La sede della Banca d'Inghilterra a Londra (Foto di Dan Kitwood/Getty Images)

L'analisi

Il mistero degli inglesi ancora attrattivi per i capitali. Lezioni utili  

Mariarosaria Marchesano

Segnali incoraggianti sui mercati finanziari per l'Italia grazie all'operazione messa a segno da Atlantia. Gran Bretagna e Irlanda non riescono a mantenere il primato nel buyout a causa della Brexit, dice Pwc. Il made in Italy attrae, ma occhio al precedente della Cinven

Se il debito pubblico dell’Italia torna a preoccupare i mercati finanziari, il suo tessuto imprenditoriale e produttivo è sempre più terreno di caccia per investitori esteri. Il paese, infatti, sta crescendo in termini di attrattività come dimostrano i dati del primo trimestre 2023 rispetto allo scorso anno, che pure è stato straordinario. Basti pensare che nel 2022 l’operazione di Blackstone con Atlantia-Benetton è stata una delle più grandi concluse in Europa, dove da sempre in cima alla classifica dei paesi più attrattivi per i private equity c’è il Regno Unito e questo per ragioni storiche di caratteristiche e dimensione del mercato (più propensione per le public company). Quello che di interessante è successo, come emerge dall’ultimo rapporto di Pwc sul settore a livello europeo, è che la Francia per la prima volta ha superato Regno Unito e Irlanda per numero di operazioni così dette di “buy out”, quelle cioè che modificano la struttura stessa della società e portano a un mutamento dell’assetto proprietario, proprio com’è successo quando Blackstone è entrata in Atlantia e questa si è trasformata in Mundys, con il socio americano che ha acquisito una quota di minoranza ma visibile. Questi tipi di operazioni si possono forse identificare come il vero termometro di attrattività di business per un paese. Ebbene, nel 2022 la Francia ne ha messe a segno 542 per un valore complessivo di 51 miliardi di euro, ma i soli deal di Atlantia in Italia e di Milaway (logistica) nei Paesi Bassi messi insieme battono (64 miliardi) il totale di quelli francesi.

 

Nello stesso anno, Uk e Irlanda non sono riuscite a mantenere il primato del più grande mercato del buyout che in termini di quote di mercato è sceso di sei punti rispetto all’anno precedente (al 21 per cento dal 24 per cento). “La Brexit ha portato molti sconvolgimenti e ha contribuito all’inflazione aumentando le difficoltà commerciali”, osserva Pwc. Anche la Germania ha perso posizioni a causa dell’aumento dei costi energetici sulla scia dell’invasione dell’Ucraina sebbene mantenga la terza posizione, dopo Uk e Usa, nella classifica mondiale dei paesi che sono considerati più attrattivi per i fondi di private equity nei prossimi cinque anni. L’Italia, però, non è molto distante perché si piazza al settimo posto su una quarantina di paesi. Sempre Pwc ha di recente pubblicato un’altra analisi condotta con l’Aifi secondo cui nel 2022 l’ammontare investito dai private equity e venture capital ha raggiunto il livello più alto mai registrato nel mercato italiano: 23,7 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, che già aveva fatto segnare valori record (14,7 miliardi di euro), si è osservata una crescita ulteriore del 61 per cento.

 

La sorpresa, però, è arrivata nel 2023. Secondo i dati provenienti dal Private equity Monitor-Pem di Liuc Business School realizzato in collaborazione con Deloitte e altri operatori specializzati nel settore, la presenza nel nostro paese di player globali è cresciuta da inizio anno dell’8 per cento rispetto all’intero 2022. Il made in Italy ha attirato nel solo mese di marzo 32 investimenti di operatori privati di cui il 59 per cento è ascrivibile a fondi internazionali, un dato in crescita rispetto al 55 per cento di febbraio e al 51 per cento di gennaio. Le operazioni di buy out, infine, hanno rappresentato il 72 per cento di quelle totali. Per il paese si tratta di buone notizie, ma gli investimenti di private equity non sono sempre rose e fiori. Proprio in questi giorni il governo italiano sta cercando con l’aiuto di operatori bancari e assicurativi nazionali una via d’uscita alla difficile crisi di Eurovita, compagnia acquistata qualche anno fa da uno dei maggiori gruppi inglesi, Cinven, che dopo aver fatto una grande scommessa sul risparmio italiano si è poi si è tirato indietro nel momento di difficoltà sollevando anche a livello europeo dubbi sull’opportunità che un investitore di questo tipo possa controllare attività che coinvolgano attività finanziarie sottoposte a vigilanza.

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