Non serve sospendere i brevetti per avere più vaccini. Parla Scaccabarozzi (Farmindustria)

Maria Carla Sicilia

La capacità produttiva dell'industria farmaceutica è già al massimo delle sue possibilità: per crescere serve ricerca e senza proprietà intellettuale la ricerca si ferma. I progetti come Covax sono la strada per vaccinare i paesi più poveri. Intervista al presidente di Farmindustria

“Chi vuole sospendere i brevetti dovrebbe dirci in quanto tempo sarebbero disponibili i vaccini e quali sarebbero gli investimenti messi a disposizione per produrli”. La prima obiezione di Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria e amministratore delegato di Janssen Italia, è questa, quando gli si chiede se è possibile ottenere dei vantaggi dalla sospensione della proprietà intellettuale. Perché se il motivo per cui oggi si vogliono mettere in discussione le tutele delle case farmaceutiche è avere il prima possibile più vaccini per agevolare le campagne vaccinali dei paesi più poveri, allora bisognerà anche dimostrare che esiste una capacità produttiva oggi inutilizzata in grado di attivarsi dall'oggi al domani. “Non è così – dice Scaccabarozzi al Foglio – perché i processi di scouting da parte delle aziende che hanno trovato i vaccini sono già stati condotti a livello mondiale per intercettare la massima capacità produttiva che c'è: se ci sono impianti di produzione disponibili sono già impegnati con contratti di produzione conto terzi, e anche le aziende concorrenti che non sono arrivate infondo al processo di ricerca stanno già producendo per chi ha trovato i vaccini. Ci si sta dando una mano a livello globale come mai prima”.

 

In fondo il nodo della questione sta tutto qui: nella possibilità di riuscire ad accelerare la fine della pandemia, che non riguarda un singolo stato ma anche i paesi vicini e lontani. “Saremo salvi tutti quando saremo tutti vaccinati, su questo non ho dubbi”, continua. Il punto è usare gli strumenti giusti. “La strada su cui puntare è quella tracciata con il programma Covax: abbiamo messo a disposizione centinaia di migliaia di dosi per i paesi svantaggiati, ma non ci dimentichiamo che i vaccini approvati dall'Ema sono quattro e da soli si stanno facendo carico della produzione per tutto il mondo”.

 

In un anno e tre mesi sono state create e distribuite un miliardo e 300 milioni di dosi in tutto il mondo. Si può fare di più? Superate le difficoltà iniziali, dice l'ad di Janssen Italia, “credo di poter affermare che adesso le produzioni stiano andando a pieno regime: a partire da dopo l'estate cresceranno in misura molto importante”.

 

L'idea di poter avere più in fretta quantità maggiori di dosi si scontra con alcuni fattori. Il primo è quello del tempo. “Il problema è che c'è un trasferimento di tecnologie complesso che richiede tempistiche lunghe, come dimostra anche il tavolo in corso al ministero dello Sviluppo economico”, dice Scaccabarozzi riferendosi al progetto avviato dal ministro Giancarlo Giorgetti per portare la produzione di alcuni vaccini in Italia. In quella sede si è arrivati alla conclusione che “qualora si trovassero aziende in grado di produrre non riuscirebbero a iniziare prima del prossimo anno”. Ma c'è poi un altro punto. Se si volesse accelerare, coinvolgendo stabilimenti che non hanno le tecnologie necessarie, “il rischio sarebbe quello di avere dei prodotti di dubbia qualità, su cui bisognerebbe fare delle ulteriori verifiche”.

 

D'altra parte, sospendere i brevetti avrebbe alcuni effetti certi. Uno, secondo Scaccabarozzi, sarebbe quello di interrompere gli investimenti nella ricerca, che oggi si sta indirizzando verso lo studio delle varianti e verso adolescenti e bambini. “Il primo danno è nei confronti della salute collettiva, perché si smetterebbe di fare ricerca: perché investire se dopo non c'è più protezione della proprietà intellettuale? Su 280 progetti di vaccini nel mondo, ne sono arrivati solo quattro: questo dovrebbe far capire cosa vuol dire investire in ricerca senza avere la certezza di arrivare fino in fondo". Che poi, infondo, è il valore di un brevetto.

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  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Praticante da luglio 2020.