Ci sono rilievi Antitrust sull'operazione Intesa-Ubi

Si apre una prima incognita sulla tenuta di una grande operazione bancaria destinata a far nascere il settimo operatore del credito della zona euro.

L’avvio di un’istruttoria dell’Antitrust sull’offerta pubblica di scambio lanciata dal gruppo Intesa su Ubi Banca, accompagnata ieri mattina da un’ispezione del nucleo specializzato della Guardia di Finanza nelle sedi delle due banche e in quella dell’advisor Mediobanca, apre una prima incognita sulla tenuta di una grande operazione bancaria destinata a far nascere il settimo operatore del credito della zona euro.

 

L’Antitrust vuole verificare gli effetti della possibile fusione tra i due istituti sulla concorrenza, in particolare in quelle aree geografiche su cui insistono maggiormente le reti commerciali dei due istituti. Peraltro, il progetto presentato a febbraio da Carlo Messina – con il ritardo causato dal Covid , l’ops dovrebbe partire a luglio dopo l’ok della Consob al prospetto informativo – prevede la cessione di una parte della rete di Ubi a Bper proprio per rispettare i vincoli imposti dalla normativa antitrust.

 

Ma, evidentemente, questo non è stato ritenuto sufficiente dall’Authority presieduta da Roberto Rustichelli, secondo cui l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa è in grado di modificare “significativamente” il contesto bancario. Da un lato privando il sistema “di un operatore di medie dimensioni che in un futuro non remoto avrebbe potuto fungere da polo di aggregazione, costituendo un terzo gruppo bancario di grandi dimensioni”. Dall’altro facendo venir meno “la sostanziale simmetria” fra Intesa e Unicredit. Un punto a favore dei soci storici di Ubi, che fin dall’inizio si sono opposti al matrimonio con Intesa ritenendo non sia la soluzione più efficace per valorizzare la banca lombarda.

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