sono numeri già da piena occupazione”, sottolinea il professore della Bocconi.
"La disoccupazione bassa non fornisce da sola una risposta o un indicatore univoco. Non ti dice se è bassa perché c’è sfiducia nel mondo del lavoro o perché abbiamo raggiunto la massima propensione all’occupazione”, aggiunge Del Conte. Che insiste "Sul lato lavoratori, può voler dire che le persone non hanno fiducia nel mercato del lavoro oppure che la qualità del lavoro offerto non sia adeguata rispetto alle competenze e aspettative".
Il punto centrale per l'esperto in materia di lavoro, è capire se la flessione mensile sia solo assestamento e in che punto della curva siamo: “Il dato forte è quello del numero degli occupati, che ci dice che siamo molto in alto”, commenta. “Ora si tratta di capire se abbiamo toccato il tetto massimo e se nei mesi prossimi ci saranno normali variazioni dello zerovirgola, oppure se potrebbe esserci un’inversione di tendenza”.
Poi però sottolinea quello che per lui è uno dei veri dati centrali, ossia il mercato del lavoro nella fascia 25-34 anni: "Non solo sono aumentati gli occupati in questa fascia, ma sono aumentati anche i disoccupati: non è una contraddizione, anzi, è il contrario. Da un lato aumenta la disoccupazione perché ci sono più giovani che si attivano e ci sono più imprese che pescano da questo bacino. Dall'altro, ovviamente, aumenta la disoccupazione nel senso che cresce il numero di giovani che cercano lavoro senza trovarlo. Ma evidentemente una quota di quelli che lo hanno cercato lo hanno trovato, come si vede dall'aumento del numero degli occupati in questa fascia. C'è più movimento nel mercato dei giovani, che era un elemento in sofferenza nell'ultimo anno e mezzo".
Rispetto alle tipologie di contratti, Del Conte commenta: “Le imprese tendono a mantenere i dipendenti e il loro patrimonio di competenze. La moneta di scambio è la stabilità e il "total reward", ossia un insieme di leve che vanno dalla retribuzione al welfare, dalla crescita professionale al benessere aziendale, come il lavoro da remoto, perché magari non possono pagare di più. Poi evidenzia: "I dati sull'occupazione andrebbero sempre letti in parallelo con l’andamento delle retribuzioni, che però non segnano particolari movimenti sopra l’inflazione e per la maggior parte dei settori non hanno recuperato l’inflazione tra il 2022 e il 2024".
Cosa si aspetta nel 2026? "Stabilità senza grandi scossoni. Quando si comincerà a delineare la manovra, prima dell'estate, potrebbero esserci degli impulsi indiretti all'economia per l'effetto annuncio. Però direi che fino a fine estate ci sarannno solo questi piccoli aggiustamenti", risponde l'esperto, "La manovra approvata una settimana fa presuppone che non ci sia crescita, e non mi pare che i ci siano misure che possano favorire un significativo cambiamento di prospettiva sul pil al di là di quelle che sono i dati macroeconomici di mercato. E' una manovra molto conservativa probabilmente in vista della prossima, che sarà forse più espansiva".
La conseguenza, conclude Del Conte, è che non si può tirare la corda all’infinito: “Non si può comprimere più di tanto il salario, perché a un certo punto per una certa quota non è più conveniente lavorare se il salario non è sufficiente a pagare un certo servizio, che siano i figli o gli anziani".