Intesa-Ubi è anche una battaglia culturale

Mariarosaria Marchesano

I dubbi dell'Antitrust sull'Ops. L'Authority sembra convinta che le nozze ridurrebbero la concorrenza in Italia. Il rischio congelamento e le due tesi in campo

Erano i primi di febbraio quando il presidente del consiglio di vigilanza della Bce, Andrea Enria, diceva in un’intervista a Sky Tg24 che in Europa ci sono troppe banche confermando, così, l’orientamento favorevole della Banca centrale europea a una fase di consolidamento nel settore del credito. E l’autorizzazione data nei giorni scorsi all’operazione Intesa-Ubi è sembrata coerente con quest’ approccio che considera aggregazioni e fusioni come un modo per rafforzare la stabilità finanziaria dell’Eurozona, sempre che ci siano tutte le condizioni (in casi come quello di Intesa-Ubi, la vigilanza Ue non si limita a una verifica dei requisiti formali ma valuta la sostenibilità dell’operazione e il suo piano industriale). Questa visione, con cui l’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi è allineata, si contrappone a un’altra logica che è quella che muove l’Antitrust nel favorire la libera concorrenza nel settore domestico del credito.

 

Sebbene non abbia ancora preso una decisione definitiva, l’Authority guidata da Roberto Rustichelli ha espresso una valutazione preliminare negativa sull’ops di Intesa su Ubi Banca – che quest’ultima, peraltro, non ha mai gradito - confermando i dubbi già sollevati all’atto del suo intervento di metà maggio. In breve, l’Antitrust continua a essere convinta che queste nozze ridurrebbero la concorrenza in Italia e, sul piano formale, rileva una “sostanziale indeterminatezza” del perimetro del nuovo potenziale soggetto bancario visto che la cessione dei 500 sportelli eccedenti a Bper non è ritenuta sufficiente per superare i vincoli di concentrazione. Il risultato di tutto questo rischia di essere il congelamento di una delle poche fusioni bancarie in Europa, sicuramente con soddisfazione per Ubi che ha più volte detto di voler valutare altre ipotesi per il suo sviluppo, certamente con stupore di Intesa Sanpaolo, che non ha mai smesso di credere nella validità della sua proposta  - anche nell’interesse di quei soci storici della banca bresciana che hanno sin dall’inizio cercato di ostacolarla -, e, infine, con il grande dubbio che resta al mercato sulle reali possibilità che ha il risiko bancario di partire realizzando quel “terzo polo” auspicato proprio dall’Antitrust.

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