Le morti sul lavoro non si affrontano con la logica dello scalpo

Stefano Cingolani

Le morti bianche sono tragedie troppo serie per essere lasciate alla propaganda, anche a quella dei sindacati. Teoremi basati su sospetti, spesso su pregiudizi, non sui fatti

Gli incidenti sul lavoro sono eventi terribili, tragedie troppo serie per essere lasciate alla propaganda, anche a quella dei sindacati. Non passa un’ora dal crollo del cantiere a Firenze che ha provocato tre morti e due feriti, e il segretario della Fiom Daniele Calosi ha già trovato i responsabili: le aziende perché non rispettano le regole. Non è entrato nel cantiere, non aveva il nulla osta di sicurezza e dice che c’erano tre metalmeccanici i quali stavano gettando il cemento. Metalmeccanici, non edili. E’ una questione di categorie? Maurizio Landini rilancia: è colpa del governo; mille morti sul lavoro nel 2023 per gli appalti al massimo ribasso, “è stato questo governo a modificare il codice degli appalti e a reintrodurre il subappalto a cascata”. Manca un soffio perché le responsabilità risalgano al Pnrr e su su fino a Ursula von der Leyen.

 

Nemmeno il segretario della Cgil è entrato nel cantiere, nemmeno lui ha visto che cosa è accaduto, non ha idea del perché si sia spezzata la trave che ha fatto crollare il solaio, non conosce ancora la ditta e le regole d’ingaggio seguite. Ma alle conclusioni, le sue conclusioni, giunge velocemente.

 

E non è finita. Arriverà senza dubbio il prossimo passo nella scala delle responsabilità mediaticamente costruite, il passo del “non poteva non sapere”. Sapeva il progettista dei lavori? Certo, non poteva non sapere. Sapeva l’amministratore delegato della Esselunga? E come potrebbe essere altrimenti? Sapevano gli azionisti, i Caprotti impegnati in un duello da fratelli coltelli? Lo dirà l’inchiesta e magari dirà di sì come è successo nel processo per la tragedia di Viareggio: il gran capo delle Ferrovie Mauro Moretti il quale ovviamente non poteva non sapere che il treno merci si sarebbe abbattuto sulla cisterna colma di gas liquefatto.

 

Non mancano certo gli gnorri sbugiardati da condanne impartite queste sì, senza sapere. In alto sempre più in alto. Teoremi basati su sospetti, spesso su pregiudizi, non sui fatti, aridi, ma certi non come i racconti ad effetto costruiti sul sangue delle vittime, sulle lacrime delle famiglie. Un grande bagno colpevolista, una fiera delle tragiche illusioni.

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