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l'intervista

“Sul nucleare nessun blitz: ci sarà una legge e un dibattito pubblico”. Parla Squeri (FI)

Maria Carla Sicilia

L'emendamento della maggioranza al decreto Sud non c'entra niente con il progetto allo studio del governo, ci dice il responsabile Energia di Forza Italia. Che rivendica il percorso avviato: "Possiamo puntare al 2030. Oggi l'opinione pubblica è pronta ad accettare questa tecnologia"

Sono le quattro di notte di giovedì quando la commissione Bilancio della Camera conclude l’esame del decreto legge Sud dopo un acceso dibattito. Le opposizioni accusano la maggioranza di aver presentato un emendamento che apre la strada alla costruzione di impianti energetici, come le centrali nucleari, senza autorizzazioni o vincoli.  La norma – che alla fine è saltata – riguarda le opere destinate alla difesa nazionale e porta la firma di FdI, FI e Noi Moderati. “Un blitz sul nucleare? Ma non esiste proprio. L’opposizione ha fatto il cinema. Quell’emendamento riguardava solo la possibilità di fare interventi sul demanio militare”, risponde al Foglio Luca Squeri, deputato e responsabile energia di Forza Italia. “L’atto normativo per il nucleare arriverà quando saremo pronti: sarà una legge, non un emendamento notturno”.  In serata anche la Difesa conferma con una nota che il nucleare non c’entra nulla. E certo imbucare una scorciatoia per tentare di cambiare il volto energetico del paese in un decreto che nulla ha a che vedere con il tema dell’energia sarebbe segno di una politica all’arrembaggio, oltre che un segnale controproducente per l’opinione pubblica. Come rischiano di esserlo le dichiarazioni quasi quotidiane del vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che in materia di energia nucleare non si risparmia mai. “Certamente non è con la superficialità o con l’improvvisazione che potremo convincere gli italiani delle bontà del nostro progetto. Certe dichiarazioni non aiutano ad approfondire il tema e hanno solo l’effetto di attirare visibilità, ognuno lo fa a modo suo...”, commenta Squeri. Che però non tentenna quando gli si chiede se dietro a queste improvvisate si nasconda in realtà un progetto più fumoso che concreto. Anche perché non sarà certo nell’orizzonte di questa legislatura che potrà accendersi il primo reattore. “Se cominciamo adesso possiamo puntare al 2030. Abbiamo iniziato un percorso che non sarà semplice e che richiede serietà”, dice riferendosi alla cabina di regia che si è insediata a settembre. Coordinata dal ministero dell’Ambiente, la Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile mira a presentare delle proposte entro sei mesi. 

Di più concreto e di parallelo, c’è sul tavolo del ministero dell’Ambiente un piano per la costruzione di 15-20 mini reattori che porta la firma di Edison, Ansaldo, Enea, Politecnico di Milano e Nomisma Energia. Secondo il Sole 24 Ore il documento prevede la messa in funzione di un primo reattore entro il 2035 e raccoglie progetti per un investimento complessivo di 30 miliardi. “Il piano porta la firma di aziende che hanno ottime competenze, vedremo quando sarà il momento quale tecnologia sarà più compatibile con quello che l’Italia vorrà introdurre, ma si tratta di scegliere tra impianti di ultima generazione con tagli funzionali a soddisfare le esigenze di aziende, ospedali, università e simili. Gli small reactor e i micro reattori renderanno fruibile il nucleare in modo diverso da come lo abbiamo conosciuto”, spiega il deputato. E questa – nota – è la prima differenza rispetto al passato. Perché sull’energia nucleare è difficile negare che il passato abbia un suo peso. “Il referendum che ha fermato il tentativo dell’allora ministro Claudio Scajola ha avuto quell’esito perché si è tenuto nell’imminenza di un incidente atomico che ha sconvolto gli animi. Oggi la crisi energetica ha reso chiaro che l’energia non è scontata, che può far patire la fame e sconvolgere le vite se arriva a tariffe insostenibili”, continua Squeri. “Siamo certi che appena possibile gli ambientalisti chiederanno un nuovo referendum e sarà una sfida spiegare le nostre ragioni, ma siamo pronti ad andare verso un dibattito aperto: l’opinione pubblica è pronta per capire non solo quanto il nucleare di ultima generazione sia utile e pulito ma anche necessario se vogliamo veramente decarbonizzare la nostra economia. Non sarà facile, non possiamo darlo per scontato ma sono molto fiducioso”. 

Eppure l’Italia è lo stesso paese che a oggi non riesce a chiudere il conto con le scorie delle vecchie centrali, anche perché nessun comune accetta di riceverle tra quelli individuati dalla Carta nazionale delle aree più idonee pubblicata da Sogin. “E’ un’osservazione assolutamente obiettiva e nel percorso che abbiamo tracciato individuare il deposito delle scorie è uno dei primi impegni”. Introdurre per legge la possibilità per i comuni di auto candidarsi è una possibilità? “E’ una certezza, lo faremo e poi si valuteranno le condizioni dei comuni che vorranno accedere. Non ci saranno pericoli ma benefici, perché non mancheranno le compensazioni”.

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  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Oggi si occupa del coordinamento del Foglio.it.