Mentre Alitalia e Ita litigano sul logo, all'orizzonte si intravede l'opzione Lufthansa

Andrea Giuricin

Ita partirà il 15 ottobre, ma alcuni nodi riguardano il passaggio di asset dalla vecchia compagnia di bandiera. Nel frattempo Lufthansa aumenta il capitale per ripagare i debiti concessi dal governo tedesco. Se ci riuscirà, proverà ad acquistare altri vettori europei

La ripartenza di Ita è sempre più complessa. Non solo la situazione del mercato aereo è estremamente complicata per via della più grave crisi di sempre dovuta al Covid-19, ma le difficoltà nascono anche dal passaggio degli asset tra la vecchia Alitalia e la nuova compagnia.

 
Mentre anche in agosto il numero di passeggeri transitati negli aeroporti è calato del 36 per cento rispetto al 2019, come mostrano bene i dati precisi di Assaeroporti, i commissari hanno posto in vendita il brand Alitalia per 290 milioni di euro. Questo asset è estremamente importante per la nuova compagnia pubblica Ita perché non è facile costruire un nuovo marchio dal nulla, soprattutto quando l’operatività del nuovo vettore è prevista a partire dal 15 di ottobre. Tuttavia, come lo stesso presidente di Ita Alfredo Altavilla ha affermato, tale valutazione del brand sembra essere “irrealistica” e anche per questo motivo ha deciso di non presentarsi alla prima asta. Il management di Ita non sembra avere tutti i torti. Se guardiamo la classifica del valore dei brand nel settore dell’aviazione, stilata dall’azienda specializzata Brand Finance nel rapporto “Airlines 50 2021”, Alitalia è completamente fuori dai radar: non rientra tra i  primi 50 marchi (che includono brand piuttosto sconosciuti ai più). E l’ultima volta che Alitalia è rientrata nella classifica è stata nel 2016, quando era al 46esimo posto. Da allora più nulla.  

 
Probabilmente per la cessione del marchio si andrà avanti con una nuova asta e verrà fissato un prezzo più basso, ma è chiaro che la procedura di vendita poteva essere fatta ormai tempo fa e ogni giorno passato significa aver accumulato perdite per Alitalia e di fatto per i contribuenti. Infatti, il vettore ha continuato la propria operatività solo grazie ai prestiti ponte (tra l’altro, il primo è stato recentemente dichiarato illegale dalla Commissione europea). E’ chiaro che i tempi per Ita sono molto stretti: vista la ripartenza prevista a metà ottobre la necessità di prendere il brand Alitalia rimane molto forte. Pur non potendo conoscere alla perfezione  le strategie delle altre compagnie aeree, è probabile aspettarsi che sarà proprio il nuovo vettore nazionalizzato a comprare il brand, perché non sembra esserci spazio e interesse per altri vettori.

 

 

È bene però ricordare che se il brand Alitalia verrà venduto a Ita saranno sempre i contribuenti a pagare, ancora una volta. Infatti, il nuovo vettore riparte con 1,35 miliardi di euro pubblici – da ciò si capisce anche perché la valutazione di 290 milioni del machio Alitalia appare eccessiva – e nel momento in cui spende i soldi, questi sono sempre del contribuente. Questo peraltro stride con il fatto che, nonostante la forte iniezione di denaro pubblico, la compagnia sembra essere in arretrato nei pagamenti verso i fornitori, come ad esempio gli aeroporti o altri operatori del settore.

 
Non bisogna però dimenticare che la crisi è di tutto il settore e non solo di una specifica compagnia, che peraltro è in crisi da 20 anni, da quando cioè il mercato è stato liberalizzato: Alitalia perdeva 600 milioni di euro già prima del Covid-19 perché non riusciva a stare sul mercato e non sarà per nulla facile la ripartenza. Per cercare di rilanciare il mercato, senza soffermarsi troppo sulla crisi Alitalia, il governo può prendere misure per cercare di rilanciare tutto il settore. In particolare, sarebbe bene riaprire con misure standard il mercato extra-Ue, quello che sta soffrendo maggiormente. I dati Assaeroporti indicano una caduta del 65 per cento per questo segmento ad agosto 2021 rispetto al 2019. Attualmente la “lista d”, che di fatto semplifica il modo di viaggiare eliminando la quarantena, creata dal ministero della Salute include paesi senza un criterio chiaro. Riuscire a standardizzare e dare regole chiare potrebbe spingere una ripresa più rapida del settore, anche tenendo in considerazione che una ripresa completa avverrà probabilmente nel 2025. Comunque vada la vendita del brand  ci sono due errori che continuano a ripetersi: il primo è spendere ancora soldi pubblici e il secondo è rivolgere l’attenzione solo su Alitalia e i suoi derivati, dimenticandosi della crisi complessiva del settore.

 
Nel frattempo, mentre Ita fa fatica a partire, Lufthansa sta facendo un aumento di capitale per ripagare i prestiti Covid-19 concessi dal governo tedesco lo scorso anno. Se Lufthansa ripagherà i suoi debiti, avrà anche la possibilità di acquistare altri vettori europei. La cessione ai tedeschi è uno sbocco  auspicato, ma al momento precluso, dal governo Draghi per risolvere la storica crisi Alitalia.

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